Confimprese in audizione alla Camera. Rilancio del retail: patto intergenerazionale per il lavoro

In audizione in V e X commissione Confimprese ha sottolineato il peso di ristorazione e retail sull’economia del Paese e sul sistema turistico, puntando sull’importanza di strumenti di lavoro flessibili per modernizzare il mercato del lavoro e sostenere l’occupazione giovanile.

Punti di partenza imprescindibili: part time generazionale e modifica a livello legislativo della normativa sui contratti a termine acausali

Milano, 1 febbraio 2021 – Un piano di rilancio che includa un nuovo patto sociale per incentivare il part time generazionale e modificare la normativa sui contratti a termine acausali.

Queste le proposte di Confimprese durante l’audizione odierna in V e X Commissione della Camera sul PNRR, che partono dall’attuale stato dell’arte del retail che, con un fatturato di 445 miliardi euro, 1 milione 290 mila imprese e 3,4 milioni di occupati, è un motore dell’economia e un serbatoio occupazionale decisivo per il Paese.

«Abbiamo apprezzato il documento elaborato dal Governo in merito al PNRR e in particolare le premesse sono assolutamente condivisbili. L’auspicio è che possa essere realizzato efficacemente, la quantità e la qualità degli interventi previsti dal piano richiederanno capacità non sempre espresse in passato. Tuttavia, chiediamo che ristorazione e commercio, icone del made in Italy nel mondo, siano considerate parte integrante del sistema turistico. Il settore non può essere lasciato solo a fronteggiare nei prossimi anni le complesse sfide della transizione sociale, ecologica e digitale che lo attendono. La ripresa italiana non dovrà riportarci al ‘tempo di prima’, ma costruire un’Italia nuova, cogliendo le opportunità connesse alla transizione sociale, ecologica e digitale» così Mario Resca, presidente Confimprese.

La prima proposta di Confimprese spinge l’acceleratore sul part time generazionale per ridurre le ore di chi è a fine carriera, creare lavoro per i giovani e fare dell’Italia un paese job friendly. È necessario un cambio di passo in un sistema in cui la popolazione aziendale sta progressivamente invecchiando, la vita media dei lavoratori si allunga e il fattore tecnologia incide sempre più sulla capacità produttiva e sulla qualità della condizione di convivenza intergenerazionale. Il sistema può reggere soltanto se si trovano delle soluzioni win-win, che attenuino la perdita salariale di coloro che riducono l’orario di lavoro, non aumentino il costo aziendale e non si gravi eccessivamente sulle casse dell’Inps. La soluzione potrebbe risiedere nello storno dei contributi pagati dal giovane entrante direttamente al collega che diminuisce l’orario di lavoro. Ovviamente tale soluzione non dovrebbe in alcun modo impattare sulla quantificazione finale del trattamento pensionistico del lavoratore anziano.

La seconda proposta insiste sulla revisione a livello legislativo della normativa sui contratti a termine acausali.

«Il Decreto Dignità 2018 – prosegue Resca – ne ha ridotto sia la durata da 3 a 1 anno sia la platea dei beneficiari degli sgravi contributivi – solo under 35 – e l’entità dello sgravio triennale – si è passati dal 100% con massimale di 8mila euro al 50% con massimale annuo di soli 3mila euro -, penalizzando fortemente le aziende del settore commercio. E’ errato pensare che il contratto a termine sia abusato, la verità è che le aziende retail hanno bisogno di un serbatoio di flessibilità per la natura stessa del business che risente di picchi giornalieri e stagionali».

Confimprese, pertanto, chiede le seguenti modifiche sui contratti a termine:

  1. Estendere nuovamente il contratto acausale fino a 2 anni, ipotizzando di aumentare l’aggravio contributivo e/o fiscale per il 2° anno recuperabile in caso di trasformazione del contratto a tempo indeterminato
  2. Sgravi contributivi incrementali in base alla percentuale di conferma nell’anno sui tempi determinati
  3. Istituzione di un fondo, sulla falsariga di quello previsto per i lavoratori somministrati, da utilizzare al termine del contratto a tempo determinato, per la riqualificazione professionale
  4. Riduzione costi a carico dell’azienda nei primi mesi sulla falsariga di quanto già avviene per l’apprendistato