F.A.Q.

In questa sezione troverai le domande frequenti in tema Covid-19 del nostro servizio ASK FORCE, orientamento gratuito fornito da un team selezionato di aziende e consulenti partner su tematiche HR, Finance, Legal, Sicurezza (persone e luoghi di lavoro) e Cyber Security.

Il servizio è da ritenersi di carattere puramente informativo e non può generare alcun affidamento sulla completezza ed esaustività delle risposte che necessitano comunque di un approfondimento specifico diverso da caso a caso. A tal proposito l’Associazione e i Partner coinvolti non si assumono responsabilità alcuna sulle risposte fornite.

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Domande frequenti

HR

Siamo una società che opera nell'ambito della ristorazione, con diversi punti vendita sul gran parte del territorio italiano. Vogliamo usufruire delle ore di cassa integrazione previste dal DL 137 ma ci è stato comunicato che, per le unità produttive che non hanno esaurito tutte le 18 settimane precedenti , possiamo solo usufruire del DL 104 . E' corretto? Vale questa regola anche per chi lavora nell'ambito della ristorazione? Inoltre, sempre per le unità produttive che rientrano nel DL 104, i lavoratori assunti dopo il 13/07 che lavorano nelle regioni gialle o arancioni, non possono usufruire dell'ammortizzatore; di conseguenza solo le singole unità produttive ubicate nelle zone rosse possono accedere al FIS (indipendentemente dalla sede legale dell'azienda). E' corretto?
L’art. 12, nel prevedere un periodo di ulteriori 6 settimane di cassa integrazione con causale covid fruibile a decorrere dal 16/11/2020, al comma 2 del D.L. n. 137/2020 ha disposto quanto segue: “Le sei settimane di trattamenti di cui al comma 1 sono riconosciute ai datori di lavoro ai quali sia stato già interamente autorizzato l'ulteriore periodo di nove settimane di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito con modificazioni dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, decorso il periodo autorizzato, nonché ai datori di lavoro appartenenti ai settori interessati dal Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 ottobre 2020 che dispone la chiusura o limitazione delle attività economiche e produttive al fine di fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19.” Non conosco nel merito la vostra realtà, ma dall’elenco delle attività interessate dal DPCM 24/10/2020 e riprese dall’allegato 1 del D.L. n. 137/2020 (incluso alla presente email), sembrerebbe legittimo pensare che le aziende rientranti nel settore della ristorazione possano accedere alle ulteriori 6 settimane di cassa integrazione previste dal D.L. n. 137/2020 anche qualora non avessero esaurito le precedenti settimane di ammortizzatore sociale riconosciute dal D.L. n. 104/2020. Laddove però l’azienda non dovesse rientrare tra i settori di cui al documento allegato, sarebbe comunque possibile utilizzare le settimane eventualmente residue di ammortizzatore sociale previsto dal D.L. 104/2020 (9 + 9 con eventuale contributo addizionale) ovvero, qualora le stesse fossero esaurite, accedere all’ulteriore periodo di 6 settimane di trattamento di integrazione salariale previsto dal D.L. n. 137/2020. Per quanto sopra, in un caso o nell’altro, a mio avviso ci sono comunque margini per avvalersi di un ulteriore periodo di cassa integrazione, che sia quindi riferito al D.L. 104 oppure al D.L. 137. Con riferimento infine all’annosa questione relativa alla data di assunzione dei lavoratori, utile al fine di stabilire il diritto ad essere ammessi al trattamento di integrazione salariale, la stessa è stata di recente risolta dal legislatore che, all’art. 13 del D.L. n. 157/2020 (cd. ristori quater in vigore dal 30/11/2020) ha chiarito che possono rientrare nella cassa integrazione richiesta (anche) ai sensi del DL 104 anche i lavoratori assunti dopo il 13/07 e in forza alla data del 9/11 (condizione invece già prevista per le 6 settimane disposte ai sensi del D.L. n. 137/2020). Di seguito per completezza riporto l’articolo di legge suddetto: “Art. 13 Misure in materia di integrazione salariale 1. I trattamenti di integrazione salariale di cui all'articolo 1, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, sono riconosciuti anche in favore dei lavoratori in forza alla data di entrata in vigore del decreto-legge 9 novembre 2020, n. 149, nel limite di 35,1 milioni di euro ripartito in 24,9 milioni di euro per i trattamenti di cassa integrazione ordinaria e assegno ordinario e in 10,2 milioni di euro per i trattamenti di cassa integrazione in deroga. 2. Agli oneri derivanti dal presente articolo valutati in 35,1 milioni di euro per l'anno 2021 e 0,6 milioni di euro per l'anno 2022 si provvede ai sensi dell'articolo 26.” [15 dicembre 2020]
I lavoratori in somministrazione assunti senza causale sostitutiva e quindi per "picco stagionale" ad oggi rientrano tra i destinatari di cig? Si tratta di lavoratori in somministrazione in zona rossa per Azienda Retail plurilocalizzata.
Nel rifinanziare la CIG Covid-19, l'art. 12 del d.l. 137/2020 ha disposto il rinnovo degli ammortizzatori sociali previsti dagli artt. 19 - 22 del d.l. 18/2020. Nel far questo il legislatore non ha preso posizione rispetto all'accesso agli ammortizzatori sociali dei lavoratori somministrati, rispetto ai quali si è limitato a stabilire una speciale deroga unicamente in favore dei lavoratori somministrati che sono stati impiegati presso "imprese utilizzatrici operanti nel settore del turismo e degli stabilimenti termali" a fronte di specifiche condizioni (art. 84, co. 5, d.l. 34/2020). In via generale, dunque, rimane fermo il principio per cui non sussiste la possibilità per i lavoratori somministrati di accedere alla Cassa Integrazione richiesta dall'impresa utilizzatrice, trattandosi di dipendenti di altro datore di lavoro (l'Agenzia di somministrazione). [15 dicembre 2020]
I lavoratori in somministrazione assunti senza causale sostitutiva e quindi per "picco stagionale" ad oggi rientrano tra i destinatari di cig? Si tratta di lavoratori in somministrazione in zona rossa per Azienda Retail plurilocalizzata.
Nel rifinanziare la CIG Covid-19, l'art. 12 del d.l. 137/2020 ha disposto il rinnovo degli ammortizzatori sociali previsti dagli artt. 19 - 22 del d.l. 18/2020.
Nel far questo il legislatore non ha preso posizione rispetto all'accesso agli ammortizzatori sociali dei lavoratori somministrati, rispetto ai quali si è limitato a stabilire una speciale deroga unicamente in favore dei lavoratori somministrati che sono stati impiegati presso "imprese utilizzatrici operanti nel settore del turismo e degli stabilimenti termali" a fronte di specifiche condizioni (art. 84, co. 5, d.l. 34/2020).
In via generale, dunque, rimane fermo il principio per cui non sussiste la possibilità per i lavoratori somministrati di accedere alla Cassa Integrazione richiesta dall'impresa utilizzatrice, trattandosi di dipendenti di altro datore di lavoro (l'Agenzia di somministrazione).
Cosa fare se un dipendente di un nostro negozio risulta positivo al COVID?
Se un dipendente di un punto vendita dovesse risultare positivo al Covid-19 è necessario anzitutto avvertire il medico competente e le autorità sanitarie competenti e contattare i numeri di emergenza dedicati.
Per quanto riguarda le misure di quarantena a cui sottoporre gli altri dipendenti, l’indicazione, contenuta nel protocollo condiviso allegato al Dpcm dell'11 giugno 2020 è quella di procedere all’isolamento di tutte le altre persone che lavorano negli stessi locali del collega risultato positivo al coronavirus.
L’azienda è tenuta a collaborare con le autorità sanitarie per la definizione degli eventuali contatti stretti della persona presente in azienda che sia stata riscontrata positiva al tampone, così da favorire il tracciamento delle altre persone da sottoporre opportunamente a misure di quarantena.
Nel periodo dell’indagine, il datore di lavoro potrà chiedere a contatti stretti di lasciare cautelativamente i locali aziendali, secondo le indicazioni dell’autorità sanitaria.
Infine, in aggiunta alle normali attività di igienizzazione e sanificazione dei locali prevista dal protocollo, nel caso di presenza di un lavoratore positivo va fatta una sanificazione straordinaria dei locali aziendali.
Chi deve indicare che un lavoratore è "fragile" e quindi l'azienda è obbligata a farlo lavorare in smart working?
La Circolare congiunta del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e del Ministero della Salute n. 38 del 4 settembre 2020 sulla sorveglianza sanitaria nei luoghi di lavoro detta le regole alle quali attenersi con particolare riguardo alle lavoratrici e ai lavoratori fragili.
Il concetto di fragilità – si spiega nella circolare – va individuato in quelle condizioni dello stato di salute di lavoratrici e lavoratori rispetto a patologie preesistenti che potrebbe comportare, in caso di infezione da SARS-CoV-2, effetti più gravi.
I lavoratori con patologie a scarso compenso clinico (come malattie cardiovascolari, respiratorie o metaboliche) possono chiedere al datore di lavoro l’attivazione di adeguate misure di sorveglianza sanitaria.
Le richieste di visita medica indirizzate all’azienda dovranno essere accompagnate dalla documentazione sanitaria relativa alla patologia preesistente.
Le tutele appena citate dovranno essere assicurate attraverso il medico competente.
In caso di realtà (ad esempio le scuole) non tenute alla nomina del medico competente, queste, ferma restando comunque la possibilità di individuare un medico competente, dietro richiesta del lavoratore o della lavoratrice “fragile” dovranno inviarli a visita presso le seguenti strutture pubbliche: Strutture territoriali dell’INAIL; ASL; Dipartimenti di medica legale o del lavoro presso le Università.
Al fine della valutazione della condizione di fragilità il datore di lavoro dovrà fornire al medico incaricato di emettere il giudizio, tra l’latro, una dettagliata descrizione della mansione svolta dal lavoratore o dalla lavoratrice e della postazione/ambiente di lavoro dove presta l’attività
All’esito di tale valutazione il medico esprimerà il giudizio di idoneità fornendo, in via prioritaria indicazioni per l’adozione di soluzioni maggiormente cautelative per la salute del lavoratore o della lavoratrice, riservando il giudizio di inidoneità temporanea solo ai casi che non consentano soluzioni alternative.
Cassa integrazione in deroga e rapporto con l'Inps: è stato emanato il decreto dal Ministero, l'Inps vede la pratica e ci chiede di trasformare i nostri negozi da filiali operative a unità produttive per completare l'invio dei dati.
[24 giugno 2020] In riferimento al quesito posto, si conferma che ai fini degli ammortizzatori sociali, in ragione del contatore posto di 9/13 settimane (con il DL 34/2020 esteso di altre 5+4 settimane) , la verifica della rendicontazione ai fini previdenziali avverrà in rifermento alle singole unità produttive. In merito, anche i punti vendita sono stati autorizzati a rivestire, ai fini di cui sopra, il ruolo di unità produttive (alla luce del disposto della circolare Inps 2/2017). Per il completamento della pratica di cig in deroga, non essendo stata disposta una differente procedura che contempli le sole unità operative se non anche produttive, si dovrà procedere primariamente con la variazione richiesta. In merito, a titolo puramente confidenziale, mi permetto di suggerire che detta variazione avvenga mediante l’inserimento di nuove unità che siano sia operative che produttive, e non mediante una pratica di variazione in quanto abbiamo riscontrato che la variazione non mantenga una storicizzazione da parte del sito Inps.
CASSA IN DEROGA - Chiarimenti su proroga delle 5 settimane supplementari di cassa in deroga da richiedere in seguito alle 9 previste dal decreto cura-Italia. La nostra azienda plurilocalizzata con unità operative in più di 5 regioni, ha effettuato la prima richiesta relativa alle 9 settimane per il periodo dal 11/3 al 12/5 per l’intero territorio nazionale ad eccezione di Lombarda, Veneto ed Emilia per le quali sono state richieste 13 settimane (fino al 9/6), il tutto direttamente al Ministero in unica istanza. Ad oggi non abbiamo ancora ricevuto il decreto di autorizzazione, ma dal 13/5 stiamo continuando ad utilizzare cassa in deroga su tutta la rete vendita e continueremo fino al 16/6 come previsto dal decreto Rilancio. Non abbiamo ancora effettuato la seconda richiesta per le 5 settimane supplementari in quanto non sono ancora chiari alcuni punti che mi permetto di sottoporle nella speranza che ci possa aiutare: 1) La semplificazione della domanda di cassa in deroga, che evita il passaggio dalle regioni, permettendo l’invio dell’istanza direttamente all’INPS, non è prevista per le plurilocalizzate? Dalla normativa disponibile sembrerebbe che nel nostro caso la domanda debba essere inoltrata ancora al Ministero. 2) Se mi confermasse che il canale di trasmissione rimane il Ministero, non avendo ancora ottenuto il decreto di approvazione per le prime 9 settimane, è comunque già possibile procedere con l’invio della nuova istanza? Oppure in alternativa è necessario che prima venga approvata la prima istanza 3) Nel decreto rilancio è previsto l’invio dell’istanza entra 15 giorni dall’inizio della sospensione, nel nostro caso i giorni sarebbero già decorsi essendo in attesa dei chiarimenti ministeriali relativi alle modalità riservate alle aziende plurilocalizzate, questo termine è indicativo o può causare problemi nell’ammissione dell’istanza se effettuata dopo tale termine? 4) Molto probabilmente decideremo di rinunciare alle 4 settimane supplementari richieste nella prima istanza per Lombardia, Veneto ed Emilia, ritiene in questo caso sia più opportuno inviare la richiesta per le 5 settimane dal 13/5 al 16/6 per tutto il territorio nazionale senza distinzioni regionali, sovrapponendo 4 settimane alla precedente istanza per le regioni maggiormente colpite, o in questo caso sarebbe meglio includere nella nuova istanza solo 1 settimana per queste regioni dal 9/6 al 16/6? In entrambi i casi andremmo ad allineare il termine dell’ammortizzatore per tutta la rete vendita, ed in entrambi i casi perderemmo comunque 4 settimane sulla Lombardia, Veneto ed Emilia, ma la seconda opzione sarebbe maggiormente rischiosa dato che non siamo ancora in possesso del decreto di autorizzazione ministeriale, che non escludiamo potrebbe essere parziale (quindi solo per le 9 settimane). 5) In relazione al tema dell’anticipo del 40% dell’indennità di cassa, conguagliabile successivamente a consuntivo con l’invio dei mod. SR41, immagino che anche altre aziende del retail avranno perplessità soprattutto operative in merito a questo tema. Prevedete verrà organizzata una call conference sulla tematica? Sarebbe molto utile avere un confronto con altre società, come avvenuto all’inizio dell’emergenza Covid sul tema degli ammortizzatori sociali.
[1 giugno 2020] In riferimento al quesito posto, a seguire indico i singoli punti oggetto di analisi e i suggerimenti posti, con la precisazione che alla data della presente l’Inps non ha ancora emanato l’attesa circolare esplicativa che interesserà anche il caso in dettaglio presentato. 1) La semplificazione della domanda di cassa in deroga, che evita il passaggio dalle regioni, permettendo l’invio dell’istanza direttamente all’INPS, non è prevista per le plurilocalizzate? Dalla normativa disponibile sembrerebbe che nel nostro caso la domanda debba essere inoltrata ancora al Ministero. L’art 71 del DL 34/2020 indica, nella stesura del nuovo art. 22 quater, che le domande di cig in deroga saranno da richiedersi presso apposita procedura all’Inps, e non più tramite le singole Regioni, al fine di velocizzare i processi di autorizzazione e pagamento della stessa. Allo stesso modo, il medesimo articolo indica che per le pluricolalizzate la cig in deroga “può” essere riconosciuta tramite Ministero del Lavoro. Stando quindi al tenore letterale, è probabile che la procedura Inps (di nuova istituzione per la richiesta della 5 settimane) sia da valutarsi a scelta del datore di lavoro, in alternativa a quella Ministeriale. La convenienza dello strumento Inps rispetto a quello Ministeriale (che immagino possa rimanere quello già attivato per le prime 9 /13 settimane) sarà da valutarsi in ragione della modalità di compilazione della domanda all’Inps. 2) Se mi confermasse che il canale di trasmissione rimane il Ministero, non avendo ancora ottenuto il decreto di approvazione per le prime 9 settimane, è comunque già possibile procedere con l’invio della nuova istanza? Oppure in alternativa è necessario che prima venga approvata la prima istanza Per la richiesta delle successive 5 settimane, come sopra indicato, il canale sembra rimanere duplice (Ministero o Inps), pertanto dal tenore letterale dell’art.71 del DL 34/2020 sembra confermata la procedura di accesso mediante domanda al Ministero. L’accesso alla procedura pratica è in attesa di circolare applicativa che si stima sia di prossima emanazione. In merito segnalo un aspetto che la stessa circolare dovrà chiarire: mentre per l’accesso alle +5 settimane, in caso di cig ordinaria Covid, nel DL 34/2020 viene indicata la preventiva condizione per cui il datore di lavoro “abbia fruito interamente” delle prime 9 settimane, nel testo dell’art dedicato alla cig in deroga viene indicato l’accesso alle +5 settimane per i datore di lavoro “per i quali sia stato interamente già autorizzato un periodo di 9 settimane”. Il tenore letterale porta a due considerazioni: 1) la differenza fra “fruito” e “autorizzato”, per cui sarà da chiarire se eventuali residui siano ora riutilizzabili; 2) l’accesso alle ulteriori 5 settimane è vincolato alla precedente autorizzazione del periodo di 9 settimane. Alla luce di queste considerazioni, si ritiene che sia vincolante il possesso della prima autorizzazione, per avere accesso alle successive 5 settimane (condizione che si immagina sia presa in considerazione della prossima circolare Inps che disporrà tempistiche e scadenze differenziate fra chi sia già in possesso di autorizzazione e chi ne sia ancora in attesa). 3) Nel decreto rilancio è previsto l’invio dell’istanza entra 15 giorni dall’inizio della sospensione, nel nostro caso i giorni sarebbero già decorsi essendo in attesa dei chiarimenti ministeriali relativi alle modalità riservate alle aziende plurilocalizzate, questo termine è indicativo o può causare problemi nell’ammissione dell’istanza se effettuata dopo tale termine? Si ritiene che il termine, come sempre avviene nelle circolari attuative, sia valido per le nuove sospensioni avviate dalla data di entrata in vigore delle istruzioni Inps; solitamente la circolare Inps dispone un lasso di tempo entro cui, chi abbia già in essere una determinata condizione (in questo caso sospensione) possa ottemperarvi. 4) Molto probabilmente decideremo di rinunciare alle 4 settimane supplementari richieste nella prima istanza per Lombardia, Veneto ed Emilia, ritiene in questo caso sia più opportuno inviare la richiesta per le 5 settimane dal 13/5 al 16/6 per tutto il territorio nazionale senza distinzioni regionali, sovrapponendo 4 settimane alla precedente istanza per le regioni maggiormente colpite, o in questo caso sarebbe meglio includere nella nuova istanza solo 1 settimana per queste regioni dal 9/6 al 16/6? In entrambi i casi andremmo ad allineare il termine dell’ammortizzatore per tutta la rete vendita, ed in entrambi i casi perderemmo comunque 4 settimane sulla Lombardia, Veneto ed Emilia, ma la seconda opzione sarebbe maggiormente rischiosa dato che non siamo ancora in possesso del decreto di autorizzazione ministeriale, che non escludiamo potrebbe essere parziale (quindi solo per le 9 settimane). In precedenti esperienze, di aziende multilocalizzate, le posso indicare che la domanda per CIG in deroga sia stata inviata per 9 settimane per la valenza nazionale, con indicazione delle 4 settimane aggiuntive per le Regioni che avessero diritto alla possibile estensione. In questi casi l’autorizzazione ministeriale è giunta completa, con valenza quindi delle 9 settimane per il territorio nazionale e 13 per le Regioni “speciali”. In questo caso, pensiamo che la successiva domanda che andremo ad operare (a meno di rettifica di istruzioni da parte Inps), sarà di ulteriori 5 settimane per l’intero territorio Nazionale, con esclusione delle Regioni “speciali” per le quali sarà avanzata , direttamente all’Inps, richiesta a parte per le sole 5 settimane aggiuntive. Probabilmente agire in questa direzione eviterebbe che “perdiate” le settimane di vostro diritto aggiuntive per le Regioni “speciali”. 5) In relazione al tema dell’anticipo del 40% dell’indennità di cassa, conguagliabile successivamente a consuntivo con l’invio dei mod. SR41, immagino che anche altre aziende del retail avranno perplessità soprattutto operative in merito a questo tema. Prevedete verrà organizzata una call conference sulla tematica? Sarebbe molto utile avere un confronto con altre società, come avvenuto all’inizio dell’emergenza covid sul tema degli ammortizzatori sociali. In rifermento a questo tema, siamo personalmente molto titubanti e perplessi in attesa delle istruzioni Inps, al fine di valutare concretamente quale possibile gestione (e impatto anche a posteriori) possa avere lo strumento. Si pensi ad esempio ad ipotesi di ore di riduzione dichiarate superiori rispetto al consuntivo finale, o al caso limite di dimissioni di soggetto che abbia ricevuto l’anticipazione. Sicuramente, appena disponibile l’interpretazione Inps faremo il punto della situazione.
Volevo chiedere se per la cassa integrazione ci sono state delle modifiche nella gazzetta ufficiale rispetto alla versione 13 Maggio in bozza.
[21 maggio 2020] In riferimento al quesito posto, con ulteriore specifica per la forma di CIGD, le riassumo a seguire i punti salienti del testo definitivo del Decreto Rilancio: - Estensione della platea dei destinatari agli assunti alla data del 25 marzo 2020; - Estensione di ulteriori 5 settimane da fruirsi entro il 31 agosto 2020, previo (condizione tassativa) esaurimento delle settimane posta a disposizione con il precedente Decreto. Le aziende dovranno quini operare un controllo, consuntivo, sul fruito e dare spazio in primis all’esaurimento di eventuali residui. In merito le segnalo, proprio con data di oggi, le istruzioni Inps per la consuntivazione; - Ulteriore estensione di 4 settimane, da fruirsi dal 1/9/2020 al 31/10/2020; - L’accesso alle 5/4 settimane rimane, in termini di informazione / consultazione sindacale confermato (con esclusione solo per le micro realtà fino a 5 dipendenti); - Conferma del pagamento diretto (modalità in precedenza unica ed obbligata) o, solo per le aziende plurilocalizzate, ammissione anche il pagamento a conguaglio; - La richiesta per le settimane eccedenti (5/4), disposte dal presente decreto, avviene a mezzo domanda volta solo all’INPS (in luogo della Regione, come previsto nella previgente stesura). Rimane conferma la possibilità, per le aziende plurilocalizzate di operare richiesta mediante CigsOn Line (Ministero del Lavoro); - La domanda all’Inps (in caso di cassa integrazione anticipata dall’azienda) dovrà avvenire entro la fine del mese successivo a quello di avvio sospensione/riduzione. Diversamente in caso di pagamento diretto, la domanda è soggetta al termine di presentazione di 15 giorni dall’inizio della sospensione / riduzione. In merito sono attese le istruzioni operative Inps, in mancanza delle quali la procedura non è ancora concretamente attivabile.
Nel caso di richiesta, da parte del dipendente, di anticipo dell'ammortizzatore sociale alla propria banca, procederemmo con il far firmare l'autorizzazione a trattenere l'importo dal TFR, in caso non restituisca l'importo alla Banca. Esiste un format da utilizzare? 
[17 aprile 2020] Si suggerisce l'utilizzo di un format di autocertificazione.
Le 9 o 13 settimane disponibili per utilizzare la CIGD valgono per unità produttiva, corretto? Questo significa che, se sono state usate da marzo a maggio (per le 9 settimane) in modo alternato o a zero ore, si esauriscono. Possono invece essere fruite fino ad agosto 2020 qualora qualche settimana di CIG non fosse stata precedentemente utilizzata per intero?
[17 aprile 2020] Confermiamo che le 9 o 13 settimane disponibili per utilizzare la CIGD valgono per unità produttiva. Confermiamo altresì che qualora qualche settimana di CIG non sia stata precedentemente utilizzata per intero, la stessa può essere utilizzata fino al 31 agosto 2020.
Come possono essere utilizzati i permessi 104 durante cassa in deroga a rotazione/riduzione? Qual è il meccanismo di maturazione? In riferimento alle ore prestate o restano le classiche 3 giornate da utilizzare anche in ore?
[17 aprile 2020] I permessi legge 104/92 durante la cassa integrazione, anche per Coronavirus causale Covid-19, non spettano in caso di CIG a zero ore, spettano durante la CIG ad orario ridotto (riduzione orizzontale dell’orario di lavoro), vanno riproporzionati invece in caso di CIG a rotazione, come il caso del part-time verticale. Gli stessi criteri vanno applicati in caso di cassa integrazione straordinaria (CIGS), CIG in deroga e assegno ordinario FIS (Fondo di integrazione salariale).
Come devono essere trattati i lavoratori con gravi patologie durante cassa a rotazione/riduzione oraria? Abbiamo riaperto alcuni negozi e questi lavoratori erano stati inclusi nella CIGD. Dovranno ri-emettere certificato specifico o bastano le certificazioni Inps già prodotte? In alternativa, possono essere lasciati in CIG?
[17 aprile 2020] L'art. 26, comma 2° del Decreto Legge n. 18/2020 (c.d. Decreto Cura Italia) sancisce il  diritto dei lavoratori (pubblici e privati) con gravi patologie di assentarsi dal lavoro sino al 30 aprile con assenza equiparata al ricovero ospedaliero. Per "gravi patologie" si intende quanto specificato nel decreto: quei lavoratori "in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché ai lavoratori in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico legali, attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita". A mio parere, dovrebbero essere sufficienti le certificazioni già rilasciate dai competenti organi medici. Inoltre, l’articolo 39 del Decreto-Legge “Cura Italia “ prevede in via eccezionale (per ora fino a fine aprile 2020) che i lavoratori dipendenti con disabilità grave (art. 3, comma 3, legge 104/1992) o i lavoratori che abbiano nel proprio nucleo familiare persona con disabilità grave, abbiano diritto al lavoro agile purché “sia compatibile con le caratteristiche della prestazione” lavorativa svolta. È stata inoltre introdotta la priorità nell’accoglimento delle istanze di lavoro agile presentate dai lavoratori del settore privato affetti da gravi e comprovate patologie con ridotta capacità lavorativa. Chiaramente l’accoglimento della domanda in ogni caso è condizionato al fatto che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della propria attività.
Per invio domande ai prefetti per consentire nei negozi ancora chiusi l'accesso per ricevimento merce e manutenzioni, si deve attendere risposta (ed eventualmente in quali tempi?) o una volta inviata via pec si può accedere ai negozi chiusi? Nel modulo standard si chiede firma digitale, è obbligatoria o è possibile anche firma cartacea?
[16 aprile 2020] Possiamo confermare che non occorre attendere una risposta, se il Prefetto ritiene che non sussistano i presupposti sospende l’attività, nel frattempo si può operare (cfr. art. 2, commi 3 e 12 DPCM 10 aprile 2020). Quanto alla comunicazione, da inviarsi a mezzo PEC, si ritiene sufficiente la firma cartacea scansionata.
Stiamo effettuando la richiesta di cassa in deroga per 9 settimane per l’intero territorio nazionale attraverso domanda unica nel canale ministeriale CIGSONLINE, in quanto azienda plurilocalizzata con unità aziendali dislocate in più id 5 regioni. Per potersi avvalere delle ulteriori 4 settimane concesse dalla regione Lombardia/Emilia/Veneto, per i dipendenti operanti nelle unità aziendali delle specifiche regioni, dobbiamo effettuare un'ulteriore domanda attraverso cliclavoro al ministero (come quella per le prime 9 settimane) solo per questi dipendenti o la domanda delle 4 settimane aggiuntive dovrà essere inviata attraverso la regione?
[15 aprile 2020] In riferimento al quesito posto, si ritiene che, in considerazione della circolare Ministeriale del 08/04, indicante l’applicazione del sistema Cigs On Line “qualora si faccia riferimento a unità produttive e/o operative del medesimo datore di lavoro… site in cinque o più regioni o province autonome…” il requisito della collocazione geografica debba riguardare la presenza di almeno 5 collocazioni regionali differenti per la richiesta del medesimo periodo; pertanto la richiesta per le ulteriori settimane spettanti per le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia sono da richiedersi mediante canale regionale.
L'art. 35 del DPR 180/1950 è quello che solitamente applichiamo in caso di dipendente che subisce una riduzione, definitiva o temporanea, dello stipendio a seguito di passaggio part time o richiesta di maternità facoltativa. In questo caso dovremmo capire se, per tutti, occorre fare il conteggio richiamato dall’articolo e verificare se interviene una riduzione della rata oppure se occorre sospendere la trattenuta totale come invece indicato su alcuni vademecum in caso di attivazione di cassa integrazione. Problematica simile c’è anche per i pignoramenti, in quanto alcune fonti affermano di sospendere al trattenuta. Alcune finanziarie hanno già richiesto informazioni per i propri clienti. Quale normativa dobbiamo correttamente applicare?
[10 aprile 2020] Si ritiene che, a norma dell’Art 35 del DPR 180/1950, come correttamente richiamato, in presenza di riduzione dello stipendio superiore alla misura di 1/3 dello stesso, in via automatica vi sia l’autorizzazione a procedere ad una rimodulazione della trattenuta (per cessione o pignoramento) , in ragione del quinto dello stipendio netto di nuova impostazione. Al verificarsi di quanto sopra, e previo onere del datore di lavoro a procedere con segnalazione alla Finanziaria circa la variazione di stipendio avvenuta, non si ritiene ammissibile una automatica sospensione della trattenuta in quanto il passo di legge indichi l’onere ad una ridefinizione dell’importo della stessa (ove questo fosse stabilito ab origine in misura fissa e non variabile), e non una sua sospensione. Ipotizzando, quindi, una riduzione maggiore del terzo, a fronte di una trattenuta fissa, si verrebbero ad elaborare cedolini paga mensili con importi di cessione / pignoramento variabili, sempre in ragione del rispetto del limite del quinto dello stipendi a meno di una azione (operata dalla Finanziaria e dal dipendente che presso la stessa l’abbia richiesta) di rimodulazione di un nuovo importo di trattenuta fissa, nuovamente calibrato sul netto aggiornato ipotesi che solitamente ha una durata limitata).
Richiesta di chiarimento in merito alla compilazione della domanda di CIGD sul portale cigs online. Nella compilazione della domanda bisogna indicare decorrenza e termine della richiesta con il totale dei mesi? Considerando che siamo una società multi-localizzata in più di 5 regioni e, ferme restando le 13 settimane massime di cassa per le unità produttive site in Emilia, Lombardia e Veneto e le 9 settimane per tutto il resto d’Italia, bisognerà fare due domande o ne basterà una sola che tenga conto del totale dei mesi a disposizione?
[14 aprile 2020] Si ritiene che la compilazione della domanda di cassa integrazione in deroga, mediante modalità accentrata (Cigs On line – sito ministeriale) debba avvenire dando visibilità dell’intera azienda, pertanto: · la domanda comprenderà tutte le regioni interessate a prescindere dalla richiesta di cassa in deroga avente, per singola regione, durate distinte fra 9 e 13 settimane; · nella prima schermata si potrà indicare la data di inizio e fine periodo (secondo i limiti temporali dei DL 9/2020 e 18/2020 ovvero 23/2/2020 – 31/8/2020); · sempre nella prima schermata, i campi di durata complessiva (dal /al) non risultano di compilazione obbligatoria, ove si volessero compilare si ritiene che la durata da esporre sia quella dell’intero programma ovvero, nei casi dal Lei proposti il n° 1 (6 mesi). Si segnala che per la causale Covid – 19 il modello di domanda non sia stato personalizzato, se non nella causale, pertanto molti campi non contraddistinti come obbligatori risultano contenere informazioni non in linea con l’emergenza in atto (come ad esempio precedenti periodi di ammortizzatore fruito, dati della scheda “lavoratori”).
Il 14.3.2020 è stato siglato il Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro. Questo protocollo si applica solo alle attività produttive e agli studi professionali o anche ai punti vendita?
[10 aprile 2020] Il Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro del 14 marzo 2020, è stato sottoscritto come si recita nelle premesse “in attuazione della misura, contenuta all’articolo 1, comma primo, numero 9), del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2020, che - in relazione alle attività professionali e alle attività produttive - raccomanda intese tra organizzazioni datoriali e sindacali”. L’art. 1 del DPCM dell’11/3/2020 disponeva espressamente la sospensione di tutte le attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità, oltre quelle inerenti servizi di ristorazione e servizi alle persone. Con riferimento alle attività produttive e professionali consentite venivano imposte particolari modalità e restrizioni rimandando alle parti collettive ulteriori regolamentazioni poi confluite nel predetto Protocollo. Tale protocollo viene applicato anche per tutte le attività consentite dal comma 4 dell’art 1 (servizi bancari finanziari, assicurativi etc). Viste le garanzie e misure ivi contenute a tutela dei lavoratori, deve ritenersi applicabile – anche alla luce di quanto stabilito dall’art. 2087 c.c., a tutte le attività lavorative per le quali è ammesso l’esercizio. In questo contesto occorre dunque verificare se il punto vendita rientra o meno nell’ambito delle attività consentite (anche in ragione delle normative nazionali e regionali successivamente intervenute). In caso affermativo dovranno essere rispettate le misure stabilite dal predetto Protocollo oltre quelle eventualmente stabilite dalle Regioni in cui si trovano i punti vendita.
in riferimento alla circolare 8 del giorno 8.4.2020 Ministero Lavoro, si chiede un chiarimento in merito al punto 4, il quale fornisce indicazioni anche pratiche sulle modalità di presentazione delle domande di Cassa integrazione in deroga di cui all’articolo 22 del Dl 18/2020 per le imprese multi localizzate. La procedura “cigs on line” prevede ora effettivamente la causale “Covid-19”, ma richiede anche, obbligatoriamente, di inserire una delle schede previste per gli interventi di tutt’altra natura (crisi aziendale, riorganizzazione, contratti di solidarietà, ecc). Oltretutto vengono richiesti una serie di dati, seppur alcuni non obbligatori, rispetto ad assunzioni e licenziamenti dell’ultimo biennio suddivisi per anno ecc. ecc., dati tutti utili per le causali tipiche della CIGS ma che nulla hanno a che vedere con l’emergenza Covid-19; sembrerebbero dati palesemente pleonastici, comunque di enorme difficoltà di reperimento soprattutto per aziende frammentate e contemporaneamente di grandi/enormi dimensioni. Il manuale di utilizzo della procedura peraltro non è stato aggiornato, così come manca la nomenclatura dei campi contenuti nel file excel da allegare a corredo della domanda. Si chiede di fornire chiarimenti ed indicazioni in merito ai dati puntuali che è necessario fornire così come per gli allegati.
[10 aprile 2020] Con riferimento al quesito richiesti, si evidenzia la necessità di scaricare una scheda (tra quelle previste in CIGSonline - per uniformità è stata indicata la Scheda 1A - crisi aziendale) salvarla in “bianco” e ricaricata sul sistema per procedere all’inoltro dell’istanza.
Siamo una realtà del retail plurilocalizzata su tutto il territorio nazionale con punti vendita sia in centro città che in centri commerciali. Stiamo chiedendo la CIGD con decorrenza 11 marzo (giorno in cui abbiamo chiuso tutti i punti vendita). Come tutti i player retail abbiamo tanti tempi determinati che stanno scadendo e rischio di svuotare completamente di personale molti punti vendita. Come devo comportarmi rispetto alla CIGD?
[30 marzo 2020] 1) E' possibile prorogarli? RISPOSTA: è lecito proseguire nella proroga del contratto e, in questo caso, l’ammissione o meno alla cassa in deroga dovrà essere stabilita in relazione all’accordo quadro Regionale vigente, che in linea di principio esclude l’accesso per le proroghe. 2) E' possibile prorogare soltanto alcuni che consentirebbero di tenere aperto il punto vendita (quando parte l'attività) e consentire almeno la turnazione dei riposi? RISPOSTA: è possibile portare a naturale scadenza i contratti a termine oppure prorogarli andando a stabilire, per libera scelta quali contratti saranno soggetti a proroga (sempre in ottica di accordo consensuale fra le parti) e quali invece non avranno seguito. In merito essendo un contratto a termine dotato, ad origine, di una scadenza già prefissata, la proroga è normativamente ammessa solo in presenza di accordo fra le parti, pertanto in difetto di detto accordo (come nella casistica della non volontà aziendale a proseguire ulteriormente) non si avrà alcun seguito. 3) E' possibile cessarli? Se si, laddove l'attività dovesse riprendere a regime ridotto (come è facile prevedere),  immaginando che il governo modifichi il decreto dignità abolendo le causali, posso ri-assumerli o devo estendere a full time eventuali part time? il rischio in questa seconda ipotesi è che non abbia comunque ore sufficienti per coprire l'apertura del centro commerciale e che non riesca a garantire i turni di riposo al personale. RISPOSTA: premessa la possibile proroga dei contratti già in essere ove si procedesse alla cessazione degli stessi per raggiunto termine, e tralasciando il problema della causali post Decreto Dignità, a norma del D.Lgs 81/2015 l’avvio di contratti a tempo parziale prevede, in capo al datore di lavoro, un onere di informativa ai dipendenti del medesimo punto operativa affinché eventuali altri dipendenti possano avanzare richiesta di passaggio al part time, se posti nelle condizioni previste dal ccnl o dallo stesso D.Lgs 81/2015 di priorità nell’ammissione ad una richiesta di trasformazione del proprio contratto. Il D.Lgs 81/2015 non indica un obbligo a soddisfare eventuali richieste, ma alla valutazione delle stesse. In questa casistica, mi permetto di considera la possibilità che, una possibile posizione part time avviata ex novo sia a probabilmente a termine, pertanto potrebbe essere di difficile accesso a chi sia già in possesso di contratti a tempo indeterminato (oppure ove ve ne sia accesso si potrebbe ipotizzare una variazione per una durata limitata). 4) Si procede con la sospensione dal rapporto di lavoro e dalla retribuzione? RISPOSTA: si consiglia di escludere la sospensione senza retribuzione, a meno di un accordo consensuale a fronte di una richiesta di aspettativa concordata per iscritto fra le parti. Si potrebbe valutare (in caso cessazione e successiva riassunzione senza accesso alla cassa integrazione) per le riprese a singhiozzo l’inserimento di contratti di lavoro a chiamata (ammessi per la parte del retail sebbene con limitazioni per la tipologia di luogo ove sia ubicata la sede di vendita).
I primi giorni di marzo abbiamo affittato alcuni rami d'azienda di un'azienda già operante. Quali ammortizzatori sociali è possibile applicare per il personale? E' possibile ricorrere ai licenziamenti?
[28 marzo 2020] In merito al quesito posto, si ritiene di supporto operare un parallelo con la normativa vigente in merito alla modalità di conteggio della anzianità prevista per l’accesso alla cassa integrazione. La circolare Inps 197/2015, di nuova impostazione degli ammortizzatori sociali post Jobs Act, indica che in presenza di operazioni ex art 2112 c.c., volte a mutare la titolarità del rapporto di lavoro mantenendo intatto il diritto dei dipendenti alle condizioni economico – normative del proprio contratto di lavoro ante – trasferimento, il requisito di anzianità posto dalla normativa non possa non tenere conto della continuità di rapporto che si crea fra cedente e cessionario. In dettaglio la circolare Inps indica “In caso di trasferimento d’azienda ai sensi dell’art. 2112 c.c., conservando il lavoratore tutti i diritti che discendono dal rapporto di lavoro precedentemente instaurato col cedente, ai fini della verifica della sussistenza del requisito dell’anzianità di lavoro dei 90 giorni, si terrà conto anche del periodo trascorso presso l’imprenditore alienante”. Lo stesso dettato non è stato posto esplicitamente nel D.L. 9/2020 e nel D.L. 18/2020, ma si ritiene che possa essere egualmente applicato alla luce della considerazione che, nel quadro “speciale” riservato all’emergenza Covid -19, che deroga al requisito di anzianità dei 90 giorni con l’essere in forza al 23 febbraio 2020, l’accordo quadro Regione Lombardia esplicita fra i lavoratori beneficiari i soggetti che siano stati interessati ad un trasferimento : “… in caso di trasferimento di azienda o di parte di azienda – art 2112 c.c…. i lavoratori mantengono tutti i diritti (anzianità convenzionale)”, come indicato dallo stesso Inps con Circolare 30 del 2 marzo 2012).
In data 19 marzo abbiamo comunicato sospensione delle attività della sede e richiesta di cassa in deroga a zero ore per tutti il personale Una dipendente in data 17 marzo aveva presentato domanda di congendo straordinario al 50%. Avendo sospeso tutto il personale a zero ore, rispetto alla collega che ha chiesto il congedo di 15gg dobbiamo applicare la sospensione a zero con effetto dal 19 marzo o aspettare che terminino i 15 gg?
[28 marzo 2020] Nel caso indicato, stante la presentazione della richiesta di congedo in data antecedente l’avvio della cassa integrazione a zero ore, il congedo prevale sull’ammortizzatore per il periodo oggetto di richiesta in quanto la dipendente, alla data del 19 marzo, si trova in diritto di fruizione del congedo. Il flusso paghe sarà quindi, prima 15 giorni di congedo e al termine di questi, accesso alla cassa integrazione. Ove l’integrazione salariale dovesse essere più conveniente per la lavoratrice, la stessa potrebbe accedere alla CIG solo previa revoca della domanda di congedo operata.
L’art. 61 del decreto Cura Italia sospende fino al 31 Maggio i versamenti dovuti per contributi. La sospensione prevede tra i benificiari anche: e) soggetti che gestiscono attività di ristorazione, gelaterie, pasticcerie, bar e pub. Il nostro gruppo è costituito da una Holding che possiede al 100% le singole società che gestiscono i singoli ristoranti dislocati sul territorio italiano. La Holding, oltre a gestire le partecipazioni, ha al suo interno tutti i dipendenti di sede che lavorano per i ristoranti: Marketing, IT, Amministrativi, Operations, Dirigenti etc… Fatta salva la possibilità di accedere alla sospensione da parte di tutte le società che gestiscono locali di ristorazione, è possibile accedere alla medesima agevolazione anche da parte della Holding?
[19 marzo 2020] L’Agenzia delle entrate con la  Risoluzione n. 12/E, individua i codici ATECO relativi alle attività interessate dalla sospensione dei pagamenti di cui all’art. 61 comma 1, del DL Cura Italia.  Il codice ATECO delle Holding non è incluso in tale elenco e pertanto non possono rientrare nell’agevolazione di cui all’articolo in parola.
La nostra intera rete di franchising (profumeria monomarca) ha chiuso i propri PV per senso civico e per mancanza totale di flusso. Come profumerie rientriamo nei codici ATECO che dovrebbero rimanere aperti, ma non siamo un bene primario. La rete è confusa e non sa se può richiedere o meno le agevolazioni sugli affitti o finanziamenti a fondo perduto. Abbiamo Pv in CC e su strada.
[24 marzo 2020] Ad oggi, purtroppo il credito d’imposta pari al 60% del canone di locazione corrisposto dai negozianti (in relazione alla sola fattispecie giuridica “contratto di locazione”) e previsto nel maxidecreto, non si applica alle attività di commercio al dettaglio di articoli di profumeria.
Qual'è la procedura di attivazione della CIGO?
[18 marzo 2020] Ai sensi dell'art. 19 del decreto, la procedura di attivazione della CIGO è semplificata. L'informativa sindacale, come pure la consultazione e l'esame congiunto, possono essere effettuati in via telematica. Per la CIGO non è richiesto il raggiungimento di un accordo con le OO.SS.
La consulente del lavoro sta subordinando la richiesta del FIS all’INPS all’informativa inviata alle sigle sindacali via pec. Vuole attendere 3gg dall’invio della pec ai sindacati per poi far partire la richiesta all’INPS. È corretto? E' vero che il portale INPS non è ancora in grado di accogliere le richieste?
[23 marzo 2020] Confermiamo che alla data di oggi il sito Inps rechi un messaggio di “attesa” circa la messa in opera di una nuova modalità di invio Fis – Emergenza Covid-19; in dettaglio il messaggio chiede espressamente di astenersi dall’invio di domande di Fis senza l’implementazione della causale Covid, che quindi non godrebbero dei benefici previsti dal DL 18/2020. Questo il messaggio: nel Consiglio dei ministri del 16/03 il governo ha adottato nuove misure di accesso all’assegno ordinario con causale covid-19 valide per tutto il territorio nazionale, per tutti i datori di lavoro e per tutti i Fondi di solidarietà. A breve sarà messa a disposizione la possibilità di fare domanda ai sensi della nuova normativa per periodi dal 23 febbraio 2020. Si prega di aspettare e di non fare domanda con altre modalità. Con riferimento alla procedura, le confermo sia corretta l’attesa e che il termine di 3 giorni sia quello, per legge, posto a disposizione delle parti (in questa sede sindacali) per attivare una possibile consultazione.
Siamo un'azienda del settore commercio con 800 dipendenti dislocati in tutta italia. Dal decreto Cura Italia non mi è chiaro quale possa essere l'ammortizzatore sociale da utilizzare. La CIGS (alla quale siamo assoggettati) oppure possiamo ricorrere alla CIG in deroga?
[19 marzo 2020] In merito al quesito si riscontrano, alla data attuale, orientamenti contrastanti tali da aver generato apposito interpello in quanto, nella stesura del D.L. 8/2020, sembra non sia stato individuato un univoco strumento posto a disposizione delle aziende che, ai fini di inquadramento Inps siano tenute al versamento del solo contributo Cig Straordinario e, in contemporanea, non si trovino in fruizione dello stesso ammortizzatore. In attesa di chiarimenti ministeriali, proponiamo a seguire una interpretazione che sarà da vagliare a seguito degli stessi chiarimenti. L’ammortizzatore in deroga, previsto dall’art 22 del D.L. 8/2020, prevede l’attivazione dello stesso, secondo appositi decreti di attivazione e regolamentazione locali (regionali), limitatamente alle realtà “per le quali non trovino applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario di lavoro…”. In considerazione del dettato normativo, si considera lo strumento della Cig Straordinaria un ammortizzatore tale per cui l’azienda non possa considerarsi priva di forme di tutela. In questa ottica, lo strumento da privilegiare sembra essere la stessa Cassa Integrazione Straordinaria, attivabile per " …. una situazione di crisi aziendale sia conseguente ad un evento improvviso ed imprevisto, esterno alla gestione aziendale. In tal senso l'impresa deve  rappresentare l'imprevedibilità dell'evento della crisi, la rapidità con la quale l'evento ha prodotto gli effetti negativi, la completa autonomia dell'evento rispetto alle politiche di gestione aziendale  (art 2 comma 3 DM 94033/2016). A supporto di questa riflessione, si riporta quando rilevato nel decreto della Cig in Deroga della Lombardia 2020 (all’art 2 comma 3): “possono accedere inoltre i datori di lavoro che ….non disponendo di ulteriori ammortizzatori sociali, hanno avviato la procedura di cassa integrazione straordinaria, limitatamente al periodo che intercorre, a partire dal 23 febbraio 2020, dall’avvio della citata procedura alla data di decorrenza del trattamento Cigs”.
Per quanto riguarda il personale dei negozi, come bisogna comportarsi se abbiamo chiuso tutti i nostri store. Si può procedere con un licenziamento?
[17 marzo 2020] L’art. 46 del Decreto cd. “Cura Italia” prevede espressamente il divieto, per il datore di lavoro (indipendentemente dal numero dei dipendenti), di procedere con il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, per un periodo di 60 giorni dall’entrata in vigore del Decreto. Parimenti, la norma prevede altresì il divieto di attivare o di proseguire procedure di licenziamento collettivo.
Abbiamo oltre 50 dipendenti quindi soggetti CIGS, multilocalizzati in tutta Italia. Come tutti abbiamo chiuso i negozi. Quale ammortizzatore va dispiegato, CIGS per crisi aziendale o CIGD per COVID 19 con accordo al Ministero poichè multilocalizzati?
[17 marzo 2020] Nella situazione illustrata è da utilizzare la CIGD con causale COVID 19. Anche se in passato per le imprese multi localizzate si è prevista la possibilità di presentare un’unica domanda al Ministero del Lavoro per tutte le unità produttive coinvolte, per il momento non c’è alcuna indicazione in tal senso. In attesa dei chiarimenti operativi che verranno forniti successivamente alla pubblicazione del decreto e che si auspica confermino la possibilità di presentare un’unica domanda, per il momento dovrà essere presentata una domanda per ogni regione interessata.
In quanto tempo sapremo se la domanda di cassa integrazione in deroga è stata accettata o respinta? L'azienda anticipa e comunica ai dipendenti la cassa integrazione. Cosa succede se la cassa viene rifiutata per limite raggiunto?
[19 marzo 2020] La cassa integrazione in deroga (ex art 17 D.L. 9/2020 e ex art 22 D.L. 8/2020) è disposta con solo pagamento diretto; a differenza di altri ammortizzatori l’azienda non è posta innanzi alla possibilità di anticipare le somme e poi portarle a conguaglio, una volta autorizzate. Operata la domanda mediante portale regionale, le stesse sono istruite in ordine cronologico e ove si riscontrassero mancanze la Regione chiede integrazione documentale (integrazione che non preclude il posizionamento in graduatoria della domanda). Non siamo, alla data della presente, a conoscenza della tempistica con cui la Regione provvederà ad emanare decreti di concessione. Ove il provvedimento ottenesse istanza di rigetto per esaurimento fondi, si dovrà procedere mediante accordo sindacale a definire la modalità alternativa di gestione delle assenze non essendo previsto altra possibile rivalsa sui fondi territoriali.
Come dobbiamo comportarci per i punti vendita per i quali sono già attivi contratti di solidarietà?
[18 marzo 2020] Laddove per i singoli punti vendita le singole società abbiano già in corso una CIGS derivante dall'utilizzo di contratti di solidarietà, troverà applicazione l'art. 20 del nuovo decreto. La Società potrebbe pertanto richiedere di fruire della nuova CIG, che sospende e sostituisce la CIGS precedente. Di converso, laddove le suddette società abbiano già fruito della CIGS derivante dall'utilizzo dei contratti di solidarietà, potrebbero comunque beneficiare del trattamento ordinario di integrazione salariale. Infatti, come previsto dal comma 3 dell'art. 19, non trovano applicazione i limiti previsti dall'art. 4, comma 1 d.lgs. 148/2015 in relazione alla durata massima di utilizzo di CIGO e CIGS. Il nuovo ammortizzatore sociale non è infatti calcolato nei limiti temporali previsti.
Un'azienda che potrebbe ricorrere alla CIGS (sulla base del decreto 148/2015) di quale ammortizzatore sociale può beneficiare in questo momento: assegno ordinario o cassa in deroga?
[18 marzo 2020] In relazione agli ammortizzatori sociali, in considerazione del fatto che, ad oggi, la società potrebbe far ricorso solo alla CIGS in ragione dello svolgimento di attività commerciali, preciso che l'art. 19 del decreto "Cura Italia", secondo le prime interpretazioni, renderebbe possibile beneficiare dell'assegno previsto per lo stato di emergenza Covid-19 anche i lavoratori dipendenti da tutte le aziende per le quali è fruibile la sola CIGS. Pertanto, si potrà chiedere la CIG in deroga per un periodo massimo di 9 settimane.
Ratei 13°, 14° e congedi vari: potete darci ulteriori chiarimenti o indicazioni sulla maturazione di questi istituti?
[18 marzo 2020] Per quanto riguarda la maturazione, in costanza di CIG, dei ratei 13°, 14° e congedi vari, si può generalmente affermare che i ratei non sono maturati nella cassa integrazione a zero ore e sono ricompresi nell'indennità erogata dall'INPS. Come affermato nel messaggio Inps 11110 del 7 aprile 2006, le quote di tale retribuzione maturate nel mese devono ricomprendersi nell'importo fissato quale limite massimo cui rapportare il trattamento di integrazione salariale; "ne deriva che in concreto le quote di mensilità aggiuntive vengono di rado rimborsate dall'Inps in quanto eccedono il tetto mensile applicabile alla singola fattispecie tenuto conto che il ragguaglio ad ore del compenso ultra mensile (13° e 14° etc.) sommato al ragguaglio ad ore del trattamento corrisposto mese dopo mese non può in ogni caso superare il massimo spettante". Negli altri casi sono a carico del datore di lavoro le quote di rateo corrispondenti alle ore lavorate.
Malattia: il relativo trattamento prevale su CIG nel caso in cui la malattia sia intervenuta prima del periodo di cassa? Quali sono le specifiche in merito?
[18 marzo 2020] Per ciò che attiene ai rapporti tra trattamento di integrazione salariale e malattia, l'art. 3, comma 7 del d.lgs. 148/2015 prevede che "il trattamento di integrazione salariale sostituisce in caso di malattia l’indennità giornaliera di malattia, nonché la eventuale integrazione contrattualmente prevista". La questione è stata esaminata dall'Inps, che ha integrato la circolare 82 del 2009 con la circolare n. 197 del 2015. Secondo l'Ente previdenziale, se durante la sospensione dal lavoro (ma solo per la cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, a zero ore) insorge lo stato di malattia, il lavoratore continuerà ad usufruire delle integrazioni salariali ordinarie. La malattia non sospende quindi la CIG e poiché l’attività lavorativa è già totalmente sospesa, non c’è obbligo di prestazione da parte del lavoratore, che continuerà a percepire le integrazioni salariali. Qualora invece la malattia sia precedente l’inizio della sospensione dell’attività lavorativa per Cassa Integrazione, si dovrà distinguere: a) se tutti i lavoratori in forza all’ufficio, reparto, squadra cui il lavoratore appartiene hanno sospeso l’attività, anche il lavoratore in malattia sarà posto in CIG dalla data di inizio della cassa integrazione; b) qualora, invece, non venga sospesa dal lavoro la totalità del personale dell’ufficio/reparto cui il lavoratore appartiene, questi continuerà a beneficiare dell’indennità di malattia, in quanto prevista dalla legge. Se l’intervento di cassa integrazione è relativo ad una contrazione dell’attività lavorativa, quindi riguarda dipendenti lavoranti ad orario ridotto, prevale l’indennità economica di malattia.
Qualora il periodo di cassa fosse retroattivo, anche i giorni in precedenza giustificati con ferie o permessi saranno retribuiti con il principio di cassa?
[18 marzo 2020] In merito alle ferie, il d.l. "Cura Italia" ha previsto l'efficacia retroattiva della Cassa integrazione, motivo per cui i giorni in precedenza giustificati con ferie o permessi potranno essere retribuiti facendo ricorso all'ammortizzatore sociale. Va altresì rilevato che i DPCM precedenti si sono limitati a raccomandare l’uso delle ferie per evitare spostamenti casa-lavoro e, quindi, limitare al massimo la diffusione del contagio. Ma non hanno introdotto una norma che imponga di fruire delle ferie prima di ricorrere alla cassa integrazione ordinaria. In merito esiste solo una precisazione dell’Inps (circ. n. 139/2016) in cui si afferma che "l’esercizio del diritto di godimento delle ferie, sia con riferimento alle ferie già maturate sia riguardo a quelle in corso di maturazione, può essere posticipato al momento della cessazione dell’evento sospensivo coincidente con la ripresa dell’attività produttiva". Un tale rinvio risulta però inattuabile se la sospensione è solo parziale, poiché deve essere garantito il ristoro psico-fisico correlato all’attività svolta, anche in misura ridotta. Analogamente si è espressa in materia la giurisprudenza rilevando che sarebbe contrario al principio di solidarietà espresso dalla Costituzione "posporre sempre e comunque le esigenze di salvaguardia delle risorse pubbliche all’interesse dell’individuo a scegliere a proprio piacimento quando fruire di ogni singolo giorno di ferie, o magari a monetizzare le ferie eccedenti il minimo garantito, e questo anche nei casi in cui esistano circostanze che costringano alla sospensione o alla riduzione dell’attività lavorativa in azienda" (Trib. Bergamo, n. 489/2013). In materia si è espresso anche il Consiglio di Stato (n. 3987/2017), il quale ha ritenuto che l’azienda "deve utilizzare tutti gli strumenti organizzativi e contrattuali a sua disposizione e solo quando questi non sono sufficienti può ricorrere alla Cig". Analogo principio è inferibile dall'Interpello del Ministero del lavoro n. 19/2011. Diverso invece è il discorso della cassa integrazione in deroga. Un decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze (DM n. 83473/2014 del 1° marzo 2014) obbliga a consumare le ferie prima di accedere a questo ammortizzatore sociale. Per quanto riguarda poi la maturazione delle ferie nel corso della cassa integrazione, normalmente si verificano due ipotesi: a) se si tratta di sospensione della prestazione, non maturano le ferie se non in misura proporzionale alla prestazione resa tra un periodo di sospensione e l'altro, salvo che il contratto collettivo nazionale applicato non stabilisca la maturazione di 1/12 di ferie in presenza, nel mese, di una prestazione lavorativa pari o superiore a 15 giorni; b) nel caso invece di Cig con riduzione dell'orario di lavoro, le ferie maturano normalmente e il trattamento economico risulta in parte a carico del datore di lavoro per i periodi lavorati e in parte a carico dell'Inps per i periodi di Cig (Cass. n. 10205/1991; n. 3603/1986).
Se si sono autorizzate aspettative non retribuite, durante l’eventuale periodo di integrazione salariale queste risorse devono essere computate nel calcolo dell’ammortizzatore sociale oppure sono escluse?
[18 marzo 2020] Per quanto concerne le aspettative non retribuite, l'art. 23 del decreto "Cura Italia" prevede il riconoscimento retroattivo, a decorrere dal 5 marzo, di congedi parzialmente retribuiti.  Ovviamente la fruizione di tale congedo non è d'ostacolo all'utilizzo dell'ammortizzatore sociale previsto.
Se sono attivi distacchi di personale presso vari negozi, appartenenti a differenti società del Gruppo, i dipendenti soggetti a "distacco" hanno diritto alla cassa oppure sono esclusi?
[18 marzo 2020] Per ciò che concerne i distacchi, dovrà essere il datore di lavoro distaccante a collocare i propri dipendenti distaccati in Cassa, previa sospensione temporanea ovvero interruzione del distacco stesso. Precisiamo, inoltre, che il nuovo decreto Cura Italia prescrive, all'art. 19, che il trattamento ordinario di integrazione salariale spetti ai dipendenti indipendentemente dal requisito previsto dall'art. 1, comma 2, d.lgs. 148/2015: avrà dunque diritto alla cassa integrazione anche chi ha un'anzianità aziendale inferiore a 90 giorni di lavoro nell’unità produttiva.
Se l'azienda versa i contributi CIGS, quale programma deve utilizzare per assorbire i costi del personale della rete di negozi chiusi per legge: CIGS o Cassa in deroga?
[17 marzo 2020] Il decreto Cura Italia consente il ricorso alla CIG in deroga per tutte quelle aziende per le quali non trovano applicazione le tutele previste in materia di sospensione o di riduzione di orario. Secondo le prime interpretazioni la normativa sarebbe applicabile anche a tutte le aziende per le quali è fruibile la sola CIGS (che tuttavia non è utilizzabile nel caso di riduzione/chiusura temporanea dell’attività). Pertanto, si potrà chiedere la CIG in deroga per un periodo massimo di 9 settimane.
Tutte le domande per la cassa integrazione in deroga saranno accolte oppure una volta esaurito il budget stanziato dal governo alcune aziende richiano di non usufruirne?
[17 marzo 2020] Verranno prese in considerazione le domande presentate per prima all’INPS (criterio cronologico). Infatti, l’INPS provvederà al monitoraggio dei limiti di spesa e in caso di raggiungimento – anche in via prospettica – di tale limita non prenderà in considerazione altre domande.
Quali sono i massimali della cassa integrazione in deroga?
[17 marzo 2020] Per quanto riguarda i massimali della cassa integrazione in deroga non si ravvisano variazioni nella quantificazione dell'indennizzo, che continua ad essere dell'80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al dipendente entro i massimali stabiliti per il 2020, ovvero così come indicati dall’INPS nella circolare n. 20/2020:
  • lavoratori con retribuzione mensile inferiore o pari ad euro 2.159,48 (compresi i ratei delle mensilità aggiuntive): euro 998,18 lordi che, al netto del 5,84%, sono pari ad euro 939,89;
  • lavoratori con retribuzione mensile superiori ad € 2.159,48 (compresi i ratei delle mensilità aggiuntive): euro 1.199,72 lordi che, al netto del 5,84%, sono pari ad euro 1.129,66.
 
Come bisogna comportarsi per quanto riguarda il licenziamento di dipendenti a causa degli effetti provocati dall'emergenza Covid-19 e della conseguente chiusura dei negozi?
[17 marzo 2020] L’art. 46 del Decreto cd. “Cura Italia” prevede espressamente il divieto, per il datore di lavoro (indipendentemente dal numero dei dipendenti), di procedere con il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, per un periodo di 60 giorni dall’entrata in vigore del Decreto. Parimenti, la norma prevede altresì il divieto di attivare o di proseguire procedure di licenziamento collettivo.
Per un'azienda con 50 dipendenti multi localizzati in tutta Italia e che ha dovuto chiudere i negozi, quale ammortizzatore sociale va dispiegato?
[17 marzo 2020] Nella situazione illustrata è da utilizzare la CIGD con causale COVID 19. Anche se in passato per le imprese multi localizzate si è prevista la possibilità di presentare un’unica domanda al Ministero del Lavoro per tutte le unità produttive coinvolte, per il momento non c’è alcuna indicazione in tal senso. In attesa dei chiarimenti operativi che verranno forniti successivamente alla pubblicazione del decreto, e che si auspica confermino la possibilità di presentare un’unica domanda, per il momento dovrà essere presentata una domanda per ogni regione interessata.
Come gestisco il personale dei negozi/ufficio chiusi a causa delle direttive del Governo?
[09 marzo 2020] Alla luce di quanto previsto dall’art. 1 del DPC, la società dovrà “promuovere” l’utilizzo delle ferie (e dei permessi anche se la norma non parla di permessi ma solo di ferie e il CCNL ne subordina l’utilizzo al soddisfacimento di esigenze del lavoratore). Se i lavoratori non volessero utilizzare le ferie o i permessi la Società potrebbe comunicare loro la sospensione dal lavoro per effetto del DPCM.
Come gestisco i lavoratori che sono obbligati alla quarantena?
[09 marzo 2020] Per il lavoratore in quarantena ovvero risultato positivo al virus ai sensi del DPCM art. 3, vige il divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora. Quindi salvo che non ottengano un certificato medico non sono da considerare malati. Peraltro, lo stesso articolo al comma 2, però solo con riferimento ai soggetti rientrati dall’estero, prevede che “accertata la necessità di avviare la sorveglianza sanitaria e l'isolamento fiduciario, l'operatore di sanità pubblica informa inoltre il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta da cui il soggetto è assistito anche ai fini dell'eventuale certificazione ai fini INPS; “in caso di necessità di certificazione ai fini INPS per l'assenza dal lavoro, si procede a rilasciare una dichiarazione indirizzata all'INPS, al datore di lavoro e al medico di medicina generale o al pediatra di libera scelta in cui si dichiara che per motivi di sanità pubblica è stato posto in quarantena, specificandone la data di inizio e fine”. Quindi anche in tal caso non è un certificato di malattia ma un certificato che attesta il periodo di impossibilità a rendere la prestazione lavorativa, infatti non è ancora chiaro se darà diritto all’indennità di malattia oppure no.

Finance

E' confermato il credito di imposta per i mesi di Gennaio, Febbraio e Marzo 201 per le locazioni commerciali e gli affitti d'azienda ? Dalla legge di bilancio 2021 sembrerebbe essere stato prorogato al 30.4.2021.
[22/01/2021]La legge di bilancio 2021 (L. 178/2020) ha esteso fino al 30/4/2020 il “credito d’imposta locazioni” solo per le imprese turistico ricettive, le agenzie di viaggio e i tour operator. Per maggior chiarezza riporto di seguito sia il testo della norma contenuta nella legge di bilancio, sia l’articolo del “Decreto liquidità” come modificato dalla legge di bilancio. L. 178/2020, Art. 1 - Comma 602 602. All'articolo 28, comma 5, ultimo periodo, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, dopo le parole: « imprese turistico-ricettive» sono inserite le seguenti: «, le agenzie di viaggio e i tour operator » e le parole: « 31 dicembre 2020» sono sostituite dalle seguenti: « 30 aprile 2021». D.L. 34/2020, Art. 28 – Comma 5 5. Il credito d'imposta di cui ai commi 1, 2, 3, 3-bis e 4 è commisurato all'importo versato nel periodo d'imposta 2020 con riferimento a ciascuno dei mesi di marzo, aprile, maggio e giugno e per le strutture turistico ricettive con attività solo stagionale con riferimento a ciascuno dei mesi di aprile, maggio, giugno e luglio. Ai soggetti locatari esercenti attività economica, il credito d'imposta spetta a condizione che abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento di almeno il 50% rispetto allo stesso mese del periodo d'imposta precedente. Il credito d'imposta spetta anche in assenza dei requisiti di cui al periodo precedente ai soggetti che hanno iniziato l'attività a partire dal 1° gennaio 2019 nonché ai soggetti che, a far data dall'insorgenza dell'evento calamitoso, hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di comuni colpiti dai predetti eventi i cui stati di emergenza erano ancora in atto alla data di dichiarazione dello stato di emergenza da COVID-19. Per le imprese turistico-ricettive, le agenzie di viaggio e i tour operator, il credito d'imposta spetta fino al 30 aprile 2021. Al momento perciò non sono state previste proroghe per altre categorie. E’ tuttavia possibile che ulteriori misure siano inserite nel c.d. Decreto Ristori 5 di prossima emanazione. Al momento però non abbiamo informazioni di dettaglio sull’argomento.
Siamo un'azienda con un fatturato 2019 superiore a 5 mln, con sede legale in Lombardia, e non abbiamo registrato una riduzione mensile di fatturato a ottobre/nov/dic di almeno il 50%. Codice ateco: ristorazione con somministrazione. Abbiamo diritto al credito di imposta?
[22/01/2021]Sulla base delle informazioni disponibili, riteniamo che la vostra azienda presenti i requisiti per beneficiare del credito d’imposta in esame (in particolare con riferimento al calo di fatturato) solo se: • costituita a partire dal 1/1/2019, oppure • avente sede operativa o domicilio fiscale in uno dei comuni colpiti da eventi i cui stati di emergenza erano ancora in atto alla data di dichiarazione dell’emergenza da COVID 19. L’art. 8 del D.L. 28/10/2020, n. 137 (c.d. “Decreto Ristori”), infatti, ha stabilito l’applicabilità, in quanto compatibili, delle disposizioni contenute nell’articolo 28 del DL 19/5/2020 n. 34 che subordina la possibilità di ottenere il beneficio all’osservazione di un calo del fatturato pari ad almeno il 50% nei mesi interessati del 2020 rispetto ai medesimi mesi del 2019. Il requisito non è, viceversa, applicabile alle imprese costituite a partire dal 1/1/2019 per espressa previsione del medesimo articolo. Analogamente, il requisito non è applicabile ai soggetti che, a far data dall'insorgenza dell'evento calamitoso, hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di comuni colpiti dai predetti eventi i cui stati di emergenza erano ancora in atto alla data di dichiarazione dello stato di emergenza da COVID-19.
Ai fini di poter beneficiare del credito di imposta sui canoni di locazione e affitto previsto dall'art. 4 DL Ristori-bis, si chiede: 1) se le imprese che operano in un settore indicato nell'Allegato 2 (Cod. ATECO 47.71.10), ma anche in altri settori (Cod. ATECO 47.71.20) di cui è attualmente consentita l'attività (anche in "zona rossa") possano beneficiare di tale misura; ovvero se a tal fine occorra riferirsi esclusivamente all'"attività prevalente"; 2) se anche le imprese operanti nei settori riportati nell'Allegato 2 al decreto, per beneficiare di tale misura, debbano avere sede operativa nelle aree del territorio nazionale caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto ("zona rossa") ovvero tale localizzazione della sede operativa riguardi solamente le imprese che svolgono le attività di cui ai codici ATECO 79.1, 79.11 e 79.12; 3) con riferimento al criterio di cui al punto 2) sopra, come comportarsi in caso di più sedi operative, alcune delle quali in "zona rossa" altre no. Viene considerata la diminuzione almeno del 50% del fatturato globale dell'impresa rispetto al precedente periodo di imposta in ciascuno dei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020, ma il credito di imposta si applica esclusivamente ai canoni di locazione (60%) o affitto (30%) delle sedi operative in zona rossa?
In relazione ai suoi quesiti ritengo innanzitutto necessario premettere che quelli da lei espressi sono dubbi ampiamenti condivisi dagli operatori economici e dai professionisti e che, pertanto, non è possibile, allo stato attuale, fornire risposte certe ed esaustive. Nell’attesa di un auspicabile intervento chiarificatore in materia da parte del legislatore o dell’Agenzia delle Entrate è a nostro avviso consigliabile adottare comportamenti il più possibile prudenziali. L’art. 4 del c.d. DL Ristori bis (D.L. 9/11/2020, n. 149) ha previsto l’estensione dell’applicazione del credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d'azienda, originariamente introdotto dal c.d. “Decreto Rilancio” (DL 19/5/2020, n. 34) alle “imprese operanti nei settori riportati nell'Allegato 2 al presente decreto, nonché alle imprese che svolgono le attività di cui ai codici ATECO 79.1, 79.11 e 79.12 che hanno la sede operativa nelle aree del territorio nazionale, caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto”. La relazione illustrativa al D.L., in merito al citato articolo recita “L’articolo in esame è finalizzato a riconoscere il credito d’imposta per i canoni di locazione e di affitto d’azienda … alle imprese - dei settori maggiormente interessati dalle misure restrittive introdotte per contenere la diffusione dell'epidemia "Covid-19” con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 novembre 2020 - operanti nelle zone che si collocano in uno “scenario di tipo 4” (c.d. “zone rosse”) nonché alle Agenzie di viaggio e dei Tour operator”. Né la norma, né la relazione illustrativa fanno riferimento al concetto di “attività prevalente”. Pertanto, in relazione al suo primo quesito, pare ragionevole ritenere che possa aver diritto al credito d’imposta l’operatore che nel medesimo immobile svolga sia attività riconducibili ai codici Ateco elencati negli allegati 1 e 2 del decreto che altre attività. Ciò, ovviamente, a condizione che siano soddisfatti gli altri requisiti previsti (esercizio dell’attività in “zone rosse” e calo del fatturato). In relazione al suo secondo quesito si conferma che le imprese che svolgono attività riconducibili ai codici Ateco elencati nell’Allegato 2 maturano il diritto al credito d’imposta esclusivamente se operano nelle c.d. “zone rosse”. In relazione al terzo quesito, la verifica del calo del fatturato, così come il calcolo del credito d’imposta eventualmente spettante, separatamente, per ciascuna sede operativa localizzata nelle zone rosse, appare a nostro avviso un comportamento coerente con le finalità della norma. L’impostazione dovrà tuttavia essere confermata dagli auspicati interventi chiarificatori. [15 dicembre 2020]
La nostra azienda ha codici Ateco differenti per quanto riguarda l'attività prevalente (che non rientrerebbe tra i codici citati dai Decreti) e i vari negozi al dettaglio. Considerato che il decreto parla di sede operativa e quindi quella dei negozi, abbiamo diritto al bonus affitti?
I c.d. “Decreto Ristori” (D.L. 28/10/2020, N. 137) e “Decreto Ristori-bis” (D.L. 9/11/2020, N. 149) hanno esteso l’applicazione del credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d'azienda, originariamente introdotto dal c.d. “Decreto Rilancio” (DL 19/5/2020, n. 34), rispettivamente: • alle “imprese operanti nei settori riportati nella tabella di cui all'Allegato 1” (art. 8, D.L. 137/2020), comprendente attività economiche che hanno subito limitazioni a livello nazionale; • alle “imprese operanti nei settori riportati nell'Allegato 2 al presente decreto, nonché alle imprese che svolgono le attività di cui ai codici ATECO 79.1, 79.11 e 79.12 che hanno la sede operativa nelle aree del territorio nazionale, caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto” (art. 4, D.L. 149/2020), si tratta in particolare delle imprese che operano nei settori che hanno subito ulteriori limitazioni o sospensioni di attività nelle c.d. “zone rosse”. Stante il tenore delle norme, in assenza di riferimenti al concetto di “attività prevalente”, è ragionevole ritenere che possano accedere al beneficio tutti i soggetti che svolgono le attività economiche riconducibili ai codici Ateco elencanti negli allegati ai decreti, con riferimento agli immobili utilizzati per lo svolgimento di tali attività. Ciò, ovviamente, a condizione che siano soddisfatti gli altri requisiti per la maturazione del credito (ad esempio il calo del fatturato nei mesi interessati rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente e, nei casi previsti, l’esercizio dell’attività nelle “zone rosse”). Si segnala tuttavia che sussistono diversi dubbi applicativi da parte degli operatori economici e dei professionisti e, pertanto, è auspicabile un intervento interpretativo da parte del legislatore o dell’Agenzia delle Entrate. [15 dicembre 2020]
Buongiorno, avrei bisogno di qualche chiarimento in merito alla gestione del fondo perduto.1) Dover registrarsi per presentare la domanda2) L'importo del fondo, è il 10% o il 20% ?
I decreti legge 28/10/2020, n. 137 (c.d. “Decreto Ristori”) e 9/11/2020, n. 149 (c.d. “Decreto Ristori bis”) hanno riproposto, per i soggetti maggiormente colpiti dalle restrizioni all’esercizio di attività commerciali
connesse all’emergenza COVID-19, la possibilità di accedere a contributi a fondo perduto analoghi a quello introdotto la scorsa primavera dal c.d. Decreto Rilancio (Decreto Legge 19/5/2020, n. 34).
La misura del contributo è determinata in funzione:
• dell’importo dei ricavi e/o compensi realizzati nell’esercizio 2019,
• della riduzione di fatturato registrata nel mese di aprile 2020 rispetto al mese di aprile 2019
• del coefficiente settoriale previsto dai DL Ristori e Ristori bis, variabile in funzione dell’attività esercitata e dall’area geografica e contesto in cui essa è svolta.
Riguardo al parametro basato sui ricavi dell’anno precedente, sono previste le seguenti misure:
• ricavi o compensi fino a 400.000 €: 20%
• ricavi o compensi compresi tra 400.000 € e 1.000.000 €: 15%
• ricavi o compensi superiori a 1.000.000 €: 10%
Riguardo alle modalità di erogazione, il DL Ristori ha previsto:
• l’erogazione diretta da parte dell’Agenzia delle Entrate, senza necessità di presentazione di ulteriori istanze, ai soggetti aventi diritto che hanno già presentato l’istanza per l’ottenimento del contributo previsto dal DL Rilancio (istanza che, ricordiamo, poteva essere presentata entro il 13 agosto scorso);
la necessità presentare un’apposita istanza da parte degli altri soggetti. I termini e le modalità per la presentazione di tale istanza dovranno essere stabiliti con apposito provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate.
Utilizzo del credito di imposta sulle locazioni commerciali: nel nostro Gruppo abbiamo riscontrato una casistica di una società (che gestisce un punto vendita) costituita nel 2018 ma che ha avviato la propria attività (primo scontrino) nell’Agosto 2019. Inoltre, la camera di commercio ha reso la società “attiva” in visura ad Ottobre 2019 dopo una serie di problematiche, poi risolte, sulla SCIA di somministrazione. Un nostro consulente ci ha comunicato che nell’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate il concetto di “attività avviata nel 2019” presente nella conversione in legge del Decreto fa riferimento all’attivazione della partita iva della Società (nel nostro caso nel 2018) e pertanto, nel nostro caso, la società non potrebbe utilizzare il credito di imposta per i mesi di marzo, aprile, Maggio e giugno, dove ovviamente, essendo “zero” il fatturato 2019 relativo a quei mesi (primo scontrino Agosto 2019) non si verificherebbe la perdita del 50% sul mese di riferimento prevista come altro requisito dalla norma. Ma come è possibile che l’AGE abbia potuto interpretare l’avvio dell’attività come attivazione partita iva e non come primo scontrino?
L’articolo n. 28 del D.L. 19/5/2020, n. 34, come modificato dalla relativa legge di conversione (L. 17/7/2020, n. 77) prevede il riconoscimento del credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d'azienda, anche in assenza dei requisiti stabiliti (tra cui il calo del fatturato mensile in misura superiore al 50% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente) per i soggetti che hanno iniziato l'attività a partire dal 1° gennaio 2019.
Le Circolari finora pubblicate dall’Agenzia delle Entrate con riferimento specifico alla misura in esame non forniscono interpretazioni in merito a cosa debba intendersi per “data di inizio attività”.
Sul tema si è invece espressa la Circolare n. 22/E del 21/7/2020, dedicata al Contributo a fondo perduto ex articolo 25 del DL 34/2020. In tale contesto l’Agenzia ha chiarito che sono “inclusi tra i soggetti che hanno
iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 esclusivamente i soggetti per cui la data di apertura della partita IVA ai sensi dell’articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 coincide o è successiva a tale data (restano fermi gli ulteriori requisiti disposti dalla norma), a prescindere dalla data di inizio effettivo dell’attività. Ciò anche al fine di evitare incertezze in relazione all’identificazione del limite temporale identificato dal legislatore”.
La questione è relativa al limite di Euro 800.000 per aiuti di stato per COVID stabilito dall’art. 3.1 del Temporary Framework della UE.In presenza di un Gruppo, tale limite è da ritenersi relativo alle singole società che ricevono gli aiuti di stato, oppure al Gruppo (Consolidato)?Come si stanno muovendo in tal senso i grandi Gruppi del Retail?
Il c.d. “Temporary Framework” (Quadro Temporaneo per le misure di aiuto di stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza della COVID-19) adottato il 19 marzo 2020 e le sue successive modifiche, al paragrafo 3.1 denominato “Aiuti di importo limitato”, stabiliscono le condizioni che devono essere rispettate affinché gli aiuti di stato possano essere ritenuti compatibili con il mercato interno ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), del TFUE.
Tra queste condizioni si prevede che “l’importo complessivo dell’aiuto non supera 800.000 EUR per impresa” (paragrafo 22, punto a).
Dato il tenore letterale della norma si ritiene che, anche nell’ambito di gruppi societari, il limite di 800.000 € debba essere applicato a ciascuna impresa residente nell’Unione Europea.
L’art. 28, D.L. n. 34/2020, ha introdotto un credito d’imposta per le locazioni degli immobili a uso non abitativo e per l’affitto d'azienda, relativamente ai mesi di marzo, aprile e maggio 2020. In via generale detto credito d’imposta è pari al 60% del canone mensile di locazione pagato e del 30% per i contratti a prestazioni complesse o affitto di aziende.Inizialmente, non era prevista nessuna possibilità di utilizzo del credito d’imposta per le imprese con compensi o ricavi superiori a 5 milioni di Euro.In sede di conversione in legge del suddetto D.L. n. 34/2020, è stato inserito il comma 3-bis che ha consentito anche alle imprese con ricavi o compensi superiori a 5 milioni di euro la possibilità di ricevere il suddetto credito di imposta, ancorché nelle percentuali rispettivamente del 20% e del 10%.Il D.L. n. 137/2020 (c.d. “Decreto Ristori”), mediante l’art. 8, ha prorogato la suddetta agevolazione ai mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020. Il comma 1 del suddetto art. 8 precisa che tale credito di imposta spetta “ indipendentemente dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d'imposta precedente “ richiamando poi, per quanto compatibili, le misure già introdotte con l’art. 28, D.L. n. 34/2020, convertito in Legge 17 luglio 2020, n. 77.Si chiede di chiarire dunque se le imprese con ricavi o compensi superiori a 5 milioni di Euro, alla luce del prefato “Decreto Ristori”, debbano dunque applicare le aliquote rispettivamente del 60% - 30% o del 20% - 10%
In sintesi, in presenza di un calo del fatturato e/o dei corrispettivi di almeno il 50% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, spetta un credito d’imposta pari al 60% dell’ammontare mensile del canone di locazione, leasing o concessione o al 30% (50% per le strutture ricettive) del canone per contratti di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda, comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.
Il D.L. 34/2020 prevedeva inoltre:
• L’applicazione del credito d’imposta in misura piena per:
o le strutture alberghiere, termali e agrituristiche, le agenzie di viaggio e turismo e i tour operator (attività riconducibili alla sezione 55 di cui ai codici ATECO), o le imprese che hanno iniziato l’attività a partire dal 1/1/2019, o i soggetti che, a far data dall'insorgenza dell'evento calamitoso, hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di comuni colpiti dai predetti eventi i cui stati di emergenza erano ancora in atto alla data di dichiarazione dello stato di emergenza da Covid-19
o la generalità delle imprese che hanno realizzato ricavi o compensi di ammontare non superiore a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente.
•L’applicazione del credito d’imposta in misura ridotta (20% o 10%) alle imprese che esercitano attività di commercio al dettaglio e che hanno realizzato, nel precedente periodo d’imposta, un ammontare complessivo di ricavi o compensi superiore a 5 milioni di euro.
La misura introdotta dal D.L. 34/2020 si applicava ai canoni pagati con riferimento ai mesi di marzo, aprile, maggio e giugno 2020 (o, per le strutture turistico ricettive con attività solo stagionale, aprile, maggio, giugno e luglio 2020).
Il “Decreto Ristori” ha, in sintesi:
• esteso l’applicazione del credito d’imposta ai mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020 solo per le imprese maggiormente colpite dalle nuove misure restrittive (imprese che esercitano le attività previste nell’allegato 1 al decreto);
• eliminato, per le suddette imprese, i limiti legati ai ricavi e/o compensi realizzati nel periodo d’imposta precedente;
• mantenuto la condizione legata al calo del fatturato e/o dei corrispettivi.
Alla luce di quanto sopra, pertanto, potranno beneficiare del credito d’imposta nella misura del 60% dei canoni di locazione, leasing o concessione di immobili aventi le caratteristiche previste o del 30% dei canoni per contratti di servizi a prestazioni complesse o affitto di rami d’azienda (che comportino l’utilizzo di immobili) le imprese che:
• esercitano in misura prevalente le attività elencate nell’allegato 1 al DL (vedasi tabella allegata) e
• hanno subito/subiranno nel corso dei mesi del 2020 previsti dai decreti un calo del fatturato e/o dei corrispettivi mensili pari ad almeno il 50% rispetto agli stessi mesi del 2019.
Come da lei giustamente riportato, l’articolo 8 del decreto 137/2020 riconosce il credito d’imposta alle imprese sopra citate “indipendentemente dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d'imposta precedente”. Pertanto non si ritiene più applicabile la riduzione delle percentuali del credito d’imposta per le imprese che hanno registrato nel 2019 ricavi/compensi superiori a 5 milioni di Euro.
Si ricorda infine che, come indicato dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 14/E del 6/6/2020:
• il rispetto del requisito del calo del fatturato deve essere verificato mese per mese
• il credito d’imposta spetta in relazione ai canoni pagati con riferimento ai mesi in cui si è verificato il suddetto calo di fatturato.
Rispetto al DL RIstori per calcolare la perdita del mese di aprile si deve considera che a) aprile 2020 deve essere inferiore "ai due terzi" del 2019 quindi ad esempio i due terzi di 800€ sono 533€. oppure b) inferiore dei 2/3 del 2019 quindi inferiore al 66% del 2019
L’articolo 1 del D.L. 28/10/2020, n. 137 prevede il riconoscimento di un contributo a fondo perduto ai soggetti interessati dalle misure restrittive introdotte dal DPCM del 24/10/2020 (soggetti che svolgono come attività prevalente una di quelle riferite ai codici Ateco di cui all’allegato 1 del DL).
I soggetti che hanno iniziato l’attività prima del 1/1/2019 possono ottenere il beneficio “a condizione che l'ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell'ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019”.
Per poter ottenere il beneficio è perciò necessario aver subito nel mese di aprile 2020 una riduzione di fatturato di almeno il un terzo rispetto al mese di aprile 2019.
Ad esempio, fatto 150 il fatturato di aprile 2019, il fatturato di aprile 2020 deve essere inferiore a 100 (2/3 di 150).
Il soddisfacimento della condizione non è richiesto per i soggetti che hanno “attivato la partita IVA” a partire dal 1/1/2019.
Ai fini del calcolo del fatturato occorre far riferimento alla data di effettuazione dell’operazione.
Per ulteriori dettagli in merito alle modalità di calcolo del fatturato è possibile far riferimento alla Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 22E del 21/7/2020 in tema di Contributo a fondo perduto ex art. 25 del DL 34/2020.
Delivery: nel caso di consegna fatta da personale diretto e non intermediato da Glovo, l’Iva è del 22% o può rimanere del 10% come per tutta la somministrazione?
[22 maggio 2020] Le vendite da asporto e/o la consegna a domicilio, in quanto considerate cessioni di beni non rientrano tra le “somministrazioni di alimenti e bevande” (a cui si applica l’aliquota IVA del 10%) e, pertanto, agli effetti dell’applicazione dell’IVA, sono soggette all’aliquota propria dei singoli beni ceduti e seguono la disciplina delle cessioni per quanto riguarda il momento impositivo. Ulteriori approfondimento potrebbero essere necessari nel caso specifico.
È prevista l’estensione della sospensione del pagamento delle utenze (luce, gas, acqua, rifiuti) prevista per la zona rossa a tutto il territorio nazionale o almeno alle imprese appartenenti ai settori elencati all’art. 61 del Decreto Legge 17 Marzo 2020 n.18?
[25 marzo 2020] L’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente ha stabilito con la Delibera 17 marzo 2020 75/2020/R/, l’ambito di applicazione del DL Cura ITALIA, ribadendo che detto decreto è stato emanato per aiutare i consumatori presente in quella che era definita “zona rossa", ovvero per i Comuni di Bertonico, Casalpusterlengo, Castiglione D’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini. Pertanto la sospensione dei pagamenti fino al 30 aprile 2020 ad oggi non si applica a livello nazionale.
Il Decreto n.18 17/3/20 art. 61 fa riferimento a soggetti che gestiscono l'attività di ristorazione, gelaterie, ecc. ma non tratta il concetto di "prevalenza". L'agevolazione ex art 61 si applica a chiunque eserciti l'attività di ristorazione a prescindere dal carattere esclusivo della stessa?
[20 marzo 2020] L’ Agenzia delle Entrate con la  Risoluzione n. 12/E individua i codici ATECO relativi alle attività interessate dalla sospensione di cui all’art.61 comma 1. In assenza di istruzioni specifiche a riguardo, pare poter ragionevolmente sostenere che i soggetti che hanno comunicato l'esercizio di quelle attività in forma esclusiva ne avranno beneficio pieno, mentre i soggetti che avranno comunicato l’attività come principale o secondaria ne avranno un beneficio limitato a ritenute e contributi del personale addetto ai punti vendita rientranti nella codifica ATECO.
Leggendo il testo del DL, personalmente non ho colto come decadenziale l’eventuale mancato pagamento del canone di competenza marzo entro la scadenza fiscale di aprile, per poter beneficiare del credito d’imposta? Per poter beneficiare del credito d’imposta pare logico che prima si debba aver pagato il canone di marzo, vorrei sapere se vi sia effettivamente la previsione di tale decadenza o se, invece, si può considerare che il credito d’imposta possa essere beneficiato in una qualsiasi delle (successive) scadenze fiscali dell’anno 2020 (sempre a condizione che sia prima avvenuto il pagamento del canone competenza marzo).
[19 marzo 2020] La misura è utilizzabile,  in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del D.Lgs. n. 241 del 1997. Pertanto il credito d’imposta determinato,  potrà essere utilizzato con riferimento alle scadenze fiscali anche successive al mese di Aprile.
Quale codice si deve utilizzare per portare in detrazione gli affitti nell'F24?
[23 marzo 2020] Con la risoluzione 13/E del 20 marzo l’Agenzia delle Entrate ha comunicato la predisposizione del codice tributo da usare per compensare il credito d’imposta del 60% a titolo di bonus affitti. Il codice tributo da utilizzare è 6914.
Ci sono aggiornamenti su possibile slittamento pagamento F24 previsto per il 20 marzo?
[20 marzo 2020] Come confermato dal Vademecum predisposto dall'Agenzia delle Entrate, gli articolo 60, 61 e 62 D.L. 18/2020 hanno regolamentato le proroghe dei versamenti fiscali e contributivi legati all’emergenza coronavirus; vi sono però alcuni versamenti, come la tassa di concessione governativa per la vidimazione dei libri sociali, e le ritenute diverse da quelle di lavoro dipendente e assimilato (in particolare, quelle legate a compensi professionali ovvero quelle relative a provvigioni), che non hanno ricevuto una puntuale regolamentazione. La conclusione a cui si deve pervenire, logicamente poco condivisibile, ma dalla quale non pare vi possano esservi appigli per discostarsi, porta ad affermare che tali importi dovrebbero essere versati oggi, 20 marzo; si tratta infatti di versamenti non coperti da alcuna delle ipotesi di proroga contenute nei successivi articoli 61 e 62. L’unica ipotesi in cui il differimento di tali somme (tassa di concessione governativa per la vidimazione dei libri sociali, e altre ritenute) è ammissibile è quella relativa ai soggetti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nei comuni della c.d. “ex zona rossa” (allegato 1 al D.P.C.M. 01.03.2020) - province di Bergamo, Cremona, Lodi e Piacenza. Per tali soggetti opera infatti un differimento specifico, diverso e più ampio: l’articolo 62, comma 4, D.L. 18/2020 stabilisce infatti che “restano ferme le disposizioni dell’articolo 1, D.M. 24 febbraio 2020”, il quale, nel definire la sospensione, faceva riferimento generalizzato ai versamenti in scadenza entro il 31 marzo (che ora devono essere adempiuti entro il 31 maggio).
Come si fa a certificare l’ammontare degli affitti da pagare?
[17 marzo 2020] Per quanto concerne l’ “autocertificazione” per la determinazione del credito d’imposta, pur non avendo ad oggi delle linee guida suggeriamo di procedere fascicolando quanto segue: 1) Copia dei contratti di locazione ricompresi nel Decreto Legge 17 marzo 2020 n. 18 c.d. “Cura Italia” ; 2) Copia delle ricevute di pagamento (disposizioni bancarie etc.) con riferimento ai canoni pagati per la mensilità corrente (marzo 2020).
Come funziona operativamente il credito di imposta per i negozi?
[17 marzo 2020] Il Decreto “Cura Italia” - pubblicato in G.U. il 17 marzo 2020 - prevede all’art. 62 un credito di imposta per i commercianti pari al 60% dell’ammontare del canone di locazione con riferimento al mese di marzo, purché relativo agli immobili rientranti nella categoria C1 da utilizzare esclusivamente in compensazione, mediante modello F24 a partire dal mese di aprile. È utile ricordare che gli immobili rientranti nella categoria C1 sono in generale quei locali per cui è riconosciuta la destinazione commerciale mentre nel dettaglio si parla di negozi e botteghe utilizzati per un commercio diretto, per condurre affari e per esercitare la vendita al pubblico. Pertanto occorre verificare entrambi i requisiti ovvero che il canone di locazione sia relativo ad immobili C1 e che  in tali locali venga svolta attività di vendita  al pubblico.  
La proroga dei versamento Iva è estendibile anche agli obblighi di emissione fatture?
[17 marzo 2020] Allo stato attuale si ritiene che la proroga degli adempimenti prevista dal Decreto Legge 17 marzo 2020 n. 18 (c.d. “Cura Italia") - approvato dal Consiglio dei Ministri e pubblicato in Gazzetta Ufficiale - “Recante misure di potenziamento del servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, non sia estendibile agli obblighi di emissione delle fatture elettroniche e scontrini telematici. Tali obblighi, infatti, hanno valenza prevalentemente commerciale tra le parti.

Sicurezza

GREEN PASS - I soggetti esenti dalla campagna vaccinale possono accedere alle attività e ai servizi per i quali è richiesto il green pass, "base" o "rafforzato"?
[11.02.2022] Sì, i soggetti esenti dalla campagna vaccinale sulla base di idonea certificazione medica possono accedere liberamente a tutte le attività e a tutti i servizi che richiedono il green pass, sia esso "base" o "rafforzato", presentando la certificazione di esenzione dalla vaccinazione anti-COVID-19 anche in formato cartaceo. Con la prossima adozione di un apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sarà consentito il rilascio in formato digitale di tale certificazione, che potrà essere verificata nel rispetto della disciplina in materia di privacy anche per mezzo dell’app Verifica C-19.
Dal 15 febbraio il green pass rafforzato (vaccinazione o guarigione) è esteso ai lavoratori pubblici e privati dai 50 anni di età, per l’accesso ai luoghi di lavoro. E’ stato specificato come attuare i controlli? Chiedo questo perché, per come adesso è configurata l'app 19, i datori di lavoro sarebbero costretti a chiedere l'età e poi scegliere la modalità di controllo (base o rafforzato).
[04.02.2022]Attualmente i controlli devono essere fatti utilizzando la app “VerificaC19”, che consente una scelta fra tre tipologie di verifiche: verifica base, verifica rafforzata e booster. Ovviamente, nel caso in cui il datore di lavoro (e, di conseguenza, il soggetto da lui incaricato al controllo) sia a conoscenza dell'età del dipendente da controllare, selezionerà la tipologia di verifica prima del controllo. Qualora invece il datore di lavoro (ovvero il soggetto incaricato al controllo) abbia dei dubbi sull'età del soggetto controllato, inizierà la verifica impostando la app su "verifica rafforzata " e, solo nel caso in cui la verifica dia esito negativo (non in possesso di green pass valido), provvederà a chiedere l'età al dipendente e, conseguentemente, nel caso in cui il dipendente dichiari di avere meno di cinquant'anni, provvederà a ripetere la verifica con impostando la App su "verifica base ". Segnalo, tuttavia, che è la stessa App "verificaC19" che, oltre ad indicare il nome e cognome del soggetto controllato, ne indica anche la data di nascita: risulta pertanto abbastanza semplice calcolare l'età del soggetto controllato (ad esempio, se oggi controllo un dipendente e, dall'app, risulta nato il 31-01-1972, so per certo che quel soggetto ha appena compiuto cinquant'anni e, quindi, per accedere al posto di lavoro dovrà essere in possesso di “green pass rafforzato").
Confermate che dal 01/02 saranno operativi entrambi i controlli del GP base in tutti i negozi in tutte le aree a prescindere dal colore e, in aggiunta, solo per le zone arancioni per i negozi all'interno dei centri commerciali nei gg festivi e pre-festivi il controllo sarà del GP rafforzato? Con riferimento all'obbligo di GP per i negozi a partire dall'01/02 come ci si comporta per i bambini? L'obbligo di GP base o rafforzato in zona arancio nei c.c. vale per tutti? Quindi un bambino/adolescente senza GP non potrà entrare in negozio? E’ necessario verificare l'età per escludere i bambini sotto i 5 anni?
[28/01/2022]Il D.L. 1/2022, amplia, attraverso l’introduzione del comma 1 bis dell’art.9, le attività per cui è richiesto l’uso del Green Pass. Lo stesso, modifica, inoltre, anche il comma 3 del suddetto articolo, che disciplina i casi per cui non è richiesto il Green Pass, stabilendo che “le disposizioni di cui ai commi 1 e 1-bis non si applicano ai soggetti di età inferiore ai dodici anni”. Pertanto, per quanto riguarda i minori di 12 anni, così come previsto dal D.L. n. 1/2022, non è richiesto il possesso del Green Pass, nemmeno per tutte le attività per cui è invece richiesto agli over 12. Il D.L. 7 gennaio 2022, n. 1 ha esteso le attività per cui, su tutto il territorio nazionale, è necessario, dal 1° febbraio 2022, il Green Pass. Per quanto riguarda l’accesso ai centri commerciali e ai negozi al suo interno, nei giorni festivi e prefestivi, l’accesso è consentito in zona arancione solo con il Green Pass rafforzato; nei giorni feriali, sempre in zona arancione, non è invece necessario il Green Pass rafforzato.
La Proprietà di un centro commerciale in cui siamo presenti ci ha informato che effettueranno direttamente loro i controlli all’ingresso. Quindi, in teoria, noi non dovremo effettuarli? In caso di controllo da parte dell’autorità all’interno del nostro PV, se un green pass risulta scaduto es. perché ottenuto con tampone, che risulta valido all’ingresso ma poi scade durante il giorno, in capo a chi ricade la responsabilità. A detta del centro commerciale ricadrebbe solo sul cliente. Potete confermare se in effetti è così? All’interno del centro ci sono due ottici nei quali il cliente può accedere senza Green Pass ma firmando solo un’autocertificazione all’ingresso del centro. Nel caso in cui questo cliente acceda al nostro punto vendita senza un valido Green pass, in capo a chi ricade la responsabilità in caso di controllo da parte dell’autorità?
[28/01/2022]Per quanto riguarda i controlli del Green Pass, è possibile effettuarli anche a campione (nello specifico l’art. 9 bis, comma 4 del D.L. 52/2021 prevede che “In caso di controlli a campione, le sanzioni di cui all'articolo 13 si applicano al solo soggetto privo di certificazione e non anche agli organizzatori che abbiano rispettato gli obblighi informativi.”). Qualsiasi dubbio in proposito – se mai ce ne fossero - è risolto anche dalle FAQ del Governo, che espressamente prevede tale possibilità (https://www.governo.it/it/articolo/domande-frequenti-sulle-misure-adottate-dal-governo/15638#zone). Pertanto, qualora in caso di controllo nel punto vendita, un soggetto non dovesse avere il Green Pass, quest’ultimo sarebbe responsabile della sua condotta e sanzionabile.
Quali sono le linee guida a livello normativo nel caso di un dipendente che, pur essendo preposto ai controlli, di fatto non effettua il controllo come dovrebbe?
[28/01/2022]Nel caso in cui il datore di lavoro assegni ad un proprio dipendente il compito di controllare il green pass sia degli altri dipendenti sia, più in generale, di tutte le altre persone che accedono nei locali aziendali e, questo dipendente, ometta di effettuare controlli, quest'ultimo è passibile di sanzioni disciplinari secondo quanto previsto dalla contrattazione collettiva. Ovviamente una singola omissione non potrà in ogni caso comportare il licenziamento del dipendente; tuttavia, nel caso in cui il dipendente dovesse reiterare per più giorni la stessa omissione, rifiutandosi di effettuare i controlli previsti dalla legge, a mio avviso si potrebbe addirittura arrivare al licenziamento per giustificato motivo soggettivo (per gravi inadempimenti contrattuali).
Per i controlli dei green pass da effettuare ai clienti è necessario incaricare gli addetti dei negozi con delega formale (come fatto per il controllo sui dipendenti) oppure no?
[28/01/2022] A nostro parere non esiste una norma che imponga al datore di lavoro di consegnare una formale delega scritta al dipendente incaricato di effettuare i controlli green pass da effettuare nei confronti dei clienti. Tuttavia, riteniamo che sia comunque opportuno che tale incarico venga conferito per iscritto. Questo per due ordini di motivi: - per un motivo di carattere amministrativo e gestionale, perché è comunque preferibile che ci sia traccia scritta di chi sia autorizzato a effettuare tale controllo nei confronti di soggetti terzi (i clienti); - per un motivo di carattere "disciplinare", in quanto, qualora il dipendente non effettui il controllo imposto dalla legge e richiesto dal datore di lavoro, sarà più semplice provare l'affidamento dell'incarico e conseguentemente, sarà più agevole l'instaurazione di un eventuale azione disciplinare nei confronti del dipendente.
Sanificazione capi provati negozi abbigliamento: oltre alle numerose raccomandazioni (spesso discordanti) esiste una fonte normativa che obbliga alla quarantena dei capi provati e non acquistati? Quali e quante sono le fonti che parlano di questo argomento?
[03 giugno 2020] Il Ministero della Salute parla nello specifico di sanificazione dei camerini di prova e della disinfezione dei tessuti. Non esiste normativa specifica che obbliga la quarantena dei capi, ma c’è comunque l’obbligo di sanificare i capi provati e non acquistati. La quarantena è la strada più facile e meno costosa. In caso contrario, come prassi proposta dal documento predisposto dal Ministero della Salute può scegliere tra: 1) Vapore secco 2) Radiazioni UVC 3) Lavaggio dei capi in acqua o a secco. Personalmente penso che la quarantena sia ancora la strada più facile, non costosa e che soprattutto non sciupa un capo. Assolutamente impensabile pensare di non adottare alcuna strategia di prevenzione e lasciare che un capo provato venga rimesso in commercio senza alcun problema, come si faceva prima della pandemia. Se non volete prevedere alcuna forma di sanificazione in questo senso, è opportuno che venga segnalato ai clienti.
In merito al protocollo anti Covid di azienda multilocalizzata, è possibile avere un unico documento oppure è necessario produrne specifici per punti vendita?
[20 maggio 2020] Le aziende multilocalizzate - vale a dire quelle che hanno più sedi o negozi sul territorio nazionale - possono adottare un unico protocollo sanitario anti-Covid, soprattutto se (come sono di solito le aziende del retail) i vari negozi hanno tutti le medesime caratteristiche e sono molto simili per organizzazione e struttura. L'unico accorgimento è quello di coinvolgere nel Comitato di sicurezza (previsto nell'allegato 6, art. 13 del DPCM del 26-04-2020) le RSA (se esistenti) delle varie unità produttive. Ovviamente il protocollo unico può poi prevedere situazioni e soluzioni particolari, nel caso in cui una o più sedi abbia particolari esigenze o differiscano dalle altre per struttura logistica e/o organizzazione del personale.
Settore NON FOOD - Sicurezza nel punto vendita: pulizia, sanificazione e areazione degli spazi
[12 maggio 2020] Principali FAQ: clicca qui
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