Resca, Confimprese: «Odontoiatria: a rischio 17mila posti di lavoro»

Milano, 26 novembre 2019 – Confimprese scende in campo a fianco di Ancod, l’Associazione nazionale centri odontoiatria associata a Confimprese, minacciata dall’emendamento 55.0.115 proposto dalla commissione bilancio 2020, che mette a rischio l’intero settore dell’odontoiatria organizzata.

«Nel segnalare l’incertezza normativa, ci ritroviamo ancora una volta dopo la battaglia sulle chiusure festive dei negozi – afferma Mario Resca, presidente Confimprese – a sostenere presso il legislatore la libertà di fare impresa. A rischio ci sono 17mila posti di lavoro nel settore dei gruppi organizzati odontoiatrici che vale 800 milioni di fatturato. Facciamo appello alle istituzioni affinché sostengano il diritto al lavoro e alla libera concorrenza, affrancandosi dall’approvare un provvedimento che mira a inasprire il quadro normativo di riferimento. Tuttavia, apprezziamo che proprio oggi la commissione abbia dichiarato inammissibile il comma 1 dell’emendamento, che dispone che dal 2022 gli studi odontoiatrici possano essere solo società tra professionisti iscritti all’albo e ci auguriamo che tale decisione sia definitiva».

Da qualche anno è in atto una lotta da parte dei dentisti individuali, evidentemente disturbati dalla concorrenza portata dagli operatori organizzati, avendo storicamente tenuto prezzi alti (in Italia prezzi tra i più alti d’Europa) e, in molti casi, mantenuto limitata trasparenza tariffaria e contabile. Nella legge di bilancio 2019 sono invece state approvate 2 norme – anch’esse anticostituzionali – che restringono fortemente la capacità di comunicare i propri servizi nella sanità, colpendo prevalentemente il settore odontoiatrico che opera per il 96% in forma privata.

«Siamo scioccati – avverte Michel Cohen, presidente Ancod – che possa passare nelle more della legge di bilancio un emendamento incostituzionale senza alcun senso, perché sono proprio i gruppi organizzati dell’odontoiatria a offrire soluzioni di qualità alle fasce più deboli, oggi non coperte dai Lea, cioè i livelli essenziali di assistenza. Il nostro settore vale l’8% del mercato odontoiatrico italiano, conta su 800 centri e 9mila medici odontoiatri. Tali norme sono gravemente lesive di un sano sviluppo del settore».