Resca Confimprese: «Verso la chiusura totale dei negozi»

Resca Confimprese: «Verso la chiusura totale dei negozi»

Milano, 10 marzo 2020 – Fatturati a picco, afflusso consumatori azzerato. Con queste premesse, i retailer vanno verso la chiusura dei negozi in tutta Italia per salvaguardare la salute dei dipendenti e ottemperare alle misure stabilite dal Governo.

«Nell’attuale gravissima situazione di emergenza sanitaria nazionale e internazionale – specifica Mario Resca, presidente Confimprese – ci sono interessi superiori e preminenti cui le nostre scelte imprenditoriali devono necessariamente ispirarsi: la salute pubblica (ex art. 32 della Costituzione), la salute dei nostri dipendenti (ex D. lgs. 81/2008) e la nostra salute individuale (ex artt. 2 e 32 della Costituzione). Pertanto le nostre aziende chiuderanno i negozi su tutto il territorio nazionale».

I provvedimenti adottati dall’autorità pubblica per contenere l’emergenza sono da considerarsi causa di forza maggiore ai fini della disciplina dell’inadempimento delle obbligazioni secondo gli articoli 1218, 1256, 1258, 1463 e 1464 del codice civile. Questo esclude la responsabilità del debitore che ritarda o non esegue l’adempimento delle sue obbligazioni contrattuali. Analoghi esoneri da responsabilità andrebbero riconosciuti anche per gli operatori che, pur non essendo direttamente interessati dalle misure di contenimento, ne subiscono indirettamente gli effetti, riscontrando condizioni di impossibilità oggettiva nella gestione delle normali attività.

«I provvedimenti restrittivi che vietano qualsiasi forma di aggregazione pubblica o privata, come il caso di outlet e centri commerciali e il droplet imposto alle aziende della ristorazione, impattano direttamente sui retailer. Tale riconoscimento potrebbe agevolare una moratoria sul pagamento dei canoni di locazione a centri commerciali e outlet da parte dei retailer per il periodo di emergenza. Si tratta di canoni già elevati, che in media incidono dal 10 al 20% sul fatturato del singolo punto vendita e sono insostenibili nell’attuale contesto di riduzione del giro d’affari del 50%, in particolar modo per piccoli imprenditori in franchising» conclude Resca.