Confimprese: I saldi partono a -10% vs 2019. Mancano gli high spender stranieri

L’indagine semestrale sull’andamento dei saldi stagionali rileva una flessione del -10% nei primi 9 giorni dal 3 all’11 luglio, che fa pensare a un parziale recupero dei consumi, ma il prime day erode il canale fisico.
Aumenta lo scontrino medio tra 0 e 10%, che unito alla flessione delle vendite, implica tuttavia minori battute di cassa.
Fermo al 22% il tasso di conversione.

 

Milano, 16 luglio 2021 – Parte al ribasso la stagione dei saldi con una contrazione delle vendite di oltre il –10% rispetto ai primi 9 giorni di saldi del 2019, anno pre-covid con cui è necessario tracciare il benchmark delle vendite, in quanto nel 2020 i saldi sono partiti il 4 agosto, con un mese di ritardo. Gli esercenti che hanno contenuto maggiormente l’andamento negativo appartengono al settore abbigliamento, calzature e accessori, mentre per il non food le perdite toccano picchi del -40%.

Questi i dati emersi dalla survey Centro studi retail Confimprese, che ha analizzato il trend di vendite dal 3 all’11 luglio, inclusivo quindi dei primi due fine settimana di saldi, su un campione composto per l’80% da insegne dei settori abbigliamento, kids, calzature, accessori e ottica e per il 20% da arredo casa e beauty/cura persona.

“Rispetto al periodo pre-pandemia – dichiara Mario Maiocchi, direttore Centro studi retail Confimprese – la dinamica rimane negativa e la strada per il pieno recupero è ancora lunga. Chiudere con un negativo a due digit nei primi 9 giorni, che in genere sono quelli di maggiore traffico nei negozi in periodo di saldi, ha un impatto importante sui bilanci aziendali e implica probabili giacenze di invenduto a fine stagione. Tuttavia, considerando anche l’assenza dei turisti stranieri high spender come asiatici e americani, la flessione non è più assimilabile ai cali drammatici a cui ci avevano abituato le rilevazioni durante i periodi di lockdown totale o parziale. Quanto al -40% del non food, tale flessione dipende dalla dinamica meno severa durante il periodo del Covid”.

Oltre il 65% dei rispondenti evidenzia un incremento dello scontrino medio vs 2019. In particolare, più del 50% dichiara un aumento compreso tra lo 0 e il 10%. L’unico settore che ha registrato un beneficio maggiore del 10% è l’abbigliamento. Va da sé che tale incremento, unito alla riduzione delle vendite, implica in media un minore numero di operazioni da parte della clientela. Del resto, la nota negativa arriva anche dal tasso di conversione (il delta tra chi entra in negozio e chi effettivamente acquista) che è fermo al 22%, una percentuale bassa, che indica una scarsa propensione alla decisione di acquisto.

Quanto ai comportamenti d’acquisto dei consumatori, dai risultati della survey Innovation Team-Cerved per Confimprese è risultato che il 33% degli intervistati ha effettuato acquisti durante il Prime Day e di questi circa un altro terzo lo ha fatto in modo consistente completando così gran parte delle necessità di acquisto.

“Di conseguenza – conclude Maiocchi – l’impatto negativo del Prime Day sui saldi del canale fisico è pari a -10%. Una famiglia su tre, tra quelle che hanno approfittato del Prime Day, ha diminuito in modo consistente gli acquisti dei saldi in store. Amazon, beneficiando della mancanza di regole delle promozioni sul web, ha drenato anticipatamente le disponibilità economiche delle famiglie per i saldi, che sono partiti solo due settimane dopo”.