CENTRO STUDI CONFIMPRESE SU VENDITE 1-14 GIUGNO 2020 VS 1-14 GIUGNO 2019

Resca, Confimprese: «Il commercio continua a perdere»

Continua la grande fase negativa del commercio, che nonostante la crescita dell’online, non si salva. I dati del Centro studi Confimprese evidenziano un calo medio del -35% in tutti i settori nelle prime due settimane di giugno con punte del -41% nella ristorazione e del -25% nel fashion. Si salva solo l’online: nella ristorazione il delivery registra +47%, nel non food +278%. Nel ranking delle regioni la Lombardia è quella che performa meglio secondo la metà delle aziende, il non food vince al Sud con la Puglia

Milano, 19 giugno 2020 – L’online tiene acceso il motore dei consumi. Nel carrello sempre più virtuale degli italiani, i prodotti acquistati sul web occupano lo spazio più importante. A certificarlo le rilevazioni del Centro studi Confimprese su ristorazione (store, take away, delivery) e non food (store e online) nel periodo 1-14 giugno 2020 sullo stesso periodo 2019, che confermano lo spostamento dell’ago della bilancia verso gli acquisti online. Ma il commercio continua la fase negativa segnata dal -41% nella ristorazione, -25% nel fashion, -21% nell’entertainment. Solo casa e arredo crescono dell’8,5 per cento.

«La politica – afferma Mario Resca, presidente Confimprese – deve prendere atto dell’importanza del commercio e supportarne la ripresa perché il settore non può reggere ulteriormente l’urto della crisi. A rischio ci sono migliaia di posti di lavoro e un’intera filiera. Gli operatori lottano per riaprire i negozi, ma manca il turismo, che prima del Covid era la sola voce in attivo del Paese con 90 milioni di incoming l’anno. Oggi il turismo è solo locale e si concentra nel week end ma, nel frattempo, gli alberghi sono vuoti, i ristoranti non aprono e non pagano gli affitti con il rischio di contenziosi legali con le proprietà immobiliari. I dati del rapporto Confimprese evidenziano la cautela degli italiani nel riprendere una vita normale, privilegiata dagli acquisti online».

Ristorazione: andamento vendite. Nord e Lombardia in testa

Il benchmark del totale vendite sui primi 14 giorni di giugno del 2020 fa segnare -41,61% rispetto allo stesso periodo del 2019 con un’incidenza del +15,5% del delivery e del +19% del take away e in un anno i due canali hanno registrato un incremento rispettivamente del +47% e +41 per cento. Quasi il 60% delle aziende indica più performanti i punti vendita nei centri città, nonostante la mancanza di turisti italiani e stranieri e il 30% dei lavoratori ancora in smart working.

Nel ranking delle regioni si salvano quelle maggiormente colpite dalla pandemia. Secondo la metà degli intervistati La Lombardia ha performato meglio delle altre, seguita da Emilia Romagna, Veneto, Lazio, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Marche. Le regioni con i risultati peggiori sono Abruzzo, Basilicata, Calabria, Provincia Autonoma di Bolzano, Umbria, Valle d’Aosta.

Non food: andamento vendite. Sud e Puglia in testa

Sempre nel periodo di riferimento 1-14 giugno 2020 vs 1-14 giugno 2019, nelle vendite in store i 4 settori di riferimento (abbigliamento/accessori, casa/complementi d’arredo, entertainment, altro non food) sono tutti negativi, tranne la casa che fa segnare il +8,5 per cento. L’abbigliamento flette del -25,5%, l’entertainment del -21%, gli altri comparti del -15,5 per cento.

Diverso il trend dell’online dove l’entertainment è in pole position con +278%, seguito dalla casa con +213% e dal fashion con +183 per cento.

Come per la ristorazione anche nel non food i centri città sono il canale indicato come più performante dal 73,6% dei retailer, seguiti dai retail park (31,5%).

Nel ranking delle regioni, il Sud registra i migliori risultati di vendita con il 40% dei retailer che indica la Puglia come la più alto performante seguita da Sicilia, Lazio, Calabria e Campania. Staccate Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana e Molise indicate come ben performanti solo dal 16% del campione. Male Emilia Romagna e Friuli. Abruzzo, Liguria, Marche, Sardegna, Valle d’Aosta, Umbria le peggiori.