Presentato al Retail Summit di Stresa il 9° Rapporto Confimprese

Presentato al Retail Summit di Stresa il 9° Rapporto Confimprese

Da Confimprese oltre 500 aperture e più di 4mila nuovi assunti nell’ultimo quadrimestre 2017.

EY: Il Retail italiano è sano con investimenti e fatturati in aumento, inflazione sotto controllo.

Crescita anche all’estero con casi di successo nel fashion e nel food: a trainare è il made in Italy sotto l’egida del franchising.

L’Osservatorio Confimprese evidenzia, anche nell’ultima parte dell’anno, la tenuta del settore, che dovrebbe chiudere l’anno a 150 miliardi di ricavi.

Secondo i dati EY, nel 2017 l’Italia si posiziona al 6° posto a livello globale per giro d’affari retail

(Milano, 22 settembre 2017) – Il commercio non demorde. Complici la risalita del Pil, ancora lontano però dalla media europea (1,5% contro 2,4%), l’aumento dell’occupazione in un quadro internazionale caratterizzato dalla crescita dell’economia statunitense e dell’area euro, l’incremento dell’indice della produzione industriale, i retailer italiani aprono oltre 500 nuovi negozi nel quadrimestre settembre-dicembre 2017, con una ricaduta occupazionale di più di 4mila nuove assunzioni. L’Osservatorio Confimprese evidenza un’oggettiva capacità di tenuta del settore retail anche nell’ultima parte dell’anno e una previsione di nuove aperture per il 2018 di 2mila punti vendita e 20mila nuovi posti di lavoro. Tra le sfide imminenti che il retail deve affrontare c’è l’online: secondo lo studio EY Retail Intelligence 2017, pur avendo alti tassi di crescita, l’online presenta costi due volte superiori al canale fisico. I retailer italiani che investono nell’online, infatti, faticano ancora a generare ricavi. Nonostante ne riconoscano l’importanza, 8 retailer su 10 non considerano il digitale come una strategia per aumentare le vendite. L’online deve tuttavia essere considerato come un’estensione digitale della vetrina alla stregua di un flagship store. Il 90% degli acquisti viene ancora effettuato nei punti vendita tradizionali. Il 60% dei consumatori dichiara di controllare online i prodotti d’interesse prima di recarsi nel punto vendita (83% negli Usa e 90% in Uk). Il digitale deve consentire di trasformare visite digitali, in visite fisiche che in Italia segnano un -4.7%, con picchi del -6.2% nei centri commerciali.

Queste le principali evidenze presentate da Confimprese ed EY nel corso del secondo Retail Summit, organizzato con il gruppo FOOD sulle prospettive di crescita del retail in Italia.

«Prevediamo – commenta Mario Resca, presidente Confimpreseuna crescita del giro d’affari a fine anno del 3,2% a parità di perimetro e del 5,2% considerando le nuove aperture. Nel primo caso i ricavi dovrebbero raggiungere i 148,5 miliardi, mentre con l’aumento delle reti di vendita si potrebbe arrivare a 150 miliardi. Chiediamo al Governo misure efficaci sulla decontribuzione degli oneri sociali e sul costo del lavoro, che porterebbero all’aumento dei consumi e a una ripresa del clima di fiducia delle famiglie italiane».

«Il retail italiano sta crescendo – commenta Donato Iacovone, Ad EY in Italia e managing partner dell’area mediterranea -. Il mercato presenta scenari incoraggianti, trainato dal settore del food e del fashion. Il valore del food & beverage sul totale mercato è del 16%, con l’Italia che cresce dell’1,5% e l’export di oltre il 5%. La crescita del settore del lusso nei prossimi due anni si aggira su un potenziale +13% anche e soprattutto grazie al made in Italy, traino dell’espansione dei retailer italiani all’estero, realizzata seguendo il modello del franchising. La presenza di catene italiane all’estero è ancora inferiore rispetto a quella delle catene straniere, ma il trend ha iniziato a progredire a doppia cifra anno su anno». Aggiunge Iacovone: «La finanza non è ancora valutata come leva per sostenere i fenomeni aggregativi tra aziende, nonostante costituisca un’opportunità per il mercato in tutti i settori: l’87% degli intervistati si finanzia attraverso debiti finanziari “non strutturati”, il 29% degli intervistati pensa alla Borsa come possibile fonte di finanziamento, il 55% delle aziende predilige il private equity come fonte di finanziamento».