Interventi del presidente

Liberalizzare: una grande opportunit

Roma, 22 novembre 2006

Da anni Confimprese chiede un mercato pi? libero, pi? competitivo, pi? aperto.
Confimprese ? nata nel 1999 per stimolare un sistema Italia ingessato da regole e privilegi corporativi che impediscono al nostro Paese di essere pi? competitivo. Nel marzo scorso, in piena campagna elettorale, abbiamo organizzato un primo convegno parlando per primi di liberalizzazione, un termine che oggi ? diventato molto di moda e conosciuto.
Un sistema si evolve, produce, migliora se mette al centro il cittadino. Lo Stato deve capire che il cittadino vuole una cosa molto semplice: qualit? della vita, etica, certezza del diritto, una situazione in cui poter scegliere. In uno studio realizzato dalla OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development) ? stato calcolato che un costante processo di liberalizzazione potrebbe aumentare il prodotto nazionale lordo pro capite dal 3 al 3,5%. E noi ancora stiamo a dibattere su come e cosa fare. Il termine liberalizzazione ? stato usato dal Ministro dello Sviluppo Economico e applaudito dal cittadino, ma gli interessi corporativi hanno soffocato qualsiasi spinta allo sviluppo. Liberalizzare vuol dire creare condizioni affinch? le energie migliori del mercato possano esprimersi. Non liberalizzando non si difendono gli interessi degli operatori pi? deboli, ma di quelli marginali e questo ? il costo che l'economia italiana sta pagando.
Liberalizzazione vuol dire per il consumatore ottenere prezzi e qualit? migliori, per le aziende aumentare gli sforzi in materia di innovazione, differenziazione e miglioramento dei prodotti, diventando cos? pi? competitive anche a livello internazionale.
Questi sono temi fondamentali che Confimprese da tempo porta avanti per stimolare le istituzioni affinch? abbiano il coraggio di abbandonare gli interessi di tipo lobbistico e corporativo.
L'Italia ? il penultimo Paese europeo, davanti alla Grecia, per capacit? di attrarre investimenti, pari a 1/10 di quella della Francia e a 1/30 rispetto all'Inghilterra. Attrarre capitali vuol dire posti di lavoro, innovazione, competizione e formazione.
Una regolamentazione soffocante, un alto costo del lavoro, le barriere all'accesso, la limitazione degli orari di apertura dei negozi, i vincoli enormi sulle licenze portano al sommerso. E il commercio - secondo dati Fipe Confcommercio - ? uno dei settori che maggiormente soffre di "unfair competition", il sommerso appunto. Non c'? nessun Paese in cui ci siano fiscalizzazione e costo del lavoro bassi che non sia evoluto e non stia bene. I Paesi che hanno un sistema di regole chiaro e trasparente, i sistemi che hanno bassa fiscalit? e un costo del lavoro flessibile sono quelli pi? ricchi, che si muovono pi? rapidamente e che attraggono maggiori capitali. I capitali infatti vanno dove possono avere un ritorno adeguato, dove i migliori trovano nel mercato la possibilit? di emergere.
Confimprese chiede regole semplici e chiare. Per il commercio e i servizi basterebbe liberalizzare gli orari dei negozi e le licenze. Avete visto per i taxi, le farmacie, le stazioni di servizio, ristoranti e bar, le licenze sono limitate e quindi questo crea posizioni di privilegio che il sistema paga. Diamo atto che molte cose sono state fatte, per? l'aspettativa del cittadino ? in aumento e gli altri Stati si muovono. Il gap relativo dell'Italia rispetto agli altri Paesi, pensiamo all'Europa, non diminuisce. Ci auguriamo che il sistema Paese sappia rispondere a questa domanda che viene dal mercato, dai consumatori.