Resca, Confimprese: «Tiene il commercio a catena sostenuto dal franchising»

Confimprese conferma la buona tenuta del commercio a catena rispetto al commercio tradizionale, penalizzato dal successo dell’online. La curva delle aperture negli ultimi 10 anni è sempre stata incrementale e ha guadagnato su base annua sempre qualche punto percentuale: sono almeno 30mila sono i nuovi punti vendita aperti

Milano, 27 febbraio 2023 – «Negli ultimi 5 anni, nonostante le grandi difficoltà imposte dalla pandemia e dall’avvento dell’online – commenta Mario Resca, presidente Confimprese –, le realtà del commercio moderno hanno continuato ad aprire punti vendita sia pure in maniera più contenuta rispetto al passato. Le insegne afferenti a Confimprese (450 brand commerciali, 90mila punti vendita, 800mila addetti) hanno reso più vivi i centri città e i centri commerciali aprendo una media di 1000 negozi dal 2018 al 2022. Il 2021 è stato un anno di razionalizzazione per il retail, messo in ginocchio dalla pandemia e dalle chiusure prolungate degli esercizi commerciali, mentre il 2022 si è aperto con una maggiore consapevolezza sulla strategia da seguire per il rafforzamento della rete distributiva. Le aziende che noi rappresentiamo mostrano una maggiore tenuta rispetto al commercio al dettaglio sottoposto a molteplici difficoltà. La colpa delle chiusure del commercio tradizionale è da attribuire in gran parte all’online, mentre il successo delle catene di negozi è rappresentato dal vantaggio delle economie di scala, dal rapporto di fiducia con il consumatore, attuato attraverso nuove strategie di comunicazione che mettono il cliente al centro della propria attività. Le catene sostituiscono il piccolo imprenditore isolato perché offrono fiducia».

Negli ultimi 10 anni il successo del retail è evidente: sono almeno 30mila sono i nuovi punti vendita aperti che si sono sviluppati in via autonoma. Nel più vasto panorama del retail, il franchising conquista vette importanti e apre in maniera trasversale la strada a un’attività su numerosi settori merceologici, con investimenti che possono essere molto contenuti (il 31%delle aziende richiede un investimento iniziale compreso tra i 20 ed i 50mila euro) o raggiungere cifre importanti per investitori che desiderano diversificare l’attività.  Si tratta di un settore che negli anni della crisi non ha interrotto la crescita sia grazie alle aziende retail che hanno rivisto la propria strategia, l’organizzazione e l’offerta commerciale, sia ai franchisee che hanno utilizzato diverse leve gestionali per reagire al momento di difficoltà, frazionando i volumi di acquisto, gestendo riordini e stock, minimizzando il circolante investito in scorte.