Interventi del presidente

Resca al Forum Nazionale di Confagricoltura (Taormina)

Intervento di Mario Resca, Presidente Confimprese

Confimprese, l'Associazione delle imprese del commercio moderno che ha ormai 84 Associati, oltre 250 marchi commerciali, 26.000 punti vendita solo in Italia, un fatturato di 25 mld di euro (pari all'1,7% del PIL 2006) e 400.000 addetti. La Mission di Confimprese, che raggruppa aziende leader nella distribuzione moderna attraverso reti dirette e in franchising, è da sempre quella di contribuire allo sviluppo di un moderno sistema Paese.
Trasparenza del mercato, libera concorrenza, abbattimento della burocrazia sono obiettivi che Confimprese ha perseguito fin dall'inizio.

In questa sessione del Forum Nazionale di Confagricoltura sta emergendo come la riduzione della burocrazia e una maggiore semplificazione amministrativa costituiscano le esigenze principali per il miglioramento della competitività delle imprese agricole. Ebbene, dalla mia esperienza di manager e di presidente di Confimprese, posso affermare che queste due esigenze non riguardano solo le imprese agricole, ma il Sistema imprenditoriale italiano nel suo complesso.

Il caro-petrolio continua a far salire i prezzi dei consumi energetici e il sistema energetico italiano dipende in larga misura dall'importazione dell'"oro nero". È di questi giorni la preoccupazione espressa dal presidente dell'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas, Alessandro Ortis, che questi rincari mettano a rischio quanto di buono si sta facendo in tema di liberalizzazioni nel settore, nel quale c'è già una buona competizione, diversi operatori, una Borsa elettrica, una rete indipendente e flussi transfrontalieri vivaci.

E' indubbio che qualcosa sia stato fatto, ma è altrettanto vero che ci sia ancora molto da fare in tema di liberalizzazioni. La forza delle corporazioni, l'incapacità del Governo di tenere testa alle proteste, la mancanza di coordinamento tra Stato e amministrazioni locali. Quest'ultime si sono infatti spesso dimostrate contrarie alle liberalizzazioni, per conservare posizioni di privilegio politico o economico. Il nuovo Governo - qualunque esso sia - non potrà sottrarsi dal portare avanti questo processo e, soprattutto, è fondamentale che Governo e opposizione lavorino insieme e condividano il costo politico - sicuramente alto - delle liberalizzazioni. Solo così sarà possibile garantire un processo di liberalizzazione continuativo - negli Stati Uniti sono occorsi più di dieci anni - e comunque trasversale ai diversi settori di attività.

Un recente studio della Camera di Commercio di Milano, per esempio, ha reso noto che passare al libero mercato dell'energia farebbe risparmiare alle imprese milanesi circa 100 milioni di euro all'anno. Dall'analisi dei dati è inoltre emerso un significativo scarto tra i prezzi per l'approvvigionamento in alta modulazione, rispetto a quelli in bassa. Ciò è dovuto al maggior costo dell'energia elettrica nelle ore diurne dei giorni feriali. Penso poi alla filiera del freddo o alla fattura mondiale di McDonald's che in un anno ammonta a più di un miliardo di dollari solo per i consumi energetici.

In Germania, il Ministero per l'Ambiente ridurrà i costi energetici delle aziende che necessitano di un elevato consumo energetico a scopi produttivi. Questo porterà a un risparmio dei costi nell'ordine dei 650 milioni di euro. Si calcola, inoltre, che vi sarà un incremento del 10% nel numero delle aziende che usufruiranno dei benefici erogati dalla Legge sulle Energie Rinnovabili (LER).

Le nostre aziende, per crescere, devono poter competere in un libero mercato. Invece, gli impedimenti che continuano a trovarsi di fronte sono quelli che Confimprese, da sempre, ha cercato di combattere: la burocrazia, l'elemento fondamentale che costringe l'Italia a non progredire, la fiscalità, alta e punitiva, le infrastrutture e quindi il costo dell'energia, i trasporti e la logistica, il sistema finanziario e giudiziale e la sicurezza sul territorio. Se il nuovo Governo, qualunque esso sia, non sarà in grado di abbattere queste barriere in maniera rapida ed efficace, Bruxelles avrà ragione: l'Italia nel 2008 sarà il Paese con la minore crescita rispetto alle altre economie europee.