La Bolkestein è legge: rivoluzione per il commercio?
Il Comune di Parma si aggiudica la palma del migliore nel recepimento della Direttiva. E progetta di estendere la Dia immediata anche alle medie strutture di vendita.
Milano, 30 giugno 2010 - Il Comune di Parma è il più 'virtuoso' nel recepimento della Direttiva Bolkestein e sta lavorando per estendere la Dia immediata (Dichiarazione di inizio attività) anche alle medie strutture di vendita. La notizia è emersa nel corso dell'incontro 'Bolkestein: più facile aprire punti vendita in Italia?' organizzato da Confimprese in collaborazione con lo studio legale Cocuzza & Associati e con il mensile retail&food. “La strada per la liberalizzazione delle aperture commerciali dal punto di vista tecnico-giuridico - sottolinea Vincenzo Fusco, funzionario sviluppo economico del Comune di Parma - passa attraverso la Dia immediata, che diventerà una modalità per il futuro. è necessario, però, chiedere alle amministrazioni locali di rispettare la snellezza delle procedure e alle imprese di recepire i principali input della Direttiva”. Sulla carta, dunque, l'implementazione della Bolkestein potrebbe contribuire a eliminare le barriere, ma di fatto è necessario attendere per capire quanto estensiva sarà l'interpretazione delle eccezioni da parte degli enti locali. “Restano alcune difficoltà oggettive - commenta Gaetano Cecere, senior development manager di Burger King, che apre 15 ristoranti l'anno in Italia di 200 mq circa - soprattutto quando si tratta di aprire punti vendita nei centri storici delle grandi città. Le licenze di somministrazione sono contingentate, una volta acquistata la licenza è necessaria la voltura da parte del comune alla società operante. Per questo è necessario equiparare i metodi di sviluppo a livello territoriale e nazionale”. Anche perché l'Italia, stando a un'equiparazione europea sulla facilità di fare impresa, è nelle posizioni di coda. “Se i giorni per l'apertura di un'impresa sono solo 4 in Belgio - chiarisce Cristina Ferrini, segretario generale Confimprese - salgono a 10 nel Bel Paese che, per effetto della burocrazia, si posiziona solo al 78? posto della classifica dei Paesi dove è più conveniente investire. Per liberarsi dagli eccessi burocratici è essenziale far decollare l'economia reale. Del resto, anche sul piano istituzionale, ci sono iniziative per dare ossigeno al commercio quali lo Statuto delle imprese proposto dall'on. Raffaello Vignali, il riordino dello Suap e uno schema di disegno di legge costituzionale recante alcune modifiche agli art. 41 e 118, comma quarto, della Costituzione”. La difficoltà per le imprese sta anche nel pianificare il numero di aperture e la tempistica di ogni singola apertura. “L'auspicio - spiega Alessandro Barzaghi dello Studio legale Cocuzza & Associati - è il rispetto della certezza delle norme, che rappresenta un punto critico per gli operatori, consapevoli della permanente disomogeneità di regolamentazioni a livello regionale. Inoltre, il decreto prevede diverse eccezioni: se esistono motivi di interesse generale, definiti dalla lettera h dell'art.8, l'accesso e l'esercizio di un'attività possono essere subordinati al rispetto dei requisiti dell'art.10, che sancisce la liberà di accesso ed esercizio delle attività di servizio. Quindi, se il principio ascritto all'art.10 potrebbe avere effetti decisivi sul commercio, le eccezioni di cui all'art.12 rischiano di vanificarne gli effetti”. Resta da capire se nei prossimi mesi la Bolkestein porterà a nuovi interventi regionali e se davvero consentirà al commercio moderno di aprire punti vendita con maggiore facilità.
Laura Galdabini
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[30.6.2010]
