Confimprese: Partenza oltre il +5% per i saldi dal 5 all’8 gennaio

CENTRO STUDI CONFIMPRESE

Il centro studi Confimprese ha analizzato l’andamento delle vendite nel primo week end di gennaio nei macrosettori abbigliamento-accessori e retail non food. A dispetto delle attese e del precedente monitoraggio, i primi riscontri sono positivi, con il 90% delle insegne che dichiara un aumento superiore al +5% rispetto allo stesso periodo 2022. Aumenta lo scontrino medio con punte fino al 20%, ben oltre il tasso di inflazione. Torna a pesare il canale fisico, centri commerciali e vie dello shopping, in cui si concentra la maggior parte degli acquisti a discapito dell’online.

Quanto al futuro, l’83% degli operatori del retail non food (escluso l’abbigliamento) aumenterà i listini. Non altrettanto quelli di abbigliamento-accessori, che dichiarano di non volere mettere mano ai prezzi. Su tutta la filiera pesano sia l’andamento dei costi energetici sia l’aumento Istat sui canoni d’affitto degli immobili commerciali

Milano, 13 gennaio 2023 – Il consuntivo relativo alle vendite dei saldi invernali nel periodo 5-8 gennaio nei settori abbigliamento-accessori e retail non food, elaborato dal centro studi Confimprese in collaborazione con Global Strategy, mostra una partenza incoraggiante rispetto alle previsioni, con quasi il 90% delle insegne che mostra un incremento superiore al +5% rispetto allo stesso periodo 2022. Tale risultato è in controtendenza rispetto alle aspettative espresse dai consumatori in un precedente sondaggio. Solo il 7% delle aziende riscontra un trend allineato all’anno precedente. I consumatori, complice la volontà di ritornare alle abitudini pre-pandemia e nonostante l’erosione generata dalla crescita dei prezzi sul potere d’acquisto, hanno messo mano al portafoglio, sicuri di potere approfittare dei prezzi scontati. L’incremento maggiore delle vendite durante i primi giorni di saldi invernali si è registrato nei canali offline, soprattutto nei centri commerciali e vie dello shopping.

Resta da capire, tuttavia, come i saldi proseguiranno dopo questa fiammata, che può anche essere attribuita alla volontà dei consumatori di approfittare di prezzi convenienti ma gravati pur sempre dall’incertezza del caro prezzi.

«L’andamento positivo dei saldi – spiega Mario Maiocchi, direttore centro studi Confimprese – si può ricondurre al rinnovato desiderio di socialità ed esperienza dopo il lungo periodo di restrizioni combinato, però, alla volontà di fare acquisti a prezzi vantaggiosi e ciò è frutto delle preoccupazioni sugli impatti dell’inflazione sul potere di acquisto delle famiglie. Non mancano, tuttavia, i segnali di preoccupazione per i prossimi mesi legati non solo all’andamento della spinta inflattiva e ai costi energetici, ma anche all’aumento Istat sui canoni d’affitto degli immobili commerciali».

In riferimento alla variazione dello scontrino medio rispetto al medesimo periodo del 2022, si evidenzia un trend sostanzialmente positivo, con circa un terzo dei rispondenti che ha riscontrato un trend allineato all’anno precedente, concentrati principalmente nel settore abbigliamento-accessori. Il 70% ha registrato un incremento dello scontrino medio fino al 20%. Aumenta anche il numero di visite. L’85% dei rispondenti dichiara un aumento superiore al 10%. Tutti gli operatori sono presenti nel canale centri commerciali, outlet, retail park e la maggior parte nelle vie dello shopping e negozi di prossimità.

«Le evidenze andamentali dei primi giorni di saldi invernali – dichiara Stefano Nuzzo, equity partner Global Strategy – sono positive in termini di fatturato, scontrino medio e visite, nonostante gli effetti negativi di alcuni fattori esogeni, quali inflazione, riduzione del potere d’acquisto e incertezza sul futuro. L’andamento positivo si concentra principalmente nei canali fisici, a conferma che i saldi sono associati a un’esperienza più diretta ed emotiva da parte dei consumatori».

Riguardo, infine, ai prossimi mesi e all’andamento dell’inflazione, va segnalato che l’83% degli operatori nel retail non food prevede di applicare maggiorazioni dei prezzi rispetto al listino attuale e al netto delle scontistiche in essere. Diverso l’approccio nel settore abbigliamento-accessori che dichiara di non volere aumentare i listini.