Liberalizzare per rilanciare il commercio moderno
Roma, 21 marzo 2006 - Mario Resca, Presidente Confimprese
"Confimprese per la liberalizzazione"
Il tema di questo convegno, organizzato da Confimprese, è "Liberalizzare per rilanciare il commercio moderno". Innanzi tutto, chi è Confimprese. Nata nel 1997 su iniziativa di aziende che operano nel dettaglio a catena - quindi con catene di punti vendita a marca - oggi Confimprese conta oltre 60 associati rappresentando più di 400.000 addetti nel settore del commercio.
Confimprese vuole indicare, in modo concreto, cosa sia possibile fare rapidamente per stimolare i consumi, lo sviluppo e quindi dar vita a più posti di lavoro per l'economia italiana. Che cosa ha fatto in questi anni Confimprese. Ha stimolato le istituzioni pubbliche e le associazioni private, ha contribuito in maniera decisiva alla formulazione della legge sul part-time flessibile e a quella sul franchising, si è battuta sulla distorsione del mercato per quanto riguarda i ticket restaurants, ha istituito il primo master sulla formazione per store manager della ristorazione con l'Università di Parma. Confimprese in questa occasione vuole invece indicare la direzione per abbattere le barriere per lo sviluppo delle imprese commerciali e dei servizi, barriere che impediscono la crescita di un sistema di commercio più efficiente, meno costoso, in grado di soddisfare le esigenze dei clienti, dei consumatori e quindi di stimolare i consumi. Il sistema di commercio in Italia è oggi troppo oneroso, il prodotto arriva al cliente finale a costi troppo alti. Ciò scoraggia i consumi, la domanda, la spesa e quindi la produzione. Noi chiediamo l'abbattimento delle barriere, la più importante delle quali è la burocrazia, che rappresenta un peso durissimo da superare, crea "lacci e laccioli" e quindi incertezze nei tempi e nei costi degli investimenti. Il costo del lavoro deve diventare un elemento più competitivo, la soglia di entrata nel lavoro nel commercio dovrebbe essere più bassa. Altre barriere, che rendono difficile il nostro lavoro, sono la carenza di infrastrutture, i costi e i sistemi di trasporto, il costo dell'energia, il sistema giudiziario lento e farraginoso - che rende difficile e costoso anche il recupero dei crediti- e la sicurezza sul territorio. Va tenuto conto che il comportamento delle persone, delle aziende, dei clienti e dei consumatori è in funzione della loro percezione, anche se in questi sono stati fatti molti progressi. E la percezione che arriva al cliente finale, al consumatore, all'italiano medio è ancora quella di un Paese in cui a sud di Roma sia difficile operare per chi fa commercio. Per questo chiediamo che il mercato venga liberalizzato, si tolgano o si mitighino la protezione di interessi corporativi di categorie che ostacolano di fatto un sistema di filiera più efficace, più efficiente e a costi minori. Liberalizzare vuol dire porre le condizioni affinché, anche nel commercio e nei servizi, la concorrenza di mercato liberi le energie migliori in modo che ogni impresa possa competere in un mercato trasparente, in cui il sommerso venga combattuto e scompaia, in cui la protezione dell'impresa più debole non sia un pretesto per tenere sul mercato le imprese marginali attraverso meccanismi distorsivi come i blocchi e il controllo delle licenze, i vincoli su qualsiasi attività d'impresa, inclusa l'assurda limitazione degli orari che non riflette più la nuova struttura del sistema sociale. Il nostro è un Paese che si muove, ma gli altri Paesi si muovono almeno tanto quanto noi o più rapidamente. Noi combattiamo e operiamo in un sistema aperto. Siamo un paese che conta 60 milioni di abitanti e 40 milioni di visitatori ma non siamo in grado di accoglierli perché gli orari dei negozi sono limitati, alle diciannove e trenta chiudono, così come da mezzogiorno e mezza alle quindici. Chiedete ai turisti cosa ne pensano del nostro sistema, quant'è la nostra capacita di attrarli e di soddisfare le loro esigenze. Questi "lacci e laccioli" sono un lusso che il nostro paese non può più permettersi.
Dobbiamo liberalizzare per avere un' Italia più competitiva, in cui le imprese possano conquistare il proprio successo, e quindi crescere, perché è il cliente che le premia, le sceglie e le seleziona.
Dobbiamo stimolare imprese che operano e crescono, non perché sono abili nel muoversi nei meandri della burocrazia. Non abbiamo aziende italiane del commercio che sono cresciute a livello internazionale. Anche la grande distribuzione, vittima di queste barriere, soffre di nanismo: anziché fare acquisizioni, andare all'estero e portare la filiera dei prodotti italiani, è oggetto di acquisizioni.
Noi chiediamo liberalizzazione, meno regole, più chiarezza e trasparenza, migliori infrastrutture e minori vincoli, perché riteniamo che questi siano elementi irrinunciabili per avere un Italia moderna, aperta, competitiva e in grado di creare più benessere.
