Montuolo, Confimprese: «Germania: forte domanda di beni premium, in cui l’Italia può fare la parte del leone»

Presentate le opportunità di sviluppo del retail italiano in Germania. Che, con un Pil pro capite di 40mila € annui, ha una buona capacità di spesa nei settori dove c’è maggiore richiesta di prodotti made in Italy

(Milano, 29 giugno 2018) – La Germania continua a essere la locomotiva d’Europa non solo nel manifatturiero con un incremento del +3,3% nel 2018, ma anche nel retail, dove la crescita dei consumi è sostenuta dalla fiducia dei consumatori, che si mantiene a livelli elevati, e dal basso tasso di disoccupazione, che incrementa il reddito disponibile. Il comparto retail raggiungerà i 431 miliardi di fatturato a fine 2018 con una progressione del +2,1% dal 2012. La pipeline dal 2019 al 2022 prevede un ulteriore rimbalzo dell’1,9% a quota 455 miliardi di euro. Aumenta l’ecommerce sul totale retail pari al 9%, con una stima di 48 miliardi a fine anno, ma si tratta di un peso ancora limitato.
In termini contrattuali, la Germania vanta maggiore rispetto dei contratti, migliore accesso al credito e minore pressione fiscale, anche se sono necessari investimenti importanti sia nel fisico – conquista delle migliori location – sia nel digital per mettere a punto una strategia omnichannel.

Questi i tratti distintivi emersi dal convegno Confimprese Retail business in Germania, che ha alzato il velo sullo stato dell’arte del settore oltreconfine, sottolineando le peculiarità del 1° Paese manifatturiero d’Europa, che ha un Pil pro capite di 40mila euro annui contro i 27.700 dell’Italia.

«Nel benchmark Italia-Germania – dichiara Francesco Montuolo, vice presidente Confimprese – stupisce che in entrambi i Paesi l’ecommerce non abbia ancora raggiunto vette elevate, nonostante le vendite online valgano rispettivamente 27 e 48 miliardi di euro. Anche in Germania il peso del digital aumenta, ma lo store-based retailing è ancora preponderante e in crescita. Le migliori location sono altamente contese e la presenza di rilievo dei centri commerciali con il leader Metro, che ha oltre 100 punti vendita, è molto marcata. La spesa retail è in crescita e le performance sia del segmento discount sia premium sono buone, anche perché il 48% degli shopping center, molto popolari, si trovano in aree centrali». A questo proposito gioca sicuramente un ruolo cardine il canale degli hard discount come Lidl, Aldi, Netto, Penny, che detengono il 42% di quota di mercato, che raggiungerà il 44% entro il 2020.

Il mercato tedesco è molto interessante per la ristorazione. «Abbiamo riscontri economici positivi – afferma Stan Monheim, coo Autogrill Europe –. Ci aspettiamo una crescita del 3,3% della capacità di spesa nel nostro settore».

Sullo sviluppo del digital pesa la politica fiscale europea restrittiva, visto il ruolo assegnato al mercato unico digitale, ma è previsto uno stanziamento di fondi europei destinati a questo scopo e le regolamentazioni europee sul commercio digitale dovrebbero venire armonizzate. Secondo le stime della Commissione UE l’integrazione digitale potrebbe aumentare il Pil dell’Ue di 415 miliardi di euro all’anno. Va da sé che le prospettive di maggiore integrazione del mercato unico europeo anche dal punto di vista digitale offrono ai retailer italiani notevoli opportunità da sfruttare.