Resca, Confimprese: «Cavalieri del lavoro, imprenditrici e manager: il 20% dei nostri numeri uno è donna. In aumento le imprenditrici anche nel franchising»

Resca, Confimprese: «Cavalieri del lavoro, imprenditrici e manager: il 20% dei nostri numeri uno è donna. In aumento le imprenditrici anche nel franchising»

Resca, Confimprese: «Cavalieri del lavoro, imprenditrici e manager: il 20% dei nostri numeri uno è donna. In aumento le imprenditrici anche nel franchising»

Il Rapporto Confimprese 2016 evidenzia un’importante presenza di quote rosa nelle aziende associate

(Milano, 26 settembre 2016) – Le donne non dovevano certo aspettare le mosse del legislatore, che in febbraio ha dato il via libera definitivo alle quote rosa nei consigli regionali, per ritagliarsi un ruolo di primo piano all’interno di aziende familiari e non. A parte la politica che, con la legge 120 del 2011 ha fissato a un terzo le quote rosa nei cda delle aziende quotate, il Rapporto Confimprese 2016 evidenzia un’importante presenza femminile nei centri di potere delle aziende nei diversi settori merceologici che compongono la base associativa.

«L’Italia – spiega Mario Resca, presidente Confimprese – soffre di ritardi enormi nell’uguaglianza di genere sul mercato del lavoro. Nonostante ci siano più donne laureate che uomini – 155 ogni 100 uomini – la percentuale di donne disoccupate o precarie è pari al 47%, dato che relega l’Italia al terzultimo posto in Europa, seguita solo da Grecia e Malta. Di contro l’occupazione maschile resta stabile al di sopra dell’80 per cento. Nelle nostre aziende vi sono, invece, numerose donne in posizione di vertice sia imprenditrici sia manager».

Anche nel franchising crescono le quote rosa, non solo all’interno dei punti vendita, soprattutto quelli del fashion dove prevale la presenza di addette alla vendita, ma anche nel mondo imprenditoriale.

«I franchisor, infatti, che dichiarano di avere in prevalenza affiliati donne sono passati dal 27,2 del 2008 al 33,3% del 2015. I settori di franchising dove le donne sono coinvolte riguardano soprattutto la gestione di negozi di abbigliamento, accessori moda, intimo, cosmetici e profumi, gioielli, prodotti dietetici e di servizi come centri di fitness e bellezza, articoli e servizi per i bambini» conclude Resca.

Focus sulle donne delle aziende Confimprese: Cavalieri del Lavoro, imprenditrici, manager

Il Rapporto Confimprese 2016 sulla presenza femminile in posizioni di vertice nelle aziende associate evidenzia il 20% di donne al potere rispetto ai colleghi uomini. A cominciare da tre imprenditrici che vantano l’onorificenza di Cavaliere del Lavoro.

Occupa un posto a sé nel gotha dei grandi imprenditori nazionali Inge Feltrinelli, tedesca di nascita e moglie di Giangiacomo Feltrinelli, indomita presidente dell’omonima casa editrice che ha fatto la storia della milanesità culturale in Italia e nel mondo. Con un glorioso passato da fotoreporter – è autrice di alcuni scatti celebri come i ritratti di Greta Garbo, John Fitzgerald Kennedy, Winston Churchill ed Ernest Hemingway – Inge Feltrinelli è considerata tra le personalità più importanti e cosmopolite nell’ambito dell’editoria e della cultura. Oggi a 85 anni, continua a occupare il suo ufficio in Feltrinelli e, come da tradizione, rappresenta il volto pubblico della casa editrice nel mondo dell’editoria internazionale.

Da Milano a Napoli il passo è breve. Imma Simioli, napoletana, classe 1966, nominata Cavaliere del Lavoro nel 2012, è presidente e amministratore delegato dal 1994 dell’azienda di famiglia Fresystem (60 milioni di euro di fatturato, 180 dipendenti), leader nazionale nella produzione di pasticceria surgelata per la prima colazione all’italiana e lo snack veloce, dolce e salato. È partner delle più grandi aziende operanti nel settore della ristorazione, con una presenza stimata in circa 100mila punti vendita in Italia. L’attuale Fresystem nasce grazie all’intraprendenza di un nucleo familiare, i Simioli, che nel 1991 acquistano la società che cresce molto velocemente grazie alle capacità imprenditoriali di Imma, che gestisce e triplica il numero dei dipendenti (all’epoca dell’acquisto erano 60), inserendoli in un ciclo produttivo di importanza nazionale. L’imprenditrice Daniela Villa, 63 anni, laurea in scienze biologiche all’Università di Pavia, è stata nominata in giugno Cavaliere del Lavoro dal presidente Mattarella. Insieme al marito nonché compagno di scuola, Franco Bergamaschi, ha fondato nel 1978 L’Erbolario, azienda che oggi fattura oltre 85 milioni di euro con 165 collaboratori, di cui il 65% donne. Nel 2015 ha venduto 15 milioni di cosmetici vegetali in oltre 5mila punti vendita, in Italia e in 46 Paesi europei ed extraeuropei. L’imprenditrice è una ricercatrice abile nel mettere in atto processi di fabbricazione che rispettino l’essenza e le qualità delle sostanze naturali, attenti alla salvaguardia dell’ambiente. Sotto la sua guida il laboratorio di R&D a stragrande maggioranza rosa, formula ogni anno più di 30 nuovi prodotti per la bellezza di viso, corpo, capelli e per la profumazione della casa.

Tra le imprenditrici di successo spiccano donne giovani che, al di là del cognome che portano, omonimo in alcuni casi all’impresa di famiglia, hanno saputo farsi strada in settori specifici del business aziendale. Nel mondo del fashion troviamo Barbara Cimmino, classe 1969, napoletana d’origine ma gallaratese d’adozione, è head of R&D product quality and basic business unit del gruppo Pianoforte, proprietario dei marchi Yamamay, Carpisa e Jaked (300 milioni di euro di fatturato, 1.800 dipendenti, oltre 1.300 negozi). Il gruppo nasce nel 2001 da un’idea della famiglia Cimmino che, dopo aver creato il marchio Original Marines, credendo fortemente nel potenziale del mondo del retail e del mercato dell’intimo, decide di investire su una nuova sfida imprenditoriale. Barbara Cimmino in questo percorso è a fianco del padre Luciano, del fratello Gianluigi e del marito Francesco Pinto. Forte della sua esperienza di prodotto, nel 2004 fonda la YamAcademy, la corporate school di Yamamay, che nasce per la formare le risorse in ambito commerciale. Inizia anche a consolidare competenze in marketing di prodotto che la vedono dapprima a capo della basic business unit e poi del dipartimento qualità, ricerca e sviluppo prodotto. Di qui il passaggio di testimone della formazione ai suoi collaboratori di fiducia, che porteranno l’Academy a diventare un’eccellenza su formazione e ricerca a beneficio di tutti i marchi del gruppo.

È sempre di origina napoletana anche la famiglia di imprenditori Pierro che ha dato vita a Camomilla Italia, di proprietà della C.M.T. Compagnia Manifatture Tessili, nata nel 1974: 45 milioni di fatturato che diventano 75 con l’indotto dei 210 punti vendita monomarca sparsi per lo Stivale. Oggi a distanza di un anno dalla scomparsa del padre Luigi, fondatore dell’azienda, la seconda generazione dei Pierro è rappresentata dai suoi 3 figli, Mario, 35 anni direttore generale, Giorgia e Annamaria, che ne hanno preso il posto perpetuandone la tradizione fashion oriented. Annamaria Pierro, 44 anni, dopo la laurea in economia e commercio, ha lavorato per 5 anni in uno studio di commercialista per poi passare a un ruolo attivo nell’azienda di famiglia dove si occupa di amministrazione, finanza e programmazione. Sua sorella Giorgia, 41 anni, invece, è entrata in Camomilla Italia subito dopo la laurea in giurisprudenza e oggi è a capo di tutta l’area del design di prodotto e del fashion. Il gruppo napoletano si è particolarmente tinto di rosa negli anni: su 60 dipendenti attuali 40 sono donne, cui si aggiungono 630 addette alla vendita che lavorano nei negozi monomarca.

Passando al fast fashion, in Tally Weijl (400 milioni di euro di fatturato, presente in 37 Paesi, 800 negozi nel mondo, di cui quasi 200 in Italia, 88% di presenza femminile) il timone è ancora e sempre saldamente in mano alla co-fondatrice, Tally Elfassi-Weijl, direttore creativo a capo dell’ufficio stile, responsabile di ogni collezione. La sua storia inizia nel 1984 in Svizzera, dove Tally Elfassi-Weijl sviluppa i suoi primi design, creando 12 collezioni l’anno e iniziando a rifornire grandi case di moda e boutique svizzere insieme al suo business partner, Beat Grüring. La capacità di Tally Weijl di creare i trend in un periodo di solo due-quattro settimane è rivoluzionaria e il just in time diventa la ricetta per l’espansione. In breve tempo, nasce l’idea di aprire negozi monomarca per avere un rapporto più stretto con i clienti. Nel 1987 Elfassi-Weijl e Beat Grüring aprono il primo store a Friburgo in Svizzera, nel 1993 si espandono in Svizzera con l’apertura dei primi negozi in franchising, per poi sbarcare in Germania e in Polonia. Nel corso degli anni, l’espansione continua al ritmo di più di 100 aperture all’anno.

Nel settore dei casalinghi come non parlare di Giannina Fontana? Ha fondato e portato al successo il franchising casalinghi Kasanova (250 milioni di fatturato, 345 negozi se si conteggiano anche i brand Coimport, Italian Factory, Kasanova+, L’Outlet del Kasalingo, Kikke e La casa sull’albero, 1.800 dipendenti di cui l’84% donne con un’età media di 34 anni), passando in tempi recenti il timone di presidente a suo figlio Mario, ma rimanendo sempre attiva in azienda, dove lavora anche la figlia Silvia che si occupa di sicurezza e immobiliare. Proprio in questi giorni Giannina Fontana ha ceduto le quote ai due figli, che le hanno cointestate per dare un segnale concreto di continuità in seno alla famiglia. La sua è una storia di donna tenace e illuminata che ha scritto una parte importante dell’imprenditoria lombarda. Partita come grossista per negozi di casalinghi negli anni Settanta, Giannina Fontana si indebita con un mutuo di 160 milioni di lire per acquistare il terreno ad Arcore dove costruire un magazzino. Il brand Kasanova nasce nel 1994, a seguito di un processo di trasformazione che porta l’azienda a inaugurare una catena di negozi in franchising a insegna Kasanova. L’amante della Casa, divenendo uno dei maggiori marchi italiani nella distribuzione dei casalinghi.  La sua idea più brillante? La lista nozze prestabilita in negozio, dove chiunque può acquistare un regalo utile per gli sposi. Ha appena dato alle stampe un libro sulla sua vita di donna e imprenditrice dal titolo Un’inaspettata felicità.

Dal fashion al food. Anche qui le donne in posizione top non mancano. Si tratta, tra l’altro, di uno dei settori che tengono maggiormente alto il made in Italy all’estero e che tutto il mondo ci invidia. Come è e dovrebbe essere per tradizione, gli eredi delle famiglie imprenditoriali non entrano in azienda subito dopo gli studi, ma si fanno le ossa presso le grandi navi scuola del marketing, dove freschi di università hanno molto da imparare. In Caffè Vergnano (38 milioni di fatturato, +7,2% di crescita nel primo semestre 2016, 22 linee di produzione, oltre 80 referenze di prodotto), Carolina Vergnano, 35 anni, laureata in Bocconi, inizia la sua carriera professionale in L’Oreal dove si occupa di marketing. Dopo l’esperienza maturata, decide di entrare in azienda nel 2005 per seguire le relazioni commerciali con l’estero e lo sviluppo del progetto Caffè Vergnano 1882, la rete di coffee shop presente in 19 Paesi, che promuove la cultura del caffè italiano e del brand in tutto il mondo. Attualmente coordina il settore export e marketing dell’azienda, che a distanza di oltre 10 anni ha aperto più di 100 locali. Tra i piani di espansione nel secondo semestre 2016 l’apertura di 3 coffee shop a Singapore e l’avvio della distribuzione in Tailandia. Dal 2010 Carolina è responsabile del progetto Èspresso, la nuova linea di capsule lanciata sul mercato lo scorso settembre e prima in Italia a essere compatibile con le macchine Nespresso.

Nelle acque minerali c’è ancora una famiglia di imprenditori napoletani a capo di un vero impero: i Pontecorvo, che tramite la loro LGR Holding nel 2005 hanno acquisito dalla francese Danone la società Italaquae dandole il nuovo nome di Ferrarelle SpA, proprietaria delle acque minerali Ferrarelle, Vitasnella, Fonte Essenziale, Santagata, Boario, Natìa e distributrice esclusiva per l’Italia del brand Evian (130 milioni di fatturato nel 2015, 851 milioni di litri venduti, 350 dipendenti, 4° player italiano a volume nelle acque minerali con il 7,9% di market share). Adriana Pontecorvo, 39 anni, laurea in lingue orientali, comincia nel 2003 all’interno dell’azienda armatoriale di famiglia, la LGR di Navigazione, in cui si occupa della gestione commerciale. L’anno seguente si trasferisce a Copenhagen, dove rimarrà per un anno, al servizio della Torm, la società danese nel cui pool commerciale erano gestite, prima dell’acquisto, le navi della flotta LGR. Rientrata in Italia in occasione dell’acquisto di Ferrarelle, marchio ritornato nuovamente nel nostro Paese grazie a questa acquisizione, il ruolo di Adriana nella neonata azienda è strategico perché finalizzato allo sviluppo del settore export e all’internazionalizzazione dei marchi Ferrarelle e Natìa. Nel 2006 è nominata consigliere presso il Consiglio nazionale dei giovani di Federalimentare. Nel 2012 viene eletta presidente del gruppo alimentazione di Assolombarda, carica che le è stata riconfermata nel febbraio 2016.
È bolognese, ha 45 anni, commercialista, dal 2004 è presidente di Sirio (50 milioni di fatturato, 570 dipendenti di cui il 70% donne, 63 punti vendita) e membro della famiglia imprenditoriale proprietaria della maggioranza del capitale. Stefania Atzori è l’artefice dell’espansione della società che, partita dalla ristorazione commerciale nei bar, nei ristoranti e all’interno di strutture ospedaliere, è approdata nel 2006 al canale autostradale, aeroportuale e fast food e oggi, con 6 concessioni all’attivo, partecipa alle gare in corso per l’assegnazione di nuovi punti di ristoro in autostrada. Nel 1998 è stata incaricata dal vecchio board di Sirio a svolgere funzione di commercialista e responsabile amministrativa (4 concessioni e 30 dipendenti). Un anno dopo entra a far parte del cda. Negli anni l’imprenditrice è riuscita ad affermare il brand Siriobar, confermando il modello di impresa familiare, dove il controllo concentrato spinge la crescita su tassi elevati.

C’è anche chi risiede all’estero come Valentina Scotti, che della Riso Scotti Danubio è amministratore delegato da un anno. Bocconiana, 32 anni, consigliere del gruppo (unica della sua generazione) appartiene alla sesta generazione – la Riso Scotti è stata fondata nel 1860 da Pietro -– ha lavorato qualche anno in Deloitte, prima di entrare in azienda. La filiale che gestisce fattura 22 milioni di euro con 50 tonnellate di riso lavorate al giorno contro le 85 della casa madre (il fatturato totale di gruppo è pari a 183 milioni di euro). La giovane imprenditrice si divide tra Bucarest e l’Italia con l’obiettivo di sviluppare il food naturale, cioè riso e derivati di tipo biologico. Valentina è anche amministratore delegato di Scotteria, di proprietà di Riso Scotti all’85%, che ha aperto il primo bistrot So ‘Riso ad Assago qualche anno fa e il secondo a Milano in corso Magenta poco tempo fa, con l’obiettivo di aprirne altri anche in Europa e in Romania soprattutto nel canale travel. Le altre due sorelle altrettanto giovani, Francesca, 29 anni, e Lucrezia, 24, sono presenti nel direttivo dell’azienda.

Concetta Langella, 70 anni, salernitana, una vita spesa nella sanità pubblica, ha fatto il salto nel mondo dell’imprenditoria scendendo a fianco del nipote Alberto, 37 anni, per creare nel 2006 con una importante partecipazione azionaria, il gruppo Penta, che riunisce sotto il suo ombrello due brand, la Yogurteria e Fry Chicken & Chips. Oggi a distanza di dieci anni l’azienda fattura un milione 700mila euro, che diventano 4 uniti al giro d’affari degli affiliati, ha un’ottantina di punti vendita in tutta Italia e ha lanciato il guanto di sfida ai colossi del take away e del franchising street food facendo leva sul concetto di cibo pronto salutistico.

Interessante che a capo delle grandi aziende di ristorazione collettiva e commerciale in Italia vi siano solo manager in gonnella. A partire da Chiara Nasi, nominata nel 2013 presidente di CIR Food, Cooperativa Italiana di Ristorazione (547 milioni di euro di fatturato, 11.500 dipendenti, 82 milioni di pasti al giorno). In CIR food Nasi, quarantasettenne avvocato, è approdata nel 1995 dando vita all’ufficio legale interno all’impresa cooperativa come responsabile affari generali e legali. Con questo incarico ha avuto modo di occuparsi delle norme e leggi attinenti l’attività d’impresa, approfondendo in particolare la normativa sui pubblici appalti e sulla sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti. È stata in seguito direttore Hr occupandosi di organizzazione aziendale e trattando anche la materia giuslavoristica e di sicurezza sul lavoro. Per due anni ha ricoperto il ruolo di vice presidente vicario. Il suo obiettivo, come definito nel piano strategico, è arrivare nei prossimi 5 anni a 800 milioni di fatturato, con un piano di investimenti di 75 milioni di euro, per crescere non solo in Italia, ma anche all’estero e portare la ristorazione italiana in Europa.

Anche a capo di Camst (600 milioni di euro di fatturato, 13mila dipendenti, 115 milioni di pasti) troviamo una donna, Antonella Pasquariello, bolognese, classe 1954, una laurea in chimica e tecnologie farmaceutiche, eletta nel 2013 prima presidente donna di Camst in quasi 70 anni di storia. L’impresa bolognese è decisamente orientata alla diversity aziendale tanto che il 90% della forza lavoro è femminile. La manager è entrata in Camst nel 1981 collaborando inizialmente a progetti di educazione alimentare in ambito scolastico e di formazione interna per diffondere la conoscenza dei corretti principi alimentari. Nel 1985 è passata a direttore immagine e relazioni esterne fino all’attuale carica, che lo scorso giugno le è stata rinnovata per un altro triennio. Sotto la sua guida Camst ha dato vita al progetto E’ ora di cambiare tono per offrire un inserimento lavorativo alle donne che hanno subito violenza: ad oggi ne sono state assunte 32 grazie all’iniziativa.