Confimprese: rapporto estero.

Confimprese: rapporto estero.

Mario Resca, Confimprese: «Il made in Italy piace all’estero: in arrivo 400 nuovi punti vendita»

(Milano, 14 marzo 2016) – Sono 400 i punti vendita in arrivo dalla base Confimprese nel 2016 fuori dai confini italiani, in crescita del 35% sul 2015. Ad attirare la voglia di imprenditoria oltreconfine sotto l’ala protettiva della formula franchising non sono, però, solo le attuali mecche del turismo e del denaro facile come Arabia Saudita, Dubai, Oman, Iran, ma anche i paesi del Vecchio Continente, Svizzera, Belgio, Uk, Francia, Germania, dell’Est Europa (Romania, Bosnia) e delle ex Repubbliche sovietiche.

«Nello split per categoria – chiarisce Mario Resca, presidente Confimprese – anche per l’estero si replica una situazione simile a quella delle aperture di punti vendita nel mercato italiano: l’abbigliamento è tra i settori più vivaci e in maggior ripresa rispetto ad altri. Oltre il 40% delle aperture previste dai nostri associati fa capo al fashion, seguito dal food: non a caso due tra i settori più rappresentativi e apprezzati del made in Italy nel mondo. Expo è stata una vetrina formidabile per far conoscere agli operatori stranieri anche le aziende di dimensioni più piccole, quelle che se anche hanno in Italia solo una ventina di punti vendita, contano su una forte riconoscibilità del brand e, grazie a una mirata politica di consolidamento del business, possono permettersi il salto all’estero».

Nell’analisi dei comparti al fashion va il posto d’onore. Pianoforte Holding è tra le aziende con i maggiori piani di espansione, forte anche di due marchi fortemente consolidati in Italia. Di negozi ne aprirà 80 in totale, di cui 40 a insegna Yamamaye 40 Carpisa, entrambi con la formula del Master retail. Germania, UEA, Mongolia, Sud America, America Centrale, Russia, Nord Africa i Paesi di sbocco. PerCamomilla, di proprietà della C.M.T. Compagnia Manifatture Tessili S.r.l. nata nel 1974 a opera degli imprenditori napoletani Pierro, gli obiettivi si spostano su un medio–lungo periodo. Al momento sono in corso trattative con partner locali per una distribuzione attraverso sia canali tradizionali sia online: l’interesse è concentrato su alcune aree arabe e sulla Russia con relative regioni satelliti. Si stanno valutando varie modalità di presenza come aperture di store in franchising, distributori e piattaforme di vendita online multibrand. Anche un’altra intraprendente famiglia partenopea, quella dei fratelli Bernardo che hanno fondato Piazza Italia nel 1993, dopo aver consolidato il business in Italia con l’apertura di 250 negozi, è partita nel 2007 con lo sviluppo all’estero per soddisfare l’interesse di alcuni investitori stranieri desiderosi di replicare il modello di business. Ad oggi ha all’attivo 40 store e nel 2016 ne aprirà altri 15 in Iran, Tunisia, Siria, Egitto.Miniconf, nata nel 1973 da un’ispirazione del suo attuale presidente Giovanni Basagni a Ortignano nella parte orientale della Toscana dove tuttora ha la sua sede principale, prevede 10 negozi a insegna Sarabanda e 4 a insegna Ido, suddivisi tra l’area delle ex–repubbliche sovietiche, l’est Europa e l’Asia. Il totale addetti coinvolto sarà di circa 56 persone. Kiabi aprirà all’estero 10 punti vendita con una media di 20 persone e con una novità di format: in nuovo concept store Kiabi free.Primadonna Collection, nata nel 2001 dalla volontà dell’imprenditore pugliese Valerio Tatarella nel settore di calzature e accessori, sbarcherà con 15 nuovi punti vendita in Francia, Spagna, Germania, Croazia, Slovacchia e Russia.

Quanto al food curioso che siano i brand più piccoli in termini di rete di vendita, ma molto dinamici nel consolidamento del mercato Italia e dello sviluppo sui mercati esteri, ad avere interessanti piani di crescita oltreconfine. A cominciare da La Yogurteria, azienda che fa capo alla holding Penta Group dell’imprenditore Alberto Langella, che aprirà 5 punti vendita in Spagna tra cui Madrid, Barcellona e Isole Canarie e uno in Svizzera nel Canton Ticino, ma sta anche implementando il futuro sviluppo in Austria, Germania e Francia. Il personale è misto italiano e straniero, il direttore preferibilmente italiano. Previsioni altrettanto buone anche per Yogorino, forte della visibilità ottenuta anche grazie a Expo, che aprirà 35 punti vendita con una media di 3 o 4 persone per ciascun negozio. I paesi maggiormente interessati sono quelli dove il gruppo ha un master, quindi Giappone, Arabia Saudita, Oman e Corea del Sud (in Giappone e Arabia saudita attualmente ha oltre 50 negozi).Rossopomodoro stima una crescita di 4 aperture sia negli Stati Uniti sia in Inghilterra, paese quest’ultimo in cui ha aperto una filiale e dove ha già 11 ristoranti. Per Queen’s Chips le aperture saranno 3 tra Dubai e Londra. Seguirà, poi, lo sbarco in Corea.

Nei comparti di ottica, arredo casa, erboristica, Nau!, di proprietà dell’imprenditore varesino Fabrizio Brogi, prevede 5 aperture all’estero in India, Spagna, Medio Oriente, Centro America, Nord America. Natuzzi Store monomarca tra i marchi Natuzzi Italia, Editions e Divani & Divani, ha in programma circa 45 aperture, soprattutto concentrate in Asia Pacific, ma con buone prospettive anche in West Europe, tra Francia e Uk. Per i format shop in shop sono previste circa 150 aperture, considerando anche gli spazi più piccoli, con grande prevalenza del mercato nord americano. Il personale da assumere è sempre locale, non italiano. L’azienda friulana Lavanda di Venzone, fondata dall’imprenditrice Paola Toso, prevede 15 punti vendita in Finlandia, Grecia, Svezia, Regno Unito, Spagna, Messico, Malta, Germania, Austria, Irlanda, Usa ed Emirati Arabi.

Va detto che in queste operazioni di sviluppo all’estero si sta imponendo in modo crescente un trend di affidamento dei ’servizi di internazionalizzazione’ a società esterne. «Ciò avviene in particolare – spiega Luca Martin, managing directorHTLC, società di consulenza attiva in questo co – nella gestione amministrativa e delle risorse umane specializzate nel BPO/business process outsourcing, talvolta anche integrato con consulenza legale e professionale, incrementando il livello della qualità e riducendo i rischi e i tempi di gestione di molteplici fornitori locali».

Quanto al personale, le aziende preferiscono impiegare figure professionali locali dei Master franchisor in un’ottica di risparmio dei costi. Lo sviluppo del brand è affidato a partnership locali opportunamente supportate dai referenti italiani già dalle prime fasi di start up (approvazione location, progettazione, applicazione standard gestionali e operativi, rispetto delle caratteristiche chiave del marchio). Il personale locale viene formato prima dell’apertura presso e tale percorso formativo viene poi consolidato con visite frequenti da parte del team italiano itinerante composto da visual manager e brand manager.