Stop and go contratti a termine: come e quando applicare la regola

Tra i diversi vincoli per i contratti a tempo determinato esiste l’obbligo per il datore di lavoro di prevedere un periodo di pausa nel momento in cui, dopo la cessazione di un contratto a termine, si voglia provvedere alla riassunzione di un lavoratore con la medesima tipologia contrattuale. Facciamo chiarezza sulla regola stop and go per i contratti a termine e scopriamo cosa succede se si susseguono differenti tipologie di contratti.

Con l'entrata in vigore del Decreto Dignità sono state previste diverse modifiche alla legislatura fra cui una sorta di equiparazione tra il rapporto subordinato a tempo determinato e la somministrazione a termine. In particolare con la Legge n. 96/2018, il Legislatore ha disposto l’assoggettamento del rapporto di lavoro a tempo determinato tra l’agenzia di somministrazione e il lavoratore alla disciplina dei contratti a tempo determinato ordinari implicando una indiretta ripercussione anche per l’azienda utilizzatrice del lavoratore somministrato.

Facciamo un po' di chiarezza sull'argomento definendo nello specifico la regola del cosiddetto stop and go.

La regola stop and go

Il lavoratore che cessa un rapporto di lavoro a tempo determinato diretto non può essere riassunto con la stessa tipologia contrattuale prima che siano trascorsi almeno 10 giorni, se il precedente contratto aveva una durata di massimo 6 mesi, o almeno 20 giorni, se il precedente contratto aveva una durata superiore a 6 mesi.

Sono questi i precisi termini ai quali attenersi laddove la contrattazione collettiva, anche aziendale, non abbia regolato in modo diverso la materia.

Vediamo due esempi applicati al CCNL Commercio – Confcommercio e CCNL Alimentari Industria.

CCNL Commercio – Confcommercio (Accordo di Rinnovo 30 marzo 2015)
Articolo 63 – Contratto a tempo determinato
In caso di successione di contratti a tempo determinato non si applicano le disposizioni di cui all’art. 5, comma 3, primo periodo, D. Lgs. n. 368/2001 [oggi D. Lgs n. 81/2015], nel caso in cui l’assunzione sia motivata da ragioni sostitutive.

CCNL Alimentari Industria (Accordo di Rinnovo 5 febbraio 2016)
Articolo 18 – Disciplina del rapporto a tempo determinato
Le parti, in attuazione del rinvio operato dall’art. 21, comma 2, D.Lgs. 81/2015, convengono che non operano intervalli temporali in tutti i casi di assunzioni a termine di durata non superiore a 12 mesi.

Entrambi i CCNL hanno individuato particolari ipotesi che esentano l’applicazione della regola stop and go nella successione dei contratti a termine. In pratica questo vuol dire che il datore di lavoro non è obbligato a prevedere un periodo di pausa tra due contratti a termine stipulati con lo stesso lavoratore.

Stop and go: quando non si applica

La regola stop and go non trova applicazione:

  • nei confronti dei lavoratori impiegati nelle attività stagionali individuate dal D.P.R. n. 1525/196;
  • nelle start up innovative per il periodo di 4 anni dalla costituzione delle società;
  • nelle attività e nei lavoratori esclusi dal campo di applicazione del Capo III del D. Lgs. n. 81/2015, articolo 29, come per esempio i dirigenti o gli operai agricoli a tempo determinato.

Stop and go nella successione di differenti tipologie contrattuali

Cosa succede quando al termine di un contratto a termine si procede alla stipula di un altro contratto a termine, ma di tipologia differente?

La normativa specifica l’obbligo del periodo di non lavoro tra due contratti a termine laddove i due rapporti siano a tempo determinato diretto. Di conseguenza lo stop and go non è obbligatorio quando i due contratti di lavoro sono di tipologie diverse.

Vediamo insieme qualche esempio.

Sequenza di due rapporti di somministrazione a termine
Un contratto in somministrazione a termine cessa il 31 ottobre 2018, il 1 novembre 2018 il lavoratore può essere riassunto in somministrazione a termine dalla stessa azienda. Lo stop and go non si applica in quanto il Decreto Dignità, pur confermando le regole del contratto a tempo determinato anche in caso di somministrazione a termine, ha escluso le seguenti regole:

  • articolo 21, comma 2;
  • articolo 23;
  • articolo 24.

Sequenza da contratto a tempo determinato diretto a rapporto di somministrazione a termine
Un contratto a tempo determinato cessa il 31 ottobre 2018, il 1 novembre 2018 il lavoratore può essere utilizzato dalla stessa azienda come somministrato da una agenzia per il lavoro. In ogni caso va rispettata la durata massima prevista dal contratto collettivo applicato dall’azienda o, nel caso in cui non sia prevista, il limite massimo di 24 mesi complessivi computando entrambi i rapporti di lavoro.

Sequenza da contratto intermittente a tempo determinato a contratto a tempo determinato diretto
Un contratto intermittente a tempo determinato cessa il 31 ottobre 2018, il 1 novembre 2018 il lavoratore può essere assunto a tempo determinato ordinario dalla stessa azienda senza il rispetto dello stop and go. Non è necessario inoltre sommare il periodo svolto dal lavoratore intermittente con il successivo rapporto a termine ordinario per il raggiungimento del massimale di durata previsto dal contratto collettivo o dalla legge. Questa particolare interpretazione è stata più volte fornita dal Ministero del Lavoro con la circolare 4/2005 e con l’interpello 72/2009. Il Ministero ha infatti asserito che: “per il lavoro intermittente non trova, in alcun modo, applicazione il D.Lgs n. 81/2015”. Con l’interpello 72/2009, ha inoltre affermato che “in caso di riassunzione dello stesso lavoratore con contratto di lavoro intermittente, pur se svolto a tempo determinato, non sarà necessario il rispetto del periodo minimo previsto dall’art. 5, comma 3, del D.Lgs n. 81/2015”.

Sequenza da contratto di collaborazione coordinata continuativa a contratto a tempo determinato diretto
Un contratto di collaborazione coordinata e continuativa cessa il 31 ottobre 2018, il 1 novembre 2018 il lavoratore può essere assunto a tempo determinato ordinario dalla stessa azienda senza il rispetto dello stop and go e senza computare il periodo svolto dal lavoratore quale autonomo per il raggiungimento del massimale di durata.

Conclusione

Se si stipula un rapporto di somministrazione a termine al fine di ovviare allo stop and go per poi riassumere lo stesso lavoratore attraverso un altro rapporto di lavoro a tempo determinato diretto, si potrebbe incorrere in una somministrazione fraudolenta come previsto dall’art. 38-bis del D.Lgs. n. 81/2015. Questo perché il breve contratto di somministrazione potrebbe essere visto come posto in essere con la finalità di eludere la norma inderogabile che prevede il periodo di non lavoro tra due contratti a termine ordinari. Qualora venga ravvisato questo tipo di reato, è previsto il pagamento di un’ammenda di 20 € per ciascun dipendente coinvolto per ciascun giorno di somministrazione. Tale pena si applica sia all’agenzia di somministrazione che all’utilizzatore.

Decreto Dignità: guida applicativa dopo la conversione in legge

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