Lettera a Italia Oggi
Caro direttore,
ho letto con interesse l'articolo apparso su Italia Oggi riguardante le cessioni e i rimborsi di buoni acquisto che, come stabilito dall'Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 21 del 22 febbraio 2011, non sono soggetti al pagamento dell'Iva in quanto documenti di legittimazione..
Riteniamo che anche i buoni pasto dovrebbero essere equiparati ai buoni acquisto e quindi essere esenti Iva. Secondo una discutibile interpretazione della normativa, le società emettitrici risultano erogare il servizio sostitutivo di mensa (paradossale dato che non hanno un fornello!) e vendono quindi buoni pasto con Iva al 4% mentre pagano i ristoratori come se avessero comprato da loro un servizio con Iva al 10 per cento.
Questo porta le società che emettono buoni pasto ad avere perenni crediti Iva (fino a decine di milioni di euro l'anno per alcune imprese), danneggiando le casse dello Stato.
Per questo motivo Confimprese ha già presentato la propria posizione alle istituzioni competenti, sostenendo che i buoni pasto essendo strumenti di legittimazione dovrebbero essere trattati allo stesso modo dei buoni acquisto, e quindi non essere soggetti al pagamento dell'Iva. In questo modo si riuscirebbe a sgombrare il campo da distorsioni che inquinano il mercato dei buoni pasto e creano un danno a tutti gli operatori del settore.
Francesco Montuolo, executive vice president Confimprese
Laura Galdabini
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[14.4.2011]
