L’art. 1, comma 9, lett. ee) del DPCM del 24/10/20, consente l’asporto sino alle ore 24 (“.....resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché fino alle ore 24,00 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze......”).
Le società di delivery fanno probabilmente riferimento alla sopra richiamata normativa, che consente l’asporto sino alle ore 24.
L’ordinanza regionale del 21/10/20 prevede all’art. 5, lett. a), par. 1.1., che “Le attività degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande sia su area pubblica che su area privata (fra cui, a titolo esemplificativo, bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, rosticcerie, pizzerie, chioschi, bar mobili) sono consentite dalle ore 5.00 sino alle ore 23.00, con consumo al tavolo, e con un massimo per tavolo di sei persone (in tale numero non sono computati conviventi e congiunti), e sino alle ore 18.00 in assenza di consumo al tavolo. Con la chiusura dei pubblici esercizi all'ora stabilita deve cessare ogni somministrazione agli avventori presenti ed effettuarsi lo sgombero del locale. Resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché, fino alle ore 23.00, la ristorazione con asporto o con modalità drive-through, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze”.
Il rapporto tra le ordinanze regionali e la normativa nazionale è regolato dal D.l. 19/2020, convertito con la legge n. 35 del 2020, il cui art. 3, comma 1, prescrive che “Nelle more dell’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 2, comma 1, e con efficacia limitata fino a tale momento, le regioni, in relazione a specifiche situazioni sopravvenute di aggravamento del rischio sanitario verificatesi nel loro territorio o in una parte di esso, possono introdurre misure ulteriormente restrittive rispetto a quelle attualmente vigenti , tra quelle di cui all’articolo 1, comma 2, esclusivamente nell’ambito delle attività di loro competenza e senza incisione delle attività produttive e di quelle di rilevanza strategica per l’economia nazionale”.
Il DPCM che consente l’asporto fino alle 24 è successivo rispetto all’ordinanza regionale, quindi in linea di principio si dovrebbe considerare prevalente questa seconda disposizione, ma dal momento che in Lombardia vi è il coprifuoco alle 23, non si può immaginare possibile l’asporto, che non sia “domiciliare”, oltre il coprifuoco.
Dall’esame delle due norme si può ritenere che, all’interno della Regione Lombardia, l’asporto, da distinguere rispetto alla consegna a domicilio che invece resta “sempre consentita”, è permesso solo fino alle ore 23 poiché in questo secondo caso si ipotizza che il consumo avvenga all’esterno del domicilio e quindi, se protratto oltre le 23, in violazione del coprifuoco
Quindi, concludendo, dal momento che la consegna a domicilio è “sempre consentita”, se l’attività restasse limitata a questo tipo di consegne si potrebbe tenere “aperto” l’esercizio oltre le 23.00.