CENTRO STUDI CONFIMPRESE: ANDAMENTO VENDITE FOOD E NON FOOD 15-30 GIUGNO 2020 VS STESSO PERIODO 2019

Nei consumi continua il trend negativo sia nel food/ristorazione sia nel non food, con rispettivamente -50 e -24%. Tutte le regioni in calo: si salvano solo Lombardia e Lazio con -38% nel food e -20% nel non food. In controtendenza solo l’abbigliamento kids, che registra +15% delle vendite in store. Centri città i luoghi prescelti per il consumo fuori casa e per lo shopping

Milano, 7 luglio 2020 – Nella seconda metà di giugno continua il trend negativo dei mesi precedenti: -50% nel food/ristorazione, -24% nel non food. A dirlo le rilevazioni del Centro studi Confimprese dal 15 al 30 giugno 2020 vs stesso periodo 2019. Food/ristorazione e non food i settori analizzati.

«Si consolida un trend negativo anche nella seconda parte di giugno. La situazione è ancora difficile – commenta Mario Resca, presidente Confimprese –. Le vendite continuano a non registrare una ripresa adeguata in tutti i settori, nonostante si assista a un atteggiamento diverso del consumatore, più propenso agli acquisti nel negozio fisico, anche grazie alle promozioni attuate già dall’inizio della fase 2 in tutti i punti vendita. Con la paralisi dei consumi e la mancanza di liquidità non ci aspettiamo nulla di meglio dai saldi di agosto rispetto all’anno scorso».

RETAIL FOOD 15-30 GIUGNO 2020 VS STESSO PERIODO 2019

I dati di vendita dal 15 al 30 giugno 2020 sono peggiori rispetto ai primi 15 giorni di giugno (-41% vs stesso periodo 2019) e portano l’asticella a oltre -50% rispetto allo stesso periodo 2019. L’87% delle vendite sono avvenute in store e il 13% realizzato da delivery e take away.

Le regioni che hanno un calo meno drammatico ma sempre insufficiente sono Lombardia e Lazio (-38%).

Quanto ai canali di vendita, i centri città continuano ad avere la meglio con il 35% delle reti che ottiene migliori performance contro il 29% di centri commerciali e travel.

RETAIL NON FOOD 15-30 GIUGNO 2020 VS STESSO PERIODO 2019

Il comparto continua a mostrare un andamento negativo: il totale vendite è in flessione del -24 per cento sullo stesso periodo 2019. Di contro, si assiste a un ritorno del consumatore nel negozio fisico con un’incidenza sul totale vendite che arriva all’85%, mentre l’online, pur registrando un andamento positivo per la totalità degli operatori, ha un peso relativo (15%).

Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna, che hanno prospettive future migliori rispetto al resto d’Italia, mostrano comunque andamenti negativi del -20 per cento.

Quanto ai canali di vendita, il 44% delle imprese realizza discreti (ma sempre negativi), risultati nei centri città, seguiti dai centri commerciali (28%) e retail park (20%). Continua la crisi di travel e outlet.

NON FOOD: SPLIT PER SETTORI

Nell’abbigliamento e accessori l’86% delle imprese dichiara una flessione del -26% delle vendite in store, mentre il 93% continua a ritenere l’online un canale positivo con un peso del 9,2% sul totale vendite e un trend di crescita del 24% sullo stesso periodo 2019. In controtendenza l’abbigliamento specializzato bambino, che registra un +15% delle vendite in store e un incremento delle vendite online con picchi del 100%.

Nel beauty, per oltre la metà delle imprese le vendite in store registrano una flessione media del -10%, l’online cresce a doppia cifra ma ha un peso irrisorio (1%). Segno che il settore continua a essere dominato da un consumatore che vuole scegliere e testare i prodotti in negozio e non si fida del semplice click online.

La gioielleria ha subìto meno l’onda lunga negativa del lockdown, tanto che nel periodo analizzato il 66% delle aziende dichiara perdite del -10% nel canale fisico e un’impennata del +86% nell’online, che pesa comunque soltanto il 3,5% del totale vendite del periodo.