Resca, Confimprese: «2 italiani su 3 dicono no alle chiusure dei negozi»

Resca, Confimprese: «2 italiani su 3 dicono no alle chiusure dei negozi»

Il sondaggio condotto dalla società YouTrend per Confimprese rileva lo scontento sulla proposta di legge da parte dei consumatori che sostengono la libertà di fare impresa e pensano che la misura non sia tra le priorità del Governo

(Milano, 26 settembre 2018) – Con le chiusure domenicali dei negozi si perdono circa 150mila posti di lavoro complessivi pari al 5% dell’attuale occupazione nel retail, con particolare riferimento all’occupazione giovanile e femminile che il settore riesce, in controtendenza rispetto ai dati del sistema Paese, a creare. Questa la posizione di Confimprese oggi in audizione in Commissione attività produttive, suffragata dal sondaggio elaborato da YouTrend per Confimprese che ha fotografato il sentiment dei consumatori italiani sulle chiusure festive dei negozi: 2 su 3 dicono no. Il campione analizzato ha preso in considerazione dal 19 al 21 settembre la popolazione maggiorenne per quote incrociate di sesso ed età stratificate con quote incrociate di macroregione di residenza e titolo di studio.

«E’ opportuno rilevare – afferma Mario Resca, presidente Confimprese (35mila punti vendita, 650mila addetti nel commercio, 160 miliardi di fatturato 2018) – che il lavoro domenicale è già una realtà per 4,7 milioni di lavoratori in Italia nei diversi settori, pur posizionandosi il nostro Paese tra gli ultimi in Europa per lavoro festivo, e non contrasta con il diritto dei lavoratori al riposo settimanale che deve essere tutelato garantendo il rispetto delle condizioni contrattuali che prevedono turni, giorni di riposo e incrementi retributivi per il lavoro in giorni festivi. Il lavoro domenicale, per cui è prevista una maggiorazione del 30% e del 50% nei giorni festivi, impatta in modo significativo sulla retribuzione mensile netta dell’addetto vendita. È una boccata di ossigeno che consente di arrivare più serenamente alla fine del mese». Quanto al fatturato, si stima un decremento per il settore pari al 12%, non sostenibile né per le catene, che dovrebbero chiudere i punti vendita in perdita – né per i piccoli imprenditori che la proposte di legge intende tutelare.

A ciò si aggiunga che la modifica della normativa in vigore non è a costo zero per lo Stato. L’impatto sul gettito fiscale per l’erario, dovuto al decremento di fatturato del settore retail, non viene compensato né dalla crescita dei ricavi negli altri giorni della settimana né dall’incremento di vendite online da parte dei player dell’e-commerce, che hanno le loro sedi fiscali al di fuori dei confini nazionali. A pesare sull’erario saranno anche le misure da implementare a sostegno della disoccupazione che si verrà a creare per le chiusure di negozi, la riduzione degli orari di apertura e lo spostamento di una parte di acquisti sull’online, canale che non crea occupazione. Da calcolare, infine, anche i minori contributi previdenziali per effetto della diminuzione degli occupati.
Senza contare il mancato servizio agli oltre 60 milioni di turisti che visitano ogni anno il nostro Paese (non solo i centri a vocazione turistica) e ai 12 milioni di italiani che fanno acquisti la domenica nei centri commerciali e nei centri città.

I RISULTATI DEL SONDAGGIO

Apertura o chiusura: opinioni a confronto
Dal sondaggio emerge che il 66% degli intervistati ritiene che negozi e centri commerciali dovrebbero avere la possibilità di restare aperti la domenica e il 65,7% la considera un’opportunità per fare acquisti insieme alla famiglia. Tra chi si dichiara favorevole alle aperture domenicali il 50% indica come motivo la possibilità di fare acquisti quando si è più comodi e si ha tempo libero, il 36,1% per tutelare la libertà d’impresa e il 13,9% per evitare che gli acquisti si spostino sul canale online, vera spina nel fianco che i retailer hanno accettato per non essere stritolati dall’e-commerce. È con questo canale che il commercio moderno deve fare i conti e con cui si gioca la sfida dell’immediato futuro. I retailer stanno mettendo a punto nuove strategie per enfatizzare la shopping experience del consumatore nel negozio reale, sfruttando le possibilità di integrazione con le tecnologie digitali e spendono per attirare un consumatore che è ancora attratto dall’esperienza fisica in negozio.

Apertura o chiusura: la tutela dei lavoratori
Un tasto doloroso e su cui è obbligatorio fare un’approfondita riflessione riguarda la disoccupazione. Il 61,2% degli intervistati è consapevole che la chiusura domenicale porterebbe a una perdita di posti di lavoro. Sull’argomento le risposte dei consumatori rilevano alcune diversità. Tra chi è contrario alla chiusura, infatti, l’80,4% è convinto che la manovra causerebbe la perdita di posti di lavoro, mentre il 64% dei favorevoli è convinto che nulla cambi. Quanto alla tutela dei dipendenti il 78,2% è convinto che per proteggere i lavoratori sarebbe preferibile rendere più severi i controlli piuttosto che non obbligare negozi e centri commerciali a tenere chiuso la domenica. Tuttavia, anche in presenza di un’adeguata turnazione dei lavoratori, di servizi di welfare e sostanziali maggiorazioni di stipendi, la metà di chi si dichiara favorevole alle chiusure (52,8%) non cambia idea e continuerebbe a pensarla allo stesso modo, mentre il 31% sarebbe indeciso e il 15,8% passerebbe sul fronte dei contrari.

La famiglia: vita domenicale e abitudini d’acquisto
Dal sondaggio emerge chiaramente come i negozi aperti la domenica vengano incontro alle esigenze di vita quotidiana delle persone. Il 77,1% dichiara, infatti, che nel proprio nucleo familiare c’è almeno una persona che va a fare acquisti di domenica (di cui il 21,1% con frequenza settimanale); il 51,6% di questi sostiene che l’abitudine di fare acquisti la domenica è consolidata da più di un anno e il 37,4% afferma di recarsi a fare acquisti la domenica spesso con la famiglia, percentuale che sale al 72,2% tra gli intervistati che fanno shopping abitualmente la domenica.
Ancora più allarmanti sono le risposte sull’impatto che la chiusura domenicale avrebbe sulle abitudini di acquisto. Tra gli intervistati che fanno abitualmente acquisti nei giorni festivi il 37,8% dichiara che ridurrebbe gli acquisti e il 25,2% che farebbe più acquisti online; tra chi fa acquisti nei festivi 1-2 volte al mese, il 24,7% dichiara che farebbe meno acquisti e il 19,1% che sposterebbe una parte di questi online.

Il Governo: priorità e condizionamenti di voto
Il 78,3% afferma che la chiusura dei negozi non deve essere una priorità del Governo. Come dire, insomma, che di problemi da risolvere il Paese ne ha di più urgenti al momento. Nello specifico, il 59% di chi è favorevole alla chiusura ritiene la proposta di legge un argomento secondario, percentuale che sale alla quasi totalità (92,2%) tra chi invece non è favorevole.