Da allegato 1 della bozza di decreto leggo che possono rimanere aperti i seguenti retailers: Commercio al dettaglio di confezioni e calzature per bambini e neonati e Commercio al dettaglio di Giochi e giocattoli in esercizi specializzati. Se la nostra attività prevalente da visura è Commercio al dettaglio di abbigliamento per bambini e giocattoli, secondo voi potremmo rimanere aperti se limitiamo le categorie merceologiche e togliamo tutto l’adulto?

Ministero e dalla Confcommercio durante il precedente periodo di lockdown.
Per Sua comodità riportiamo, qui di seguito, uno dei chiarimenti della Confcommercio del 18 aprile 2020 che riporta una FAQ pubblicata dal Governo il 17 aprie scorso, per un caso analogo a quello da Lei sottoposto: “Cosa si intende per commercio di vestiti per bambini e neonati? Le calzature sono comprese? Si ritiene che anche i negozi di calzature, di cui al codice ATECO 47.72.1, possano aprire, limitando tuttavia la vendita alle sole calzature per bambini, nel rispetto delle misure organizzative già indicate per gli esercizi di commercio al dettaglio di abbigliamento. Infatti: le FAQ del Governo assimilano le “calzature” agli altri articoli di “abbigliamento”; è consentita l’apertura delle attività che vendono “abbigliamento” sia per adulti che per bambini; la classificazione Ateco non prevede uno specifico codice per identificare le attività di vendita di calzature per bambini e neonati
Inoltre le nuove FAQ pubblicate dal Governo in data 17 aprile specificano che:
le attività commerciali che vendono articoli di abbigliamento sia per adulti che per bambini possono essere riaperte, ma possono vendere solo abbigliamento per bambini e neonati, tenendo invece chiusi i reparti di abbigliamento per adulti; i negozi che vendono “abbigliamento per bambini” possono vendere anche le calzature per bambini, perché le calzature rientrano nella generica nozione di “abbigliamento”.
Alla luce di tali chiarimenti, si ritiene pertanto confermata la possibilità di riprendere l’attività per i negozi che commercializzano sia vestiti per adulti che per bambini, a condizione comunque che sia stato loro attribuito anche il codice ATECO relativo alla vendita di vestiti per bambini e neonati (47.71.20).
L’attività sarà permessa a condizione che non siano venduti generi merceologici non consentiti e che gli spazi siano organizzati in modo da precludere ai clienti l'accesso a scaffali o corsie in cui siano esposti i predetti beni. Nel caso in cui ciò non sia possibile, devono essere rimossi dagli scaffali i prodotti la cui vendita non è consentita.
Si ritiene, inoltre, che le attività cui sia stato attribuito (anche in via non esclusiva) il codice ATECO relativo alla vendita di vestiti per bambini e neonati (47.71.20) possano commercializzare anche calzature per bambini.
Bisogna tuttavia evidenziare che, sebbene le FAQ utilizzino il più generico termine “abbigliamento”, l’allegato 1 al DPCM 10 aprile consente l’apertura delle attività di “commercio al dettaglio di vestiti per bambini e neonati”, discostandosi dalla definizione contenuta nella classificazione ATECO che è riferita al “commercio al dettaglio di confezioni per bambini e neonati”.
L’espressione utilizzata dal DPCM sembra quindi avere un’accezione più limitata rispetto a quella impiegata nelle FAQ e non sembra potersi riferire alle calzature. Peraltro, anche nel concetto di “abbigliamento” appare difficile poter ricomprendere le calzature. La stessa classificazione ATECO prevede infatti due classi distinte per il commercio al dettaglio degli articoli di abbigliamento (47.71) e delle calzature (47.72).
Tale circostanza rende ancora più probabile l’eventualità che alcuni organi di controllo non si considerino vincolati all’interpretazione data dal Governo e ritengano di dover applicare un’interpretazione più restrittiva,