Lettera "Il Foglio"
Caro direttore,
ho letto con interesse il pezzo sulle liberalizzazioni de "Il Foglio" del 14 giugno e sugli intenti del Governo "più o meno riusciti" di portare a termine alcune riforme sostanziali volte a conferire maggiore libertà al mercato..
Come presidente di un'associazione che porta avanti le istanze del commercio moderno a catena, tengo a puntualizzare che il Governo ha sicuramente avviato dei processi di liberalizzazione ma dovrebbe intervenire con una visione più strutturata in merito alla capacità del moderno commercio a catena di generare valore.
Mi riferisco in particolare al nuovo Testo Unificato sulla libertà d'impresa presentato il 10 marzo scorso. Tra i 18 articoli l'art. 2 difende: l'iniziativa economica e la concorrenza, la sussidiarietà orizzontale, le norme certe sulla libertà d'impresa, gli oneri procedurali relativi ad attività imprenditoriale posti a carico della P.A. che è tenuta a una maggiore trasparenza nell'ambito di un apposito provvedimento legislativo.
Va ricordato anche lo schema di legge costituzionale recante modifiche agli artt. 41 e 118 comma quarto Cost. che permette al libero cittadino di diventare una risorsa produttiva per la collettività e considerare il bene comune non più come un monopolio esclusivo del bene pubblico, ma soggetto anche alla disponibilità dei privati. O ancora, la legge Bolkestein (D.Lgs 59/2010) che migliora la circolazione dei servizi che rappresentano il 70% dell'occupazione in Europa, il riordino dello Sportello Unico, lo Small Business Act e la riformulazione del contratto di apprendistato attraverso il Testo Unico dello scorso 5 maggio a sostegno dell'occupazione giovanile.
Ciò premesso ritengo sia necessario puntare su un maggior coordinamento legislativo sul territorio per avere uniformità nei processi amministrativi e sciogliere molti lacci burocratici. Quindi, ben venga, come sottolinea Carlo Stagnaro, considerare anche il bicchiere mezzo pieno e valutare cosa è stato già fatto, senza dimenticare di stimolare le Istituzioni a "fare di più" e con maggiore velocità. L'Italia oggi è al 74? posto nella classifica mondiale della libertà economica secondo l'Index of Economic Freedom, ciò non è accettabile. Dobbiamo lavorare per recuperare posizioni nello scacchiere mondiale.
Mario Resca, presidente Confimprese
Laura Galdabini
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[14.6.2011]
