Resca, Confimprese: «Il private equity decolla nel retail: 2016 anno record. Investiti oltre 1.8 miliardi di euro»

Resca, Confimprese: «Il private equity decolla nel retail: 2016 anno record. Investiti oltre 1.8 miliardi di euro»

 

(Milano, 24 maggio 2017) – Il settore retail & consumer product italiano è diventato appetibile per gli investitori di private equity e di private debt. Il 2016 risulta essere un anno top per le operazioni di private equity: 28, di cui 14 nei beni di consumo e 10 nel food & beverage e 4 nel retail & wholesale. A triplicare anche il valore totale dei deal con una media investita per operazione di 88 milioni rispetto ai 38 dell’anno precedente. Il valore della transazioni, per le quali è stato reso pubblico il prezzo, ha così toccato 1.8 miliardi di euro. Per mettere a fuoco lo stato dell’arte del settore e il livello di maggiore attenzione riservato dagli operatori al retail & consumer products, la società di consulenza EY ha condotto per Confimprese un’analisi specifica sul mondo del PE.

«Il private equity – spiega Mario Resca, presidente Confimprese – segue con crescente attenzione il mondo del retail a riprova dell’attrattività e forza delle catene italiane. Il PE ha dimostrato di valutare a multipli crescenti le prospettive di sviluppo del retail, che vale in totale in Italia circa 900 miliardi di euro stimato in crescita del 2,3% entro il 2020, mentre i sotto settori analizzati, beni di consumo, food & beverage e retail & wholesale, ammontano a 400 miliardi con un incremento dell’1,4 per cento. Il retail attira i player PE perché offre la possibilità di implementazione di fatturati e utili attraverso la valorizzazione degli asset principali. Le operazioni di PE massimizzano il valore della quota venduta e permettono la crescita di valore di quella residua».

Ad attirare l’attenzione degli analisti è il numero crescente di investitori stranieri nelle aziende italiane.

«In considerazione delle recenti transazioni di private equity e di private debt eseguite in Italia negli ultimi due anni – commenta Stefano Vittucci di EY – il settore retail & consumer product ha dimostrato di attirare l’interesse sia di investitori Italiani che stranieri, con multipli sull’ebitda frequentemente superiori al sette e un numero crescente di operazioni di finanziamento tramite strumenti di debito».

Ma c’è di più. Considerando il quadriennio 2013-2016 i fondi italiani non guidano più la top list dal 2012, anno in cui la forbice tra italiani e stranieri era piuttosto ampia: sul totale di 28 deal nei sotto settori analizzati, gli investitori italiani ne avevano portati a termine ben 21, mentre i fondi esteri solo 7. Oggi c’è stata un’inversione di tendenza e ad avere la meglio sulle nostre imprese sono gli stranieri, che hanno chiuso 15 transazioni sulle 28 totali. Qualche nome? Thom Europe, detenuto tramite partecipazione maggioritaria da Bridgetpoint, ha acquisito Stroili Oro nel 2016; Taste of Italy è entrato nel 2015 nel capitale di La Piadineria; Lion Capital nel 2014 si è aggiudicato il gruppo di calzature Pittarosso.

«Se da un lato l’arrivo di investitori esteri può essere visto come un impoverimento del tessuto economico nazionale, dall’altro apportano capitali freschi e un sostegno all’internazionalizzazione, un trend che negli ultimi anni procede a doppia cifra» conclude Resca.