Resca, Confimprese: «Il retail guarda alla finanza. Per contrastare l’online»

 

(Milano 23 novembre 2018) – C’è un rapporto sinergico tra finanza e retail, con il primo che fornisce le risorse necessarie per stimolare la crescita in Italia e all’estero delle reti commerciali. Una priorità in questo ciclo economico in cui il mondo del retail cerca di rintuzzare l’offensiva dell’ecommerce. Per stare al passo con le vendite online cresciute quest’anno del 16% sul 2017 con un fatturato di 27,4 miliardi di euro, di cui 3,9 spesi dai consumatori stranieri che acquistano il made in Italy sui portali Internet. Il carrello della spesa digitale sfiora così il 6,5% sul totale della spesa degli italiani, mentre il delivery (cibo a domicilio con rider) ha una penetrazione del 7%, stimata al 30% nel prossimo biennio, con una quota di mercato del 3.3% sul totale ristorazione. Ciò nonostante al consumatore continua a piacere il negozio fisico: le ultime rilevazioni Confimprese segnalano nel fashion il 49% degli acquirenti ancora attratto dall’esperienza fisica in negozio contro il 37% di chi acquista online. Se ne è parlato oggi a Milano a Palazzo Mezzanotte nel corso dell’incontro Finanza  & retail. Nuovi canali e nuovi strumenti per l’attrazione di finanziamenti e investimenti promosso da Confimprese.

«Molti analisti e investitori – commenta Mario Resca, presidente Confimprese – considerano i big dell’online dei formidabili realizzatori di utili e fatturati destinati a soppiantare i canali di vendita tradizionali, tanto da pensare all’online e al delivery come un iceberg contro cui il retail rischia di urtare pericolosamente. Per evitare l’impatto è necessario adottare nuovi modelli organizzativi e risorse. Lo stanno già facendo alcuni grossi player, che nell’online e nel delivery vedono insieme una minaccia e un’opportunità per avviare una nuova attività dedicata solo a questo canale».

La strada da percorrere, oltre all’innovazione, passa anche dalla finanza da intendersi sia come l’ingresso nel capitale aziendale di fondi di private equity sia come quotazione in Borsa. Quest’ultima nel retail è ancora agli albori. Le imprese presenti sul listino al momento sono ancora poche – Unieuro, Autogrill, Eprice, Amplifon, Geox, Stefanel, Bialetti, Oviesse – ma testimoniano che anche in questo settore qualcosa si sta muovendo e che la quotazione può essere un passo decisivo per rastrellare capitali da investire in innovazione e per contrastare l’avanzata dell’online.

«Tra i maggiori e più evidenti benefici dello sbarco in Borsa – prosegue Resca – vi è la possibilità di raccogliere risorse fresche emettendo nuove azioni. Uno strumento, quello dell’aumento di capitale riservato al mercato, che ben figura tra le modalità di finanziamento alternative al classico canale bancario. Spesso le aziende che si quotano non emettono nuove azioni e finanziano la crescita grazie alla capacità di generare cassa, ma lo status di quotate fornisce la credibilità per poter accedere in ogni momento al mercato».

 

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